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Discussione: Plastica: i rischi per la nostra salute

  1. Registrato da
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    Re: Gli ftalati possono causare obesità...

    (Tratto da greenstyle.it)


    I meccanismi di influenza erano simili, senonché il BBP portava alla produzione di particelle di grasso più grandi. Xiaozhong “John” Yu, assistente professore di Scienza ambientale della salute, spiega che serviranno molti altri studi per accertare se le conseguenze riscontrate nei topi sono le stesse anche per l’uomo, ma specifica anche:

    L’obesità è uno dei grandi temi attuali per l’uomo e naturalmente ci sono componenti genetiche che sono in grado di contribuire al suo sviluppo. Tuttavia, anche l’esposizione ambientale può contribuire all’obesità.

    È la prima volta che una ricerca va ad approfondire in modo concreto i legami tra esposizione a lungo termine, seppur a basse dosi, degli ftalati e gli effetti sulla salute umana e sembra che non siano migliori o meno pesanti di quelli subiti a maggiori concentrazioni.

    Questo fa riflettere sull’opportunità di eliminare completamente questi composti dall’industria e dal mercato, mentre la ricerca sta studiando sostanze di origine vegetale in grado di neutralizzare i danni da loro provocati.

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    Plastica: i rischi per la nostra salute
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    07/12/2004
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    Plastica: bisfenolo e ftalati aumentano rischio obesità e diabete

    (Tratto da greenstyle.it)


    Gli studi sugli interferenti endocrini si susseguono sempre di più nel mondo scientifico e in particolare si stanno concentrando sulla correlazione riscontrata tra sostanze come il bisfenolo e gli ftalati, e un aumento del rischio, per chi ne è più esposto, di contrarre patologie come diabete e obesità.

    Gli interferenti endocrini o perturbatori del sistema endocrino, sono sostanze che alterano la funzionalità di questo sistema, causando effetti avversi sulla salute di un organismo. Dirottando i messaggeri chimici del corpo, possono alterare il modo in cui le cellule si sviluppano e crescono.

    Tra questi conosciamo il bisfenolo A, o BPA, usato nella sintesi di alcune plastiche e di alcuni additivi e che ritroviamo contenuto per esempio nella carta termica con la quale vengono prodotti i comuni scontrini fiscali.

    Altro nemico della regolazione ormonale sono gli ftalati, sostanze usate nell’industria delle materie plastiche come agenti plastificanti, ma che ritroviamo anche in cosmetici, ritardanti di fiamma e pesticidi.

    Durante l’International Conference on Chemicals Management (ICCM4) a Ginevra, in Svizzera, è uscito un comunicato con il quale la comunità scientifica della Endocrine Society afferma ufficialmente che l’esposizione a sostanze pericolose come gli interferenti endocrini è legata ad un aumento del rischio di sviluppare il diabete o diventare obesi.

    segue..

  4. Registrato da
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    Re: Plastica: bisfenolo e ftalati aumentano rischio obesità e diabete

    (Tratto da greenstyle.it)



    Già nel 2009 era uscito un rapporto della stessa società, che vagliava lo stato delle conoscenze scientifiche fino a quel momento, in relazione agli effetti di alcune sostanze chimiche sul sistema endocrino e sullo stato di salute generale.

    Negli anni successivi altri studi hanno scoperto la correlazione con specifiche patologie: oltre a diabete e obesità, anche sterilità, tumori collegati alla regolazione ormonale, problemi neurologici e altri disturbi.

    Gli effetti più gravi sembrano essere stati riscontrati per l’esposizione durante il periodo prenatale: anche per esposizione di lieve entità può crescere il rischio di manifestare obesità in età adulta.

    Su alcuni animali si è visto poi che si può arrivare ad un’insulino-resistenza con sovrabbondanza di insulina nel corpo, fattori che aumentano il rischio correlato al diabete di tipo 2.

    Andrea C. Gore, professore alla Cattedra di Farmacologia presso l’Università del Texas a Austin, che ha presieduto il team coinvolto in questa ricerca, afferma con decisione:

    La prova è più definitiva che mai, gli interferenti endocrini disturbano il sistema ormonale in un modo che danneggia la salute umana. Centinaia di studi puntano alla stessa conclusione, che si tratti di studi epidemiologici a lungo termine nel campo della ricerca umana, su animali o cellule, o di ricerca su gruppi di persone con nota esposizione professionale a sostanze chimiche specifiche.

    segue..

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    Re: Plastica: bisfenolo e ftalati aumentano rischio obesità e diabete

    (Tratto da greenstyle.it)



    Si tratta di rischi che hanno un peso anche dal punto di vista economico: un’analisi economica pubblicata su The Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism a marzo stimava che l’esposizione a sostanze come bisfenolo e ftalati probabilmente costa dell’Unione europea 157 miliardi di euro all’anno in spese effettive di assistenza sanitaria.

    Gli scienziati dichiarano che è importante ridurre al minimo l’esposizione a questi composti che si trovano presenti in moltissimi prodotti di uso comune.

    Per questo hanno dato delle linee guida a livello internazionale, per il mondo della ricerca scientifica, ma anche per i cittadini, perché siano informati sui rischi che comportano i prodotti che usano, e su come adoperarli al fine di renderli il più innocui possibile.

    Ecco i punti principali:

    • Serve proseguire la ricerca per trovare delle strette correlazioni di causa-effetto tra interferenti endocrini e salute umana.
    • Servono test sui prodotti prima della messa in commercio, per capire l’entità dell’esposizione dell’uomo a queste sostanze.
    • Serve puntare sulla “chimica verde” e sui produttori che sostituiscono queste sostanze pericolose con altre più naturali.
    • È importante l’educazione dei cittadini per impedire la contaminazione di aria, acqua e cibo e in particolare per essere in grado di proteggere i bambini.

  6. Registrato da
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    Plastica: ftalati associati ad aumento rischio aborto

    (Tratto da greenstyle.it)


    Gli ftalati sono sostanze chimiche usate nell’industria della plastica come additivi, in quanto ne migliorano la flessibilità e la modellabilità.
    Li ritroviamo però anche nel mondo della cosmesi, in alcuni tipi di vernice e non solo.
    Sono ritenuti tossici in particolare quelli a basso peso molecolare; ora uno studio li associa anche ad un aumento del rischio di aborto spontaneo in gravidanza.

    La ricerca è stata realizzata in Cina, da Jianying Hu e Huan Shen dell’Università di Pechino e colleghi ed è stata pubblicata sulla rivista ACS Environmental Science & Technology.

    I ricercatori erano a conoscenza dei risultati di precedenti ricerche che indicavano come la salute di animali da laboratorio esposti per tempi prolungati anche a basse dosi di ftalati venisse compromessa.

    Altre analisi effettuate per controllare la sicurezza negli ambienti di lavoro, rivelavano come le donne che per lavoro erano più esposte al contatto con queste sostanze, presentavano un maggior rischio di incorrere in aborto spontaneo al momento della gravidanza.

    segue..

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    Re: Plastica: ftalati associati ad aumento rischio aborto

    (Tratto da greenstyle.it)


    In quel momento non esistevano ancora studi epidemiologici che andassero ad indagare la salute delle donne esposte a ftalati nella loro vita quotidiana, per cui gli scienziati dell’Università di Pechino hanno deciso di eseguire un test su 300 donne in gravidanza, esposte non per cause legate al lavoro: 132 donne avevano avuto aborti spontanei e 172 donne incinte invece godevano di buona salute.

    È stata trovata una correlazione tra perdita del feto e maggiori livelli di metaboliti degli ftalati presenti nelle urine, in particolare derivanti da dietilftalato (DEP), di-isobutil ftalato (DiBP) e di-n-butil ftalato (DnBP).

    La maggior frequenza di aborti avveniva tra le 5 e le 13 settimane di gravidanza.
    Questo, specificano gli esperti, non indica una relazione causa-effetto, ma suggerisce delle interferenze da parte di queste tanto discusse sostanze, che merita gli opportuni approfondimenti.

  8. Registrato da
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    Plastica: anche sostituti ftalati sono pericolosi per la salute

    (Tratto da greenstyle.it)


    Gli ftalati da anni sono oggetto di discussione per i danni alla salute che possono provocare.
    Dal 2004 sono vietati in Europa dopo che alcuni studi hanno dimostrato quanto siano nocivi, avendo effetti analoghi a quelli degli ormoni estrogeni.

    In particolare ad essere vietato è stato lo ftalato di bis (2-etilesile) (DEHP). Gli Stati Uniti da allora lo hanno sostituito volontariamente con ftalato di diisononile (DINP) e con ftalato di diisodecile (DIDP) che però dimostrerebbero ora di avere anch’essi effetti negativi sulla salute.

    Si tratta di sostanze che vengono utilizzate come additivi nella plastica, ad esempio nel PVC, per renderla morbida e malleabile anche a basse temperature.
    Queste conclusioni derivano da una serie di studi realizzati dalla NYU (New York University) Langone Medical Center, i primi che hanno esaminato gli effetti negativi delle sostanze che hanno sostituito gli ftalati tradizionali.

    Già a maggio sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism era stato pubblicato uno studio da parte dello stesso team, che aveva individuato un’associazione tra le concentrazioni di DINP e DIDP assorbite e una maggiore resistenza all’insulina che viene usata per regolare i livelli di glucosio nel sangue, nelle persone diabetiche.

    segue..

  9. Registrato da
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    Re: Plastica: anche sostituti ftalati sono pericolosi per la salute

    Tratto da greenstyle.it)


    Un secondo studio, il più recente, esce oggi online su Hypertension.
    Per realizzarlo sono stati utilizzati campioni di sangue e urina di 356 bambini e adolescenti tra i 12 e i 19 anni, tra i volontari che hanno partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), indagine che dal 1999 coinvolge ogni anno circa 5.000 volontari per indagare i fattori di rischio relativi alle principali malattie.

    In questo caso è stata rivelata una significativa associazione tra elevata pressione sanguigna e livelli crescenti di DINP e DIDP nel sangue.

    Questo isolando fattori come la dieta, l’attività fisica, il sesso, la razza o l’etnia, il reddito e altri che possono influire sulla pressione arteriosa di ciascun soggetto.

    Leonardo Trasande, principale autore della ricerca e professore presso la NYU Langone, spiega che:
    Alternative al DIDP e il DINP possono essere carta forno e involucro in alluminio.

    Un intervento dietetico che ha introdotto alimenti freschi che non sono stati in scatola o confezionati in plastica ha ridotto i metaboliti degli ftalati in modo sostanziale.

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  10. Registrato da
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    Re: Plastica: anche sostituti ftalati sono pericolosi per la salute

    (Tratto da greenstyle.it)


    Il nostro studio aggiunge ulteriore preoccupazione per la necessità di testare i prodotti chimici per la tossicità prima del loro uso ampio e diffuso, ciò non è richiesto dalla legge federale attuale (il Toxic Substances Control Act del 1976).

    Specifica che gli studi proseguiranno per valutare gli effetti a lungo termine di queste sostanze. Nel frattempo ridurne l’assunzione è possibile con alcuni accorgimenti: bisogna evitare di riscaldare gli alimenti nel forno a microonde utilizzando contenitori in plastica, stessa cosa per la pellicola.

    Anche la lavastoviglie deve essere evitata. Particolare attenzione poi per i contenitori che nel fondo hanno il simbolo del riciclo con i numeri 3 , 6 o 7, perché sono proprio quelli che contengono ftalati.

  11. Registrato da
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    Plastica: bisfenolo A espone bambini al rischio di autismo

    (Tratto da greenstyle.it)


    Ancora una volta il bisfenolo A torna sul banco degli imputati per i potenziali rischi per la salute. Un’équipe di ricercatori della Rowan University, in New Jersey, ha infatti dimostrato un legame tra l’insorgenza di disturbi dello spettro autistico nei bambini e l’esposizione al BPA.

    Questo materiale organico, utilizzato per la produzione della plastica, è contenuto in decine di oggetti di uso comune.

    Molti stati ne hanno proibito l’impiego nei biberon e in altri oggetti per bambini, sostituendolo con il bisfenolo S, altrettanto pericoloso.

    Lo studio condotto dai ricercatori americani della School of Osteopathic Medicine dell’ateneo, guidato da Margaret Schluter, Robert Steer e Xue Ming, ha esaminato le concentrazioni di BPA nelle urine di un campione di 46 bambini affetti da autismo confrontando i valori con quelli dei 52 bambini sani reclutati per il gruppo di controllo.

    Come gran parte delle sostanze chimiche, il BPA viene infatti espulso dall’organismo mediante le urine.
    Il bisfenolo A diventa solubile quando si lega al glucosio nel fegato.

    Questo processo è noto alla scienza con il nome di glucuronidazione. Per rimuovere le tossine il nostro organismo converte i contaminanti in glucuronidi.

    segue..

  12. Registrato da
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    Re: Plastica: bisfenolo A espone bambini al rischio di autismo

    (Tratto da greenstyle.it)


    I ricercatori hanno condotto anche un’analisi metabolomica per identificare tutte le tossine rinvenute nelle urine dei bambini.
    Dalle analisi è emerso che le concentrazioni di metaboliti e il BPA escreto erano tre volte maggiori nei bambini affetti da autismo rispetto ai bambini sani del gruppo di controllo.

    Gli scienziati spiegano che c’è una correlazione statisticamente significativa tra l’esposizione al BPA e l’insorgenza di disturbi dello spettro autistico nei bambini:

    Altri studi condotti sui roditori hanno dimostrato che il BPA agisce come un distruttore endocrino, ma la nostra ricerca è la prima a mostrare questo processo nell’uomo e ad associare l’esposizione al bisfenolo A a un rischio maggiore di autismo.

    Secondo gli esperti le donne in gravidanza e i bambini affetti da autismo dovrebbero limitare l’esposizione al BPA per non correre rischi.

    I danni del BPA evidenziati dai ricercatori americani sono solo gli ultimi di una lunga lista di effetti negativi del BPA accertati dalla scienza.

    Precedenti studi hanno associato l’esposizione al bisfenolo A anche a danni per il cuore e per le vie respiratorie.

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    Dalle alghe infestanti un’alternativa alla plastica

    (Tratto da: greenstyle.it)

    A causa dell’aumento globale delle temperature, delle pratiche di pesca non sostenibili, sempre più diffuse, dell’inquinamento delle acque dovuto ai pesticidi che percolano dal suolo e della contaminazione dovuta a prodotti di largo consumo come cosmetici e detersivi, le nostre acque sono sempre più infestate dalle alghe.

    Questi organismi compromettono gli equilibri degli ecosistemi acquatici e in alcuni casi possono determinare la morte per asfissia delle specie che vi vivono. Se rappresentassero però anch’esse una risorsa da sfruttare?

    Ci ha pensato la start up statunitense Bloom e ha messo in pratica ciò che pensava potesse essere un’opportunità: trasformare questa massa organica in un materiale che potesse essere innovativo e a basso impatto ambientale.

    Le alghe vengono così prelevate da spiagge, laghi, stagni, luoghi in cui si sono verificate abbondanti fioriture, vengono poi seccate mentre l’acqua, depurata, viene restituita alle sorgenti originarie.

    Il materiale seccato viene trasformato in una schiuma flessibile ad alte prestazioni, che ha notevoli proprietà antimicrobiche e antiodore.

    Sono le proteine presenti nelle alghe che permettono questa trasformazione: quando alla catena di amminoacidi di cui sono composte le proteine vengono applicate forze termomeccaniche specifiche, le catene stesse vengono denaturate e si deformano.

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    Re: Dalle alghe infestanti un’alternativa alla plastica

    (Tratto da: greenstyle.it)

    È in questa fase che vengono assemblate ad una resina in etilene vinil acetato e diventano un materiale di alta qualità che viene utilizzato per esempio per articoli sportivi e calzature.

    Ne risulta un prodotto realizzato a partire dalle alghe per una quantità che varia da un 15% ad un 60%, il resto sono ancora resine sintetiche, ma questo è dovuto anche al tipo di applicazioni alle quali questo materiale viene attualmente destinato.

    Già così è stato calcolato che si può arrivare ad una riduzione dell’impatto ambientale che va dal 20% al 41%, sia in termini di ecosistema, che di risorse e di energia, ma anche per una minore produzione di CO2 e per un utilizzo efficiente dell’acqua. In ogni caso i responsabili della Bloom specificano che non dovrebbero esserci problemi ad arrivare, e in breve tempo, ad un prodotto al 100% naturale.

    Queste speciali schiume sono già disponibili per il mercato e i costi sono decisamente alla portata. Attualmente è prevista una gamma che propone diverse densità e diversi colori.

    Il primo prodotto commercializzato, realizzato con schiume a base di alghe ed etilene vinil acetato, è una tavola da surf a trazione realizzata in collaborazione con il pluricampione del mondo di surf, lo statunitense Kelly Slater.

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    Bottiglie dell’acqua biodegradabili e commestibili dalle alghe rosse

    (Tratto da: greenstyle.it)


    I rifiuti di plastica non avviati al riciclo e a un corretto smaltimento rappresentano un grave problema per l’ambiente e la salute pubblica.

    Diversi studi hanno dimostrato che le microplastiche che abbondano negli oceani creano danni alla fauna marina e mettono a rischio l’intera catena alimentare.

    Ari Jónsson studente di design dell’Accademia islandese delle arti ha ideato un materiale alternativo e più sostenibile della plastica per realizzare le bottiglie dell’acqua.

    Il materiale ecologico è composto da due ingredienti naturali e facilmente reperibili: la polvere di alga rossa e l’acqua.

    L’innovativa bottiglia a base di alghe è stata presentata al Festival del design svoltosi a Reykjavik dal 10 al 13 marzo scorso.

    Il giovane designer ha illustrato alla stampa i propositi che hanno animato il progetto:

    Quando ho scoperto che il 50% dei prodotti di plastica viene usato una sola volta e poi gettato via, ho avvertito il bisogno di trovare una soluzione alla mole di rifiuti che produciamo ogni giorno.

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    Re: Bottiglie dell’acqua biodegradabili e commestibili dalle alghe rosse

    (Tratto da: greenstyle.it)


    Secondo Jónsson utilizzare per oggetti usa e getta dei materiali come la plastica, che impiegano centinaia di anni per biodegradarsi, non è molto sensato.

    Il designer islandese ha iniziato a valutare le caratteristiche di alcuni materiali alternativi per scoprire quale fosse più adatto alla produzione di bottiglie dell’acqua.

    Nel corso delle sperimentazioni Jónsson ha creato una soluzione a base di acqua e di una polvere ricavata dall’agar, una sostanza proveniente dalle alghe.

    A contatto con l’acqua la polvere si è trasformata in un materiale con una consistenza simile al gel. Dopo diversi test volti a individuare le giuste proporzioni di acqua e polvere, Jónsson ha riscaldato il composto a fuoco lento, travasandolo in uno stampo a forma di bottiglia.

    La bottiglia è stata poi riposta nel congelatore.
    Una volta solidificato il recipiente è pronto all’uso.

    La bottiglia mantiene la sua forma fino a quando contiene acqua, poi inizia a decomporsi.
    La bottiglia essendo costituita da ingredienti naturali e sicuri può essere addirittura mangiata dopo l’uso.

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    Plastica: larve degli insetti possono digerirla

    (Tratto da: greenstyle.it)


    La plastica è nota per l’impatto che crea sull’ambiente soprattutto quando diventa rifiuto, spesso non smaltito come dovrebbe, e si accumula su suolo e nei mari, dove la sua presenza è diventata davvero “ingombrante”.
    Il problema è la sua non biodegradabilità: una recente scoperta sembrerebbe sovvertire quelle che fino a poco tempo fa erano certezze.

    Un gruppo di ingegneri dell’Università di Stanford ha scoperto, insieme ad alcuni colleghi della Beihang University, che vermi come le tarme del cibo sono in grado di digerire vari tipi di plastica, producendo come sottoprodotti CO2 e come escrementi vero e proprio suolo ritenuto sicuro per l’utilizzo in agricoltura.

    A guidare lo studio Wei-Min Wu, ingegnere ricercatore senior presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale della Stanford University e Craig Criddle, professore di Ingegneria Civile e Ambientale presso lo stesso istituto.

    La ricerca ha seguito il filone di precedenti studi in cui si era visto che le cosiddette “tarme indiane” erano in grado di decomporre materiali come il polietilene grazie ai microorganismi presenti al loro interno, responsabili della digestione degli alimenti.

    segue..

  18. Registrato da
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    Re: Plastica: larve degli insetti possono digerirla

    (Tratto da: greenstyle.it)


    È stato quindi realizzato un esperimento con il polistirolo, risultato positivo: in laboratorio 100 vermi hanno dimostrato di essere in grado di digerire dai 34 ai 39 milligrammi di polistirolo al giorno, circa il peso di una piccola pillola. Inoltre è stata valutata anche la salute dei vermi sottoposti a questa dieta “alternativa” e si è visto che erano in buone condizioni al pari di quelli abituati a seguire la loro dieta naturale.

    Questa scoperta potrebbe risultare davvero straordinaria per il mondo scientifico, ma soprattutto per l’ambiente, aprendo alla possibilità di estrarre gli enzimi responsabili di questa degradazione per utilizzarli nello smaltimento di vari tipi di materiale plastico che tutt’ora risultano inquinanti.

    I risultati della ricerca sono appena stati pubblicati sulla rivista scientifica Environmental Science and Technology.
    Gli scienziati vogliono cercare ora di vedere se ci sono larve di insetti in grado di digerire anche materiali come il polipropilene, le microsfere di plastica utilizzate nei cosmetici come esfolianti e le bioplastiche.

    Un ulteriore passo avanti sarebbe quello di scoprire se ci sono degli equivalenti organismi marini che siano in grado di digerire l’enorme quantità di plastica presente nei mari, che rappresenta uno dei più gravi pericoli per uccelli marini, pesci, tartarughe e altre forme di vita marina, ma anche per la nostra stessa salute.

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