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Risultati da 1 a 20 di 36

Discussione: Il dolore emotivo

  1. Registrato da
    07/12/2004
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    Messaggio Il dolore emotivo

    Il dolore emotivo più difficile da scordare di quello fisico

    (Tratto da : tantasalute.it )

    Uno schiaffo, un pugno, dopo un po’ si possono dimenticare, ma una cattiva azione da parte di un amico, un episodio di bullismo per un ragazzino o ragazzina possono lasciare il segno; insomma, le parole uccidono più della spada, prendendo a prestito un modo di dire; a questa conclusione sarebbero giunti un gruppo di studiosi americani e australiani che hanno pubblicato i risultati dello studio sulla rivista scientifica Psychological-Science.

    Un tradimento, ma anche un’umiliazione o una grave offesa, si ricordano più del dolore fisico, come rivela lo studio effettuato su alcuni volontari chiedendo loro di cercare di rammentare un grande dolore fisico provato nel tempo e, al contempo, un dolore cosiddetto sociale; le rimembranze sono state annotate dagli stessi volontari in appositi taccuini per poi rispondere ad appositi test psicologici.

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    Re: Il dolore emotivo

    L’esito delle testimonianze ha palesato che i volontari tendevano a ricordare più nitidamente il dolore psicologico a seguito di un evento negativo, quasi sempre di cui erano rimasti vittima, molto di più di un dolore fisico.

    Da ciò si evince anche che dal dolore fisico si traggono insegnamenti immediati, ad esempio sulla scorta delle esperienze che si fanno è possibile non ripetere quelle azioni che si conclamano col dolore a seguito, ad esempio, di un trauma; il dolore sociale ci insegna solamente ad interagire con il prossimo, ma l’esperienza fatta dopo un evento del genere, resta più viva nei ricordi.

    Ma il fatto che il ricordo puo’ persistere per molto tempo, causando potenzialmente problemi emotivi o depressione, significa che questo e’ un effetto dell’evoluzione della corteccia cerebrale, responsabile del pensiero, della percezione e del linguaggio.

    “L’evoluzione della corteccia cerebrale – hanno spiegato i ricercatori – ha certamente migliorato le capacita’ degli esseri umani di creare e adattarsi ai gruppi, alle comunita’ e alle culture, e di rispondere al dolore associato alle interazioni sociali. Tuttavia, la corteccia cerebrale puo’ anche subire un effetto involontario facendo rivivere all’uomo esperienze di dolore sociale”.


    FONTE : tantasalute.it

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    Re: Il dolore emotivo

    Citazione Originariamente Scritto da anna1401 Visualizza Messaggio
    dal dolore fisico si traggono insegnamenti immediati, ad esempio sulla scorta delle esperienze che si fanno è possibile non ripetere quelle azioni che si conclamano col dolore a seguito, ad esempio, di un trauma; il dolore sociale ci insegna solamente ad interagire con il prossimo, ma l’esperienza fatta dopo un evento del genere, resta più viva nei ricordi.
    A me il dolore sociale ha insegnato a non interagire con il prossimo, nel senso che per avere rispetto ho dovuto isolarmi dal contesto.

    Citazione Originariamente Scritto da anna1401 Visualizza Messaggio
    Ma il fatto che il ricordo puo’ persistere per molto tempo, causando potenzialmente problemi emotivi o depressione, significa che questo e’ un effetto dell’evoluzione della corteccia cerebrale, responsabile del pensiero, della percezione e del linguaggio.
    Potenzialmente?! A me le vessazioni subite e i loro ricordi hanno effettivamente causato problemi emotivi, depressione e altre turbe.

  5. Registrato da
    07/12/2004
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    Re: Il dolore emotivo

    Citazione Originariamente Scritto da maius Visualizza Messaggio
    A me il dolore sociale ha insegnato a non interagire con il prossimo, nel senso che per avere rispetto ho dovuto isolarmi dal contesto.
    Ciascuno in base alla propria esperienza può sviluppare modalità differenti per arrivare a farsi rispettare..


    Citazione Originariamente Scritto da maius Visualizza Messaggio
    Potenzialmente?! A me le vessazioni subite e i loro ricordi hanno effettivamente causato problemi emotivi, depressione e altre turbe.
    Mi dispiace maius.. Le emozioni vissute in certe situazioni, determinate dall’elaborazione del nostro cervello, creano delle sensazioni che, fissandosi talvolta indelebilmente nel subconscio, guidano i nostri futuri pensieri e le nostre future azioni dettandone comportamenti automatici che hanno lo scopo finale di “salvarci”: la vita, la salute, dalla sofferenza, dal dolore…
    Ultima modifica di anna1401; 30/08/2013 alle 23:42

  6. Registrato da
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    Le ferite dell'anima molto più profonde di quelle fisiche.

    (Tratto da : adnkronos.com )

    In fondo lo abbiamo sempre saputo, ed è la stessa saggezza popolare delle nostre nonne, a metterlo bene in chiaro.
    Ma adesso c'è anche un serissimo studio scientifico che avvalora la semplice verità secondo la quale il ricordo di una sofferenza fisica svanisce piu' facilmente di quello di un dolore psicologico, di una brutta esperienza vissuta nel rapporto con gli altri.

    Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori statunitensi diretti da Zhansheng Chen della Purdue University, insieme a colleghi della Macquarie University (Australia) e dell'University of New South Wales (Australia), pubblicato sulla rivista 'Psychological Science'.
    Il problema, con i 'dolori dell'anima', sta nella mente: il ricordo di questi eventi e' piu' duro a morire, e crea piu' sofferenza rispetto a un episodio che ci ha fatto star male, ma solo da un punto di vista fisico.

    Per dimostrare la loro idea i ricercatori hanno eseguito quattro esperimenti.
    Nei primi due hanno chiesto ai volontari di definire il livello di sofferenza che provavano quando cercavano di rivivere un'esperienza fisicamente o socialmente dolorosa: dopo dettagliati racconti di ogni episodio, i partecipanti descrivevano come si sentivano.
    Gli ultimi due esperimenti erano simili, ma i volontari in piu' dovevano eseguire anche dei test cognitivi con diversi livelli di difficolta'.

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    Re: Le ferite dell'anima molto più profonde di quelle fisiche.

    Il tutto subito dopo aver ricordato un fatto doloroso a livello fisico o psicologico.

    Ebbene, i risultati sono stati chiari.
    Per le 'cavie umane' rivivere un evento socialmente doloroso e' stato decisamente peggiore: hanno sofferto in modo piu' intenso degli altri. E una prova del nove arriva dagli ultimi due esperimenti.
    Infatti le persone che avevano rivissuto il ricordo di una brutta esperienza fisica, erano piu' brave nell'eseguire i quiz di difficolta' mentale rispetto agli altri.

    Come dire, ricordare un dolore fisico ci sconvolge meno di una sofferenza psicologica.
    Una possibile spiegazione, secondo gli scienziati, potrebbe celarsi nell'evoluzione del cervello umano, in particolare dell'area della corteccia cerebrale, responsabile del pensiero complesso, della percezione e dell'elaborazione del linguaggio.

    "L'evoluzione della corteccia cerebrale - spiegano gli studiosi - certamente ha migliorato l'abilita' degli esseri umani di adattarsi e interagire con gruppi e comunita', e di rispondere al dolore associato alle interazioni sociali".

    Ma la potenza della corteccia cerebrale potrebbe averci dotato anche di una capacita' involontaria. "Quella di rivivere, e sperimentare quasi come fosse la prima volta, la sofferenza dovuta a un dolore di tipo sociale", concludono.

    FONTE : adnkronos.com

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    Affrontare il dolore e la sofferenza

    (Tratto da : psiconet.it - Scritto da Marco Montanari )

    "La persecuzione non causa sofferenza all'uomo giusto, né l'oppressione lo distrugge se egli è schierato dalla parte sana della verità.
    Socrate sorrideva prendendo il veleno, e Stefano sorrideva mentre veniva lapidato.
    Ciò che realmente fa soffrire è la nostra coscienza, che duole nell'essere contrariata e muore nell'essere tradita
    ".

    Kahlil Gibran



    Se diamo uno sguardo ai momenti difficili, tante sono le occasioni nelle quali dolore e sofferenza ci hanno portato ad arretrare o addirittura a rinunciare ai nostri più profondi sogni e alle più segrete aspirazioni.
    Le scottature del passato ed i ricordi più umilianti sono gli elementi più pericolosi, difficili da sciogliere e affrontare nella nostra personale scalata di vita.

    Il dolore è una esperienza sensoriale o viscerale spiacevole associata ad un danno fisico, mentre la sofferenza è quella condizione di patimento, espressione di una afflizione interiore più emotiva.
    Se il dolore è fisico la sofferenza è più psicologica. Sotto effetto del dolore e della sofferenza la vita si chiude ad ogni stimolo, diventa come una stanza occupata e claustrofobica, come una palude che ci ingloba sommergendo e rallentando tutto.

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  9. Registrato da
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    Re: Affrontare il dolore e la sofferenza

    (Tratto da : psiconet.it - Scritto da Marco Montanari )

    L'urlo della sofferenza ha il sapore della pietra dura e, a volte, la consistenza di un volo nel vuoto.
    Spesso si ha l'impressione di essere braccati, prede di un destino avverso o condannati da un torturatore che ha preso di mira proprio noi, e agisce da chissà quale luogo e chissà per quale motivo.

    Il dolore non è sempre manifesto, può essere anche in forma latente.
    Quando è in uno stato latente, lo possiamo paragonare ad un ospite indesiderato da tenere d'occhio e da "afferrare" nel momento in cui appare.
    La nostra "arma" consiste nella vigile attenzione verso qualsiasi segno di infelicità, irritazione, impazienza e nervosismo, tracce energetiche che odorano della vicinanza imminente del disagio.

    Non guardando il cielo non ci accorgiamo dell'arrivo di un temporale e lo scroscio di una pioggia improvvisa anticipa la ricerca di riparo, così lo stato di latenza senza essere avvistato da una attenta vigilanza si trasforma in un lampo nello stato manifesto, irrompendo insieme a inattese sorprese.

    Dalla finestra di casa mia vedo un albero di ciliegio che in Aprile getta i primi fiori bianchi. Con il primo caldo diventa bellissimo, si esprime vivace e puro in mezzo al prato di erba fine.
    Questa fioritura in inverno è sostituita da tronchi nudi, lunghi ed umidi. Guardando con il freddo i rami spogli posso ritrovare dentro di me la lucente immagine dei fiori.

    Se potessi spingere il fast forward avanzando velocemente il tempo e ritrovandomi appoggiato al davanzale con i capelli un po' più lunghi a respirare la dolce brezza della primavera, ammirerei il bianco candore del ciliegio. È solo una questione di tempo. La comparsa dei fiori è già nei rami spogli. I fiori sono già li, in uno stato latente.

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  10. Registrato da
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    Re: Affrontare il dolore e la sofferenza

    (Tratto da : psiconet.it/ - Scritto da Marco Montanari )

    Nel buddismo del Sutra del Loto l'effetto latente ( nyo ze ka) indica il volto del karma delle azioni compiute nel passato e la direzione che prenderanno al momento attuale.
    Nichikan Shonin un patriarca buddista scrive: "il fatto che la mente produca felicità o disgrazia dipende dall'averle prodotte in passato. In questo senso, ciò che la mente ha prodotto è la causa interna, ciò che produrrà è l'effetto latente. In realtà entrambi dimorano simultaneamente nella nostra vita".

    C'è chi ha una intolleranza estrema al dolore. Toccando il corpo scatta come se si sfregasse sulla pelle viva. La reattività è come quella di un nervo scoperto.
    Si può dire che quando non c'è una adeguata sopportazione a questi stimoli, manca un contenitore abbastanza capiente in grado di racchiuderli.

    Il vaso pronto a raccogliere è una delle immagini più simboliche della dottrina taoista: rappresenta la qualità dell'inclusione.
    Un importante requisito per trasformare il dolore e la sofferenza sta nello sviluppo di un contenitore vasto a sufficienza per far fronte alla ingombranza dei tormenti interni.

    Non stiamo parlando di un contenitore concreto come può essere una brocca o un'anfora, ma di un atteggiamento verso, una capacità di stare, una attitudine.

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  11. Registrato da
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    Re: Affrontare il dolore e la sofferenza

    (Tratto da : psiconet.it - Scritto da Marco Montanari )

    Anche nella dottrina buddista vengono citati i quattro elementi di aria, acqua, terra e fuoco per indicare le importanti virtù di includere e trasformare.

    La grandezza della terra accoglie le sostanze immonde e sudice come gli escrementi e le trasforma senza esserne danneggiata.è
    L'acqua è il luogo dove vi possono essere immersi elementi contaminati e inquinanti che vengono ricevuti senza attaccamento, trasformati e mondati.
    Il fuoco ha la virtù di bruciare, purificare e trasformare ogni cosa.
    Infine l'aria porta ogni odore, olezzi ed esalazioni cattive, ed ha la dote di trasportarli e dissiparli.

    Il Budda esortò i suoi discepoli bhikkhu ad essere come il cielo, per metterli in guardia a non farsi turbare dalle offese.
    Quando qualcuno sputa verso il cielo, lo sputo non rimane attaccato ma ritorna indietro e ricade sulla sua faccia.

    Mi colpì la descrizione riportata da Ilario Assagioli quando ascoltò la risposta di uno Swami indiano su come affrontare attacchi e vincere una eccessiva sensibilità emotiva.

    Il maestro gli riferì: "...Quando noi ampliamo tanto il nostro amore sì da comprendere tutti nell'ambito di esso...". Un elefante viene accolto diversamente se entra in un piccolo stagno o in un grande lago, nel primo caso solleverà spruzzi di acqua smuovendo fango mentre nel secondo caso non turberà la pacatezza e l'immobilità del bacino che lo ospita.
    Pertanto il nostro contenitore ampio e vasto come un grande lago, illimitato come il cielo, accogliente come la terra, puro come l'acqua sarà in grado di includere ogni afflizione.

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  12. Registrato da
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    Re: Affrontare il dolore e la sofferenza

    (Tratto da : psiconet.it/ - Scritto da Marco Montanari )

    Quando usiamo il termine contenitore non ci riferiamo al limitato concetto fisico di contenere, che a volte può essere confuso con l'atteggiamento di sopportare o di farsi carico.
    La percezione della immensità della nostra vita attraverso virtuose qualità umane quali pazienza, saggezza, forza d'animo e capacità di rinnovamento, dentro ognuno di noi accrescono la facoltà di far fronte agli eventi e di ampliare la capacità di contenerli.

    Diversamente accade quando gli ostacoli delle inquietudini soffocano ogni spinta evolutiva ed ogni entusiasmo.
    Se il piacere porta ad espansione, nei sentimenti, nei contatti e nella condivisione della vitalità, il dolore porta a chiusura.
    Aumenta la tendenza a scontrarci ad evitare le relazioni o ad essere autodistruttivi.

    Eppure il dolore è anche un passaggio obbligato per il "ritorno alla vita". Lowen ha spiegato questo passaggio con chiarezza nell'esempio dell'assideramento.
    Quando abbiamo un principio di congelamento ce ne accorgiamo solo nel momento che entriamo in un ambiente caldo dove, da una insensibilità precedente, affiora il dolore.
    In quel momento avviene il supplizio, la pressione del sangue che si fa forza per fluire negli spazi ristretti delle zone congelate e diventa un'insopportabile pena.
    La linfa vitale e calda del sangue spinge per emergere e portare vita nei freddi e statici lembi del corpo.

    Concentrandoci sull'invasione lacerante, il fastidio ci blocca, come prigionieri sotto tortura. Nel momento in cui invece la nostra attenzione è posta sulla forza vitale che si fa strada nel corpo siamo spinti a muoverci cercando di favorire questo processo di guarigione.
    Assecondando il nutrimento con movimenti, acceleriamo il tentativo del sangue di raggiungere tutte quelle estremità ancora non ammorbidite dal suo flusso.

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  13. Registrato da
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    Re: Affrontare il dolore e la sofferenza

    (Tratto da : psiconet.it - Scritto da Marco Montanari )

    L'immagine che abbiamo dato può essere una importante metafora di vita: da che parte stiamo noi nella continua alternanza tra caldo e freddo tra dolore e piacere tra movimento o staticità?

    A cosa diamo valore?

    Siamo dalla parte di quel sangue che scorre vigoroso e tempra la materia per farsi spazio con la sua vitalità o siamo fermi in quelle frazioni congelate ed immobili ad aspettare che qualcuno arrivi a portare un po' di speranza e calore?

    Un dolore o una disgrazia mettono sottosopra la vita ordinaria, si è costretti ad affrontare esperienze che mettono a nudo tutte le illusioni, viene svelata in un istante la vanità e la precarietà di tante convinzioni a cui si dava molta importanza.

    Attraverso questi particolari momenti si è costretti ad attingere ad una forza che talvolta non sapevamo neanche di possedere.
    Il solo contatto con questa nuova energia giustifica l'apparizione di tanto patimento.

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  14. Registrato da
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    Re: Affrontare il dolore e la sofferenza

    (Tratto da : psiconet.it - Scritto da Marco Montanari )

    Mi piace a volte vederci tutti come scultori.
    Ognuno si improvvisa davanti alla propria lastra di marmo.
    La materia che scolpiamo rappresenta la sofferenza e la difficoltà di forgiarla l'arduo compito di trasformare il disagio.

    Ho chiesto un giorno ad un amico scultore di scrivermi cosa prova mentre lavora il marmo.

    "...Le prime volte i cui ho preso in mano lo scalpello ero attento alla pesantezza del ferro, alla intensità del colpo del martello, alle scintille di ogni percossa ed alla corsa delle schegge dei piccoli frammenti di roccia calcarea che si distribuivano nella stanza.

    In seguito ho fatto sempre meno attenzione a tutto questo concentrandomi sull'effetto della mia azione sulla pietra.
    Ho l'impressione che la materia pur essendo così dura si scaldi e si adatti sotto la mia azione, riesco così a forgiarla e a dare vita alle forme che voglio.

    Col tempo ho sviluppato una attenzione ai particolari sempre più precisa e ad una qualità del taglio sempre più netta.
    Dalla prima forma grezza lentamente si manifesta con più nitidezza la figura, essa emerge come una apparizione che proviene da mondo indefinito e sommerso.

    L'informe e indifferenziata massa si plasma e mi sento come un creatore. A volte medito con pazienza e distacco davanti alla figura che sto scolpendo, mi preparo alla prossima azione, al successivo incontro con la materia.

    Quando riesco ad esprimermi veramente sono tutt'uno con ciò che faccio ed entro nello scolpire con intensa concentrazione, più che posso. È per me una emozione ben più intensa di quello che verrà fuori."

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  15. Registrato da
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    Re: Affrontare il dolore e la sofferenza

    (Tratto da : psiconet.it - Scritto da Marco Montanari )

    La scultura, come tante altre arti, sono le vie per riuscire ad esprimere un proprio stile, una propria personalità che necessita impetuosamente di emergere. Prendono vita forme stili e concetti ma soprattutto emerge un'anima, le qualità di una persona tramutate in arte.
    Le sculture futuriste di Umberto Boccioni o i bronzi impressionisti di Degas, l'inconfondibile cubismo sintetico di Picasso, sono testimonianze lampanti delle personalità degli artisti.


    Un giorno lessi una fiaba che parlava di uno scultore.

    C'era a fianco di un piccolo villaggio un uomo di nome Babel oramai avanti negli anni, che abitava in una vecchia casa in mezzo al bosco. Ogni giorno dedicava molte ore alla scultura intagliando grandi tronchi di legno.
    Eppure non si sentiva un artista, denigrava tutto ciò che faceva, considerava in cuor suo quel mestiere inferiore a tante altri.

    Sin da giovane voleva diventare famoso tra i villaggi della contea e dimostrare a tutti gli abitanti che era un vero artista e che le sue statue avevano il potere di stupire ogni uomo che si fermasse ad ammirarle. Era addolorato, perchè dopo tanti anni non era riuscito ancora a intagliare qualcosa nel legno che fosse degno di lode, che lasciasse a bocca aperta. Nessuno lo aveva mai conosciuto profondamente e si sentiva molto solo.

    Non si era mai sentito veramente speciale in qualcosa ed aveva cercato di farlo dedicando il suo tempo alla scultura.

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  16. Registrato da
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    Re: Affrontare il dolore e la sofferenza

    (Tratto da : psiconet.it - Scritto da Marco Montanari )

    Una notte, camminando triste nel bosco incontrò la visione di una meravigliosa fata luminosa che espresse il desiderio celato nel profondo suo cuore di diventare un grande scultore.
    Rientrando rasserenato a casa, Babel, trovò tante statue di legno appena scolpite che erano di una bellezza estrema. Erano davvero incantevoli.

    Ognuno si sarebbe fermato veramente a guardarle con stupore ed ammirazione, proprio come stava facendo lui in quel momento.
    Il suo cuore si esaltò all'idea che tutti gli abitanti della contea potessero innamorarsi dei suoi capolavori.
    Al contempo sentì presto l'esigenza di metterci mano, grattando un po' qua e la, ritoccando con lo scalpello qualche angolino o smussando qualche espressione.

    Insomma, Babel non era soddisfatto. C'era qualcosa nel suo comportamento, una inquietudine che non riusciva a placarsi neanche davanti a statue così belle.

    "Non le ho fatte io!.." si ripeteva tra se e se, "Non rappresentano proprio quello che ho dentro!" si rimproverava.
    Così facendo, Babel finì col rovinare tutti quei capolavori. Allo stesso tempo creò con i suoi interventi delle forme nuove che, a guardarle bene, non disdegnava.
    Quello fu un momento decisivo per la sua vita di artista, iniziò da allora a capire cosa voleva veramente tirare fuori da quei tronchi di legno.

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  17. Registrato da
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    Re: Affrontare il dolore e la sofferenza

    (Tratto da : psiconet.it - Scritto da Marco Montanari )

    Le sue sculture furono le forme più strane e creative che tutti gli abitanti della contea avessero mai visto.
    Le sue sculture iniziarono ad adornare le case e gli ambienti pubblici di tutti i villaggi. La voce si sparse. Non c'era un abitante che non abbellisse la sua abitazione con una creazione di Babel, alcune contornavano le porte di entrata, altre salivano lungo le facciate principali altre abbellivano le stanze ed i salotti.
    Il suo nome correva sulla bocca di tutti, ebbero finalmente di lui grande stima e ammirazione.

    Come è successo a Babel, anche per noi non sarebbe una vera felicità se una fatina incontrandoci ci facesse sparire tutte le negatività.
    Il rapporto con il dolore e le sofferenze, per chi riesce a coglierne l'opportunità, attiva un processo creativo trasformativo che attinge alla più profonda energia del nostro animo.

    La forza del processo creativo è più importante del risultato finale, perchè il risultato è ciò che rimane fisicamente, ma è la forza stessa a ricordarci in ogni momento chi siamo veramente.

  18. Registrato da
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    Re: Il dolore emotivo

    Citazione Originariamente Scritto da anna1401 Visualizza Messaggio
    Diversamente accade quando gli ostacoli delle inquietudini soffocano ogni spinta evolutiva ed ogni entusiasmo.
    Se il piacere porta ad espansione, nei sentimenti, nei contatti e nella condivisione della vitalità, il dolore porta a chiusura.
    Aumenta la tendenza a scontrarci ad evitare le relazioni o ad essere autodistruttivi.
    Per me è proprio così. Ormai tendo a scontrarmi con intento autodistruttivo.
    Citazione Originariamente Scritto da anna1401
    Eppure il dolore è anche un passaggio obbligato per il "ritorno alla vita".
    Vada per il passaggio obbligato, ma quanto dura?? A me sembra che il ritorno alla vita sia sempre più lontano, anzi, sono convinto che ormai non arriverà più.
    Citazione Originariamente Scritto da anna1401 Visualizza Messaggio
    Siamo dalla parte di quel sangue che scorre vigoroso e tempra la materia per farsi spazio con la sua vitalità o siamo fermi in quelle frazioni congelate ed immobili ad aspettare che qualcuno arrivi a portare un po' di speranza e calore?
    Nessuno può portarmi qualcosa che non sono in grado di darmi da me. Io non aspetto nessuno, sono talmente congelato che aspetto solo la morte.
    Citazione Originariamente Scritto da anna1401 Visualizza Messaggio
    Il rapporto con il dolore e le sofferenze, per chi riesce a coglierne l'opportunità, attiva un processo creativo trasformativo che attinge alla più profonda energia del nostro animo.
    Questa opportunità non sono in grado di coglierla perché non riesco proprio a comprenderla.

  19. Registrato da
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    Re: Il dolore emotivo

    Noi non conosciamo la tua storia, il tuo vissuto.
    Le tue risposte in prima apparenza sembrano un po’ “provocatorie”…
    O hai deciso di arrenderti perché pensi che per te non ci sia più nulla da fare, non ci sia più speranza di recupero e ti lasci trasportare dagli eventi lentamente alla deriva senza più remare, oppure nelle tue risposte qui sopra c’è nascosto un, seppur minimo, acenno di richiesta di "aiuto": tentiamo anche qui, magari qualcosa trovo… insomma, una piccola fiammella di speranza è ancora accesa in fondo in fondo. E se così fosse, questo è già positivo.

    Se non ce la si fa da soli, a volte il “recupero” da una situazione buia e disperata, si può ottenere con un aiuto, una spinta, un incentivo, un sostegno da parte di qualcun altro esterno a noi. A volte bastano anche solo alcune parole, alcune frasi, ma dette nella maniera giusta, che mirino il bersaglio in pieno centro, per ottenere “miracoli”...

    Chi è vittima della sofferenza interiore, a volte, da solo non riesce ad avere visioni più ampie o alternative per cercare di riuscire a superare i problemi..

  20. Registrato da
    09/10/2005
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    Re: Il dolore emotivo

    Citazione Originariamente Scritto da anna1401 Visualizza Messaggio
    Se non ce la si fa da soli, a volte il “recupero” da una situazione buia e disperata, si può ottenere con un aiuto, una spinta, un incentivo, un sostegno da parte di qualcun altro esterno a noi. A volte bastano anche solo alcune parole, alcune frasi, ma dette nella maniera giusta, che mirino il bersaglio in pieno centro, per ottenere “miracoli”...
    In questo forum ho ricevuto tante belle parole, molto più numerose e significative di quelle che ho ricevuto nella mia vita reale
    Come ho scritto in un'altra discussione, se non mi sono ancora appeso a un albero è grazie all'appoggio morale di persone che ho incontrato in questo luogo virtuale.

    Citazione Originariamente Scritto da anna1401 Visualizza Messaggio
    Chi è vittima della sofferenza interiore, a volte, da solo non riesce ad avere visioni più ampie o alternative per cercare di riuscire a superare i problemi..
    Rispetto ad alcuni anni fa ho visioni più ampie e nuove alternative, ma il dolore emotivo collegato a svariate situazioni è ancora molto invalidante

  21. Registrato da
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    Re: Il dolore emotivo

    Citazione Originariamente Scritto da maius Visualizza Messaggio
    Rispetto ad alcuni anni fa ho visioni più ampie e nuove alternative, ma il dolore emotivo collegato a svariate situazioni è ancora molto invalidante
    Per cercare di sciogliere le memorie dei traumi subiti che sono stati registrati in quella parte del cervello che si chiama amigdala, la quale ha il compito di giudicare emozionalmente i fatti, e decidere che tipo di impulsi adatti inviare per affrontare di volta in volta ogni avvenimento che si presenta, può essere utile anche ricorrere a quelle tecniche che si basano soprattutto sulla presa di coscienza e sulla consapevolezza. Rielaborando coscientemente i fatti, e magari stimolando (anche manualmente) contemporaneamente alcuni punti di agopuntura, si può arrivare a ritrovare il giusto equilibrio interiore.
    Inoltre ci si può aiutare anche con svariati rimedi naturali che senz’altro una buona mano la danno

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