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Scuola e... malessere dei bambini!
Vacanze archiviate. Si ritorna a scuola, e magari il secondo giorno si sta già a casa. Motivo? Mal di pancia, mal di testa stanchezza o altri malesseri di questo genere.
Preoccuparsi? Secondo un’indagine emersa dal recente convegno europeo “Giornate pediatriche invernali”, che ha preso in esame più di 30 mila pazienti tra i 6 e i 14 anni, molti dei disturbi che affliggono i nostri bambini non hanno un’origine fisica, ma piuttosto sono legati allo stress o ad altri motivi psicologici.
Il bambino, insomma, anche se effettivamente sta male, non è affetto da una patologia: i suoi sono disturbi psicosomatici, che vanno valutati tenendo presente tante variabili.
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A monte ci può essere
- un cattivo rapporto con gli insegnanti o con i compagni di classe
- oppure la paura di non riuscire ( e qui sono le aspettative dei genitori che producono il disagio fisico)
- o ancora un ambiente non sereno a casa.
Ovviamente, se da una parte è sbagliato minimizzare (se non hai la febbre, allora stai bene e a scuola ci vai!) dall’altra è necessario escludere a priori cause fisiche cercare nel contempo di capire le origini del disagio psichico dei ragazzi, proprio per dare una spiegazione e risolvere questi loro vaghi malesseri.
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Emicrania?
Quella vera può essere legata a uno stato febbrile per escludere la grande paura dei genitori che si tratti di meningite, è utile sapere che il bambino dovrebbe essere in stato confusionale, non riuscire a camminare, avere le vertigini. Con questi sintomi bisogna chiamare immediatamente il medico e andare in ospedale.
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Quando stare tranquilli
Se il mal di testa è ricorrente, soprattutto se si presenta al pomeriggio o alla sera, la diagnosi è chiara: si tratta di stress.
Per nostra sicurezza, certo, una visita dal medico non escludiamola. Ma se tutto è a posto, teniamo presente che il mal di testa arriva direttamente dallo stress.
Del resto non capita anche a noi in momenti di grande lavoro? E non si tratta di una scusa: il mal di testa c’è e va curato, ma da un punto di vista psicologico. Parlando con il bambini per far emergere le sue preoccupazioni, l’ansia, le paure.
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Appendicite?
Quando il bambino dice di avere il mal di pancia, si pensa subito all’appendicite. E ci si preoccupa, ovvio, moltissimo. In realtà si può fare un piccolo test per escludere questa eventualità: se si tratta davvero di appendicite, di solito il bimbo non si muove, perchè il movimento acuisce il dolore. Non solo, avrà difficoltà a camminare o a saltare. Quando il dolore dura per più di un’ora allora è necessario chiamare il pediatra per un controllo.
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Quando stare tranquilli
Quando il bambino si agita molto e si contorce, l’appendicite non c’entra niente.Attenzione poi, un altro dettaglio da tenere presente è la ricorrenza. Se capita tutte le mattine, prima di andare a scuola e poi passa immediatamente... è il mal di scuola!
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Stanchezza
Come capire l’origine di questa spossatezza, dal momento che la stanchezza accompagna molte patologie?
La prima cosa da fare è consultare il medico che valuterà se è il caso di approfondire con le analisi del sangue. Possono esserci anche carenze alimentari, in questo caso il medico prescriverà la giusta terapia.
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Quando stare tranquilli
Se tutti i valori sono normali, non si potrà far altro che pensare a una stanchezza psicologica. E anche in questo caso indagare, magari consultandosi con gli insegnanti, quali possano essere i motivi alla base di una stanchezza che di solito scompare miracolosamente nel Weekend.
Tratto dal quotidiano "La Provincia" di Como
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Pnei
La PNEI, acronimo di PsicoNeuroEndocrinoI mmunologia, è una disciplina che studia i rapporti fra mente, sistema nervoso, ghiandole endocrine e sistema immunitario, fra i quali esiste una correlazione e un'interdipendenza.
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delicati equilibri
Il bambino può subire gli effetti di un 'immagine, di uno stimolo sensoriale e affettivo, soprattutto se ha una DEPRESSIONE TIMICA, che può portare a un affrancamento di microbi che ha già, saprofiti o opportunistici, che si sviluppano cioè quando si viene a rompere un equilibrio(nell'orec chio, nella pancia, da qualunque parte). Quindi spesso nel bambino l'infezione è una "sovrainfezione" da INDEBOLIMENTO DEL SISTEMA IMMUNITARIO. Molti bambini che vengono immessi precocemente in comunità vanno incontro a ripetuti episodi infettivi,
e questo è spiegabile sia perchè non hanno le difese immunitarie ancora completamente sviluppate, sia perchè c'è una insufficiente capacità di gestione del loro rapporto con i microbi correlabile a un senso più o meno conscio di ABBANDONO che si traduce in un'azione di depressione del TIMO
quale organo immunitario.
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la parola
Non dimentichiamo mai che la parola è un'arma potentissima, può essere terapeutica (alla "faccia" dell'effetto placebo) o distruggere una vita
può innalzarci alle stelle o precipitarci negli abissi
un'arma e uno strumento che dovrebbe essere sempre gestita con INTELLIGENZA, SENSIBILITA', CUORE: un pensiero, questo, su cui sarebbe opportuno che in molti riflettessimo.
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Il mal di pancia nello zaino
L'ansia da separazione e la fobia davanti al portone della scuola
Ci sono bambini che sembrano avere tutte le carte in regola, ma che in relazione alla scuola sono un vero disastro. Essi hanno l’aspetto e le caratteristiche dei bambini “normali”, mostrano capacità adeguate, hanno attraversato processi di sviluppo in linea con l’età, eppure… Se entriamo in una qualsiasi classe di scuola elementare e osserviamo attentamente il gruppo notiamo subito chiare differenze individuali: ci sono bambini che, dopo pochi minuti hanno già esaurito i proprio tempo di attenzione, altri che molto incuriositi dall’argomento sollecitano il docente a procedere, altri ancora sembrano avere la testa tra le nuvole e lo sguardo perso chissà in quale angolo dei propri pensieri.
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C’è poi chi gingilla con gli oggetti posti sul banco
quasi ad inventarsi un mondo fantastico in alternativa a quello troppo faticoso della scuola e chi maneggia gli strumenti del mestiere (penne, quaderni, ecc.) quasi fossero oggetti a lui sconosciuti, come se ogni volta che vi entra in contatto, fosse la prima volta.
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Ma c’è anche chi si lascia prendere da forti crisi di ansia
al momento dell’ingresso a scuola, chi vive con profonda angoscia anche il solo pensiero di distaccarsi dai genitori e, di fronte a questi bambini, spesso non sappiamo che pesci prendere.
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Sono quasi sempre bambini che non hanno difficoltà di apprendimento
a scuola se la cavano bene, hanno instaurato una relazione sufficientemente significativa sia con gli insegnanti che con i compagni e tutto sembra filare liscio fino a che … Ogni certezza sembra crollare. In alcuni casi la fobia si presenta con gradualità, in altri, invece, inizia in modo brusco, all’improvviso.
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Può presentarsi all’inizio dell’anno scolastico
ma anche in periodi successivi, magari dopo una vacanza, o una malattia o in seguito a un episodio particolare. In queste situazioni il bambino esprime angoscia intensa; a mano a mano che il momento della separazione si avvicina, il disagio si fa più acuto; egli è in preda a una forte agitazione, piange, si dispera, supplica i genitori, promette che il giorno dopo non farà storie, tiene stretti la mamma o il papà con una morsa così forte che non si riesce a sciogliere.
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Di fronte a tentativi di costrizione
la situazione si aggrava ancor di più; può capitare, infatti, che il bambino entri in classe, ma l’angoscia è così presente che egli può scappare via oppure può raggiungere uno stato di agitazione così forte da sfociare in condotte aggressive e autoaggressive.
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Una volta a casa il bambino riacquista il proprio equilibrio
partecipa alla vita familiare, è collaborativo e si spreca in solenni giuramenti e promesse: “Ti prometto che domani andrò a scuola senza problemi”; “Ti prometto che non farò più storie”. Il bambino, quando è nel nucleo familiare, tenta di rispondere ai mille perché dei genitori e si sforza di razionalizzare la propria fobia attribuendola a fatti avvenuti a scuola o a atteggiamenti dei docenti e dei compagni.
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Con l’andar del tempo l’angoscia acquista una dimensione più realistica
il bambino teme di non essere più al passo con il programma, poiché ha perso vari giorni di scuola e offre a se stesso e agli altri questa giustificazione, sebbene a casa studi, dedichi tempo ai compiti, spesso più del dovuto, al punto che la sua preparazione è senz’altro buona.
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In alcuni casi la fobia scolare è accompagnata da altre manifestazioni:
difficoltà nel mantenere il ritmo sonno – veglia, presenza di incubi, ansia da separazione anche in relazione ad altre esperienze, (ad esempio, si può evidenziare lo stesso problema anche rispetto allo sport, all’andare a casa di amici, ecc..).
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