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Gamberetto e pesciolino anti-cancro
Da un gamberetto nuove speranze per combattere il cancro
Ho trovato questo interessante articolo sulla rivista “Aquarium”, alla quale sono abbonata da anni e vorrei proporvelo a titolo informativo:
Diverse agenzie di stampa nazionali hanno di recente riportato la notizia di un nuovo importante traguardo raggiunto nella lotta contro il cancro. Prospettive interessanti per arrivare a debella re questa malattia si prospettano, infatti, grazie agli studi su Hppolyte inermis, gamberetto che vive nelle acque costiere del Mediterraneo, condotti da un gruppo internazionale di ricercatori, coordinati dalla stazione zoologica “A. Dohrn” di Napoli.
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continua...
Le ricerche su Hippolyte – progetto Pharmapox- sono state finanziate con 600.000 euro dall’Unione Europea e sono state sviluppate sotto la responsabilità scientifica del dottor Valerio Zupo (laboratorio di ecologia del Benthos, Ischia), valente biologo e prezioso collaboratore “storico” della rivista “Aquarium”.
I brillanti esiti, che sono stati presentati il 18 febbraio a Napoli – alla stazione zoologica- sono frutto della cooperazione di un team internazionale, costituito da rappresentanti di istituzioni di grande prestigio, quali – Università di Barcellona (farmacologia), il Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche spagnolo (chimica), l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova (test su cellule umane), l’Università Ben Gurion di Israele (fisiologia). “Hippolyte inermis – spiega Valerio Zupo- è un gamberetto che durante il proprio ciclo vitale subisce un’inversione sessuale che può essere influenzata dall’alimentazione. Le alghe di cui si nutre, infatti, contengono composti in grado di distruggere selettivamente (in modo innocuo per l’organismo) popolazioni di cellule, ovvero di indurre il suicidio. Questo stesso effetto potrebbe essere diretto, in futuro, verso target diversi, per esempio linee cellulari da distruggere, a scopo medico, come il cancro e l’Alzheimer.
Interessante, no!
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na granne bella
na granne bella notizia:vojo corre subbito ar bar der bomba pe ffamme prepara' er risotto ai frutti de mare che' lla sua speccialità: na vorta tanto bbono fabbene.
monny
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per Monny
Sai cogliere subito le cose al volo tu!
Ho notato che vai d'accordo col "Bomba" eh! Sei un cliente affezionato!
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gamberetti speciali
Questi gamberetti non finiranno mai di stupirci, e non solo a tavola (a proposito ma questo bar del Bomba dove si trova? C'è libero accesso o ci vuole la presentazione del Monny?) : infatti se è risaputo che una dieta ricca di crostacei non è indicata per chi ha problemi di IPERCOLESTEROLEMIA, è altrettanto vero e probabilmente meno conosciuto il fatto che dal loro guscio
si ricavano delle sostanze chiamate POLIGLUCOSAMINE in grado di ridurre l'assobimento della quota alimentare di COLESTEROLO e TRIGLICERIDI, e quindi l'IPERCOLESTEROLEMIA e l'IPERTRIGLICERIDEMI A.
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Allora potremmo mangiare prima il guscio e poi il gamberetto! Poverino... io lo preferisco vivo... al suo posto...
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Hippolyte inermis il gamberetto ricco di sorprese...
Da “Aquarium” n 11- 2002 (Valerio Zupo)
Studio Hippolyte inermis, il gamberetto verde della Posidonia, da 15 anni e non ho mai smesso di stupirmi per un solo istante.
Cesare Pavese affermava che “c’è qualcosa di più triste che invecchiare ed è rimanere bambini”. Personalmente non mi sento di condividere in alcun modo questo concetto (e se permettete... nemmeno io!), avendo sperimentato di persona la passione sincera profusa da tanti ricercatori: vecchi bambini che hanno dedicato la loro intera esistenza alla produzione di informazioni nei più disparati campi del sapere.
Potrà apparire puerile e sterile dedicare 15 anni di ricerche scientifiche ad un “insignificante gamberetto” verde, non adatto per le nostre mense, poco appariscente in acquario. Eppure è possibile che proprio da questo gambero scaturiscano le informazioni necessarie per curare malattie gravissime e per comprendere il vero significato di alcune relazioni filogenetiche ed ecologiche.
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Ma partiamo dal principio..
Alcuni anni fa decisi di studiare il ciclo vitale e la dinamica delle popolazioni naturali di Hippolyte inermis. La decisione fu casuale: avevo a disposizione più di 6000 esemplari, già raccolti, fissati e conservati da tempo, residuo di un campionamento effettuato per altri scopi. Di questo gambero si sapeva solo, da precedenti pubblicazioni, che era sottoposto ad un processo di inversione sessuale. Tutti gli individui nati sono maschi, dopo il primo anno di vita, divengono tutti femmine (ermafroditismo proterandrico, un meccanismo abbastanza frequente nei Crostacei Decapodi). Dati i ritmi di crescita tipici della specie (circa 1 mm al mese) ci si doveva attendere dunque che tutti gli individui più grandi di 12 mm fossero di sesso femminile. Cominciai così a misurare e determinare il sesso di migliaia di gamberi, raccolti mensilmente in una prateria di Posidonia Oceanica.
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Un curioso ciclo vitale
Quando tutto il lavoro “sporco” al microscopio fu completato, disposti i dati in grafico, per mettere in evidenza il ciclo vitale ottenuto. Che confusione! Dal grafico appariva che il gambero si riproduceva in aprile (picco di esemplari giovani), ma anche in settembre. Inoltre, tra i nati in aprile erano presenti molti maschi, ma anche molte femmine di piccole dimensioni. Femmine di 5 – 6 mm che non potevano essere state prodotte per inversione sessuale. Cosa pensare? Inizialmente credetti di avere sbagliato tutto! Devo ringraziare il mio amico Karl Wittmann, dell’Università di Vienna, che esaminò con me gli stessi dati e affermò “forse questi dati non sono tanto insoliti... qualcosa del genere avvenne in alcuni Misidacei”.
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Lavorando ancora sui dati, compresi che il gambero, contrariamente a quanto si sapeva, ha due periodi riproduttivi: uno in primavera e l’altro in autunno. Gli individui nati in autunno sono tutti di sesso maschile e solo nell’aprile dell’anno successivo si riprodurranno, accoppiandosi con le femmine nate nella precedente stagione. Dopo la riproduzione primaverile cambieranno sesso, per riprodursi da femmine, in settembre. Gli individui nati i aprile, invece, si sviluppano molto rapidamente e gran parte di loro, matura direttamente in femmine, riproducendosi nel settembre successivo, mentre altri maturano come maschi.
Si può quindi affermare che i nati in settembre, sono i papà degli individui nati in aprile, ma si riproducono nuovamente in settembre, accoppiandosi con i loro figli, che divengono i loro mariti!
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Il ruolo delle diatomee
Il processo è abbastanza interessante, ma pone ulteriori quesiti: che cosa differenzia le generazioni primaverili da quelle autunnali? Perchè in aprile maturano maschi e femmine, mentre in settembre tutti i nati sono di sesso maschile? Esaminando i contenuti stomacali di individui giovani, si può identificare una possibile risposta, infatti, i giovani nati in primavera hanno lo stomaco ripieno di microalghe bentoniche (Diatomee) appartenenti al genere Cocconeis, in settembre, invece, gli stomaci contengono maggiori quantità di macroalghe. Possibile che un alimento possa influenzare il processo di inversione sessuale in un gambero? E’ stato necessario un esperimento disegnato ad hoc per dimostrarlo.
Decine di femmine ovigere sono state campionate in natura, sia in primavera sia in autunno. Le femmine sono state allevate in acquario e le larve prodotte da ognuna di loro sono state raccolte in appositi filtrini da plancton (le larve appena nate tendono a galleggiare ed è facile raccoglierle alla superficie dell’acqua), per essere successivamente allevate in camere termostatiche, a 18°C.
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contina
La prole di ogni singola femmina (generalmente molte decine di larve) è stata suddivisa a metà. Al primo stock è stata somministrata una dieta costituita da Diatomee del genere Cocconeis e cibo secco in granuli. Al secondo stock è stata somministrata una dieta costituita da alghe filamentose e lo steso cibo secco. Alcuni individui di controllo ricevevano solo cibo secco o Diatomee di altri generi. I risultati sono stati molto chiari: in entrambe le stagioni i gamberi alimentati con Cocconeis hanno sviluppato, in quasi il 90%, sesso femminile, Quelli alimentai con diete prive di Cocconeis hanno prodotto maschi nella stessa percentuale.
Dunque il cibo può influenzare il sesso di questi crostacei, ma con quale meccanismo d’azione? Cosa contengono le Diatomee di tanto potente da modificare il normale processo di inversione sessuale? Dobbiamo anche tenere presente che questi gamberi, al contrario di quanto avviene in altri Decapodi, sono privi di abbozzi gonadici.
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E’ stato dimostrato molti anni fa da Reverberi (1950): in generale, nelle specie che vanno in contro a inversione sessuale, alla nascita tutti gli individui hanno degli abbozzi embrionali di entrambe le gonadi, maschi e femmine. La prima gonade si sviluppa subito, mentre la seconda è presente solo con poche cellule. Man mano che la prima gonade invecchia, la seconda può svilupparsi producendo ormoni che lentamente distruggono l’altra. In questo modo molti pesci, passano dal sesso maschile a quello femminile. Hippolyte però è diverso! Essendo privo di abbozzi gonadici, ad un certo momento della sua esistenza, la gonade maschile muore (probabilmente per invecchiamento), mentre la gonade femminile viene prodotta da cellule indifferenziate. Dunque le Diatomee potrebbero contenere un composto in grado di uccidere la gonade maschile, selettivamente. Una possibile risposta ai miei interrogativi venne dalla lettura di un articolo sull’autorevole rivista “Nature” ( Raff, 1992). Parlava di un processo da poco scoperto definito “apoptosi” ovvero morte programmata delle cellule
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Il suicidio delle cellule
In breve possiamo affermare che tutte le cellule hanno un programma di vita ben definito, che in molti casi prevede anche il “suicidio”, quando la cellula sia divenuta vecchia da rappresentare un pericolo o comunque un problema per l’organismo.
Esistono composti che possono produrre l’apoptosi, ovvero fa “suicidare le cellule. E se le Diatomee contenessero uno di questi composti? Si può pensare che le cellule della gonade maschile di Hippolte siano programmate per “suicidarsi” dopo un anno e che le Diatomee le inducano invece a morire subito, lasciando spazio per la gonade femminile. Quest’ipotesi è molto avvincente, perchè se così fosse le Diatomee in questione potrebbero indicarci la struttura di composti naturali in grado di uccidere selettivamente delle linee cellulari e quindi utilizzabili, direttamente o indirettamente, per la cura di alcune gravi malattie
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E’ questo obbiettivo delle ricerche svolte attualmente: allevare dei gamberi ed effettuare sui giovani test chimici per dimostrare la presenza di apoptosi nei loro tessuti: In caso di risposte positive, il passo successivo sarà l’isolamento del composto attivo delle Diatomee. Comunque vada, Hipolyte continuerà a svelare nuovi interessanti e inediti segreti” ecologici e sarà quindi valsa la pena di studiarlo. Ciò che è più interessante per l’acquariofilo, però, è che Hppolyte inermis può essere facilmente allevato in acquario, permettendo così di sperimentare direttamente i suoi cambiamenti di sesso e l’influenza di alimenti diversi sulla sua maturazione. I riproduttori possono essere campionati in qualsiasi stagione, in praterie di Poseidonia Oceanica.
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Questa pianta, in alcune aree costiere, cresce quasi fino alla superficie dell’acqua ed è facile raccogliere i gamberi passando tra le foglie un retino a maglie fini.Gli Hippolity inermis si riconoscono facilmente. Sono piccoli (al massimo un paio di centimetri) e di colore verde smeraldo. La livrea verde si conserva in acquario solo se sono presenti alghe verdi, sulle quali si mimetizzano. In caso contrario tenderanno, dopo un paio di settimane, ad assumere le tinte dominanti nell’ambiente: blu, roso, giallo ecc...
Allevare Hippolyte in acquario potrà certamente essere interessante e divertente, senza contare che eventuali risultati sull’azione dei diversi alimenti nella maturazione sessuale potranno rivelasi preziosi per il progresso della ricerca scientifica.
Valerio Zupo
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Pesciolino anti-cancro
Si chiama Brachydanio Rerio - Danio Zebrato - Zebrafish
ed è questo
I maschi sono più piccoli e snelli rispetto alle femmine che, se anche non gravide, sono sempre più tonde e grosse 
ps è un pesciolino che ho allevato anch'io in uno dei miei acquari 
è pacifico nella convivenza con gli altri tipi di pesci, è vivace e simpatico. lo chiamano anche " lo juventino" per la sua livrea
Ultima modifica di francyfre; 20/12/2011 alle 11:41
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I segreti del pesce zebra
(martedì 1 aprile 2003)
Un pesce di due centimetri di lunghezza si propone come animale da esperimento per gli studi pre-clinici di molte malattie umane:
si chiama Zebrafish (danio rerio) e anche se l'ultimo antenato in comune con l'uomo risale a 400 milioni di anni fa condivide con noi ben il 96 per cento del genoma.
Il pesce ha già spodestato i tradizionali topi di laboratorio nelle più avanzate ri cerche sulla leucemia in corso in centri americani e australiani.
Oltre ad essere meno costoso da alimentare ed allevare, lo zebrafish genera una prole numerosa, si riproduce in tempi rapidissimi e per un certo periodo, a causa della sua trasparenza, permette la visione diretta dei globuli bianchi in vivo.
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L’organismo del pesciolino inizia a produrre sangue dopo poche ore e gli effetti delle mutazioni, naturali o indotte, possono essere osservate senza sacrificare l'organismo.
Per questo motivo lo zebrafish si è ritagliato un ruolo importante anche nelle ricerche sulle cause genetiche delle anomalie dello sviluppo.
Ma il punto di forza dell'animale è che, a differenza dei vermi e dei moscerini della frutta, ha un profilo genetico molto simile a quello dell'uomo:
«Enzimi chiave come le chinasi, su cui si focalizza la ricerca oncolologica, sono quasi identici nel pesce e nell'uomo», spiega Thomas Roberts, ricercatore presso il Dana Farber cancer institute di Boston.
Zebrafish può ammalarsi di cancro e viene utilizzato, attraverso la manipolazione transgenica, per indagare sulla genetica di numerose malattie umane, tra cui la sindrome di Down e le tossicodipendenze.
L’ultimo sviluppo riguarda la creazione di uno zebrafish transgenico in grado di cambiare colore in base agli inquinanti presenti nell'acqua.
Fonte MondoMarino.net - Sezione di Medicina Subacquea
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Cancro al fegato
(31 gennaio 2006)
Sulla rivista Oncology Research i risultati di uno studio su 179 pazienti
Nell’embrione proteine anti-tumore.
Una miscela di sostanze estratte dall'embrione di un pesce tropicale, lo Zebrafish, ha mostrato buoni effetti contro il carcinoma del fegato.
MILANO – L’embrione, almeno in certi momenti ben precisi del suo sviluppo, produce una serie di proteine che sembrano in grado di bloccare le cellule staminali “cattive” responsabili di alcune forme di tumore, spingendole a differenziarsi in una forma non pericolosa.
La scoperta, che apre le porte a un innovativo approccio terapeutico, arriva dopo oltre vent’anni di ricerche eseguite da Pier Mario Biava, un medico del lavoro (è primario all’ospedale di Sesto San Giovanni, vicino a Milano) prestato all’oncologia.
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