Questa discussione dal titolo Carbonchio... è all'interno del forum Medicine naturali; Siamo tutti come storditi.La fidanzata di un nostro vicino di casa,è morta per carboncio in 2 settimane ...
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Carbonchio...
Siamo tutti come storditi.La fidanzata di un nostro vicino di casa,è morta per carboncio in 2 settimane dal momento che si è manifestato.
Aveva 25 anni!!!
Ora si dice che anche la sorella di 20 anni è sotto osservazione.
Noi che abbiamo sempre avuti a che fare con animali,sopratutto cavalli,quella malattia non mi era nuova.
Perchè ricordo che una volta era molto più comune tra gli equini,anche perchè i mezzi di trasporto del contadino erano cavalli/muli/asini.
Ricordo anche che quei animali venivano bruciati,e si bruciava tutto ciò che c'era nella stalla,Dopo ancora di disinfettava con la "creolina cruda"...che puzzava da svenire.
Ricordo anche che non c'era rimedio...neanche la natura ne offriva.Eppure una volta di rimedi naturali,i contadini ne conoscevano per curare gli animali.
Ma che oggi questa malattia si manifesta ancora,mi suona strano.
La ragazza non aveva neanche un cane!!!E non frequentava un qualsiasi maneggio.
Oggi come ieri,si è impotenti verso questa malattia?Ma poi cosa è?Un batterio?
Ultima modifica di vvalesi; 17/08/2009 alle 23:19
Il futuro è oggi....
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Riferimento: Carbonchio...
E' una malattia infettiva acuta che si manifesta in seguito al contatto per via cutanea(pelle), intestinale o inalatoria per lo più con le
spore di BACILLUS ANTHRACIS, un batterio a forma di bastoncello positivo alla colorazione col metodo di GRAM.
Il periodo di incubazione, cioè il periodo che intercorre fra
il contagio e le manifestazioni cliniche della malattia, può variare dai 2 ai 5 giorni. La parola CARBONCHIO si riferisce alla caratteristica colorazione nerastra delle lesioni nelle forme cutanee, se no si preferisce parlare di ANTRACE(antrakos in greco significa carbone)
Gli erbivori ovini, equini e caprini e bovini, contraggono la malattia attraverso le spore, presenti nel terreno e nel letame, resistentissime, che possono sopravvivere nella terra anche per decine di anni, e ammalandosi possono trasmettere la malattia all'uomo attraverso spore che possono anche essere inalate come nel caso dei cardatori di lana o con strumenti derivanti da parti ossee degli animali infetti, con peli, pelli, ossa e setole di animali infetti.
Oppure essere presenti nelle carcasse degli animali infetti.
Rarissima se non eccezionale la trasmissione della malattia da uomo a uomo.
La mortalità minore si ha nelle forme cutanee dove è inferiore al 5% in presenza di un adeguato trattamento antibiotico(fluorchi nolonici), contro il 20% senza.
Molto più severa la prognosi nelle forme intestinali e respiratorie, dove la morte è causata da tossiemia e collasso.
Ultima modifica di vvalesi; 17/08/2009 alle 23:19
dr. vincenzo valesi sanihelp
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Riferimento: Carbonchio...
Le misure profilattiche quali abbandono della pratica di seppellire le carcasse degli animali e la vaccinazione degli animali ha reso questa infezione molto rara, tranne che nei paesi in via di sviluppo.
dr. vincenzo valesi
Ultima modifica di vvalesi; 17/08/2009 alle 23:20
dr. vincenzo valesi sanihelp
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Riferimento: Carboncio...
Grazie dottore.Secondo me..ma è solo un mio parere...la ragazza è morta perchè la malattia non è stata riconosciuta in tempo.
Una volta gli animali vivevano con l'uomo,e si riconosceva prima la malattia.
Può essere che si creava una immunità per contatti frequenti?
Il futuro è oggi....
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Riferimento: Carbonchio...

Originariamente Scritto da
frederika Grazie dottore.Secondo me..ma è solo un mio parere...la ragazza è morta perchè la malattia non è stata riconosciuta in tempo.
Una volta gli animali vivevano con l'uomo,e si riconosceva prima la malattia.
Può essere che si creava una immunità per contatti frequenti?
Non è possibile esprimere pareri su un caso che non si conosce. Del resto come ho sottolineato nei precedenti interventi ci sono varie forme anatomo-cliniche di Carbonchio, in alcune delle quali è praticamente impossibile, data la non specificità dei sintomi, fare una diagnosi così precoce da poter rendere efficace una terapia
antibiotica, e in cui la percentuale di mortalità è, statisticamente parlando, elevatissima.
dr. vincenzo valesi
dr. vincenzo valesi sanihelp
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