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Tecniche complementari Informazioni e pareri su varie tecniche di medicina complementare


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  #29 
Vecchio 15/06/2009, 22:45
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Consapevolezza da sdraiati

Ci si sdraia a terra, supini.
Le gambe vanno distese, leggermente divaricate, i piedi, lasciati andare, a una distanza - circa - pari a quella delle spalle.

Le braccia a terra, leggermente scostate dal busto.
Le mani con i palmi verso terra.

Sotto la testa, se lo riteniamo opportuno, possiamo porre un piccolo panno riavvolto o un cuscinetto molto basso.

Gli occhi vanno lasciati aperti, puntando davanti a noi, al soffitto.

Ricordiamoci di respirare sempre con il naso. Stando sdraiati, la respirazione addominale ci verrà più naturale.

Le tensioni che si accumulano nel nostro corpo, che compaiono, scompaiono e ricompaiono continuamente, impediscono - diciamo così - alla forza di gravità che in esso agisce, di scaricarsi pienamente a terra.

Facciamo quindi un lavoro di ricognizione, attraverso la consapevolezza, dei nodi che sono presenti nel corpo.
Soffermandoci su di essi, la consapevolezza li scioglie e il peso, finalmente liberato, va a cadere completamente sul pavimento.

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  #30 
Vecchio 15/06/2009, 22:48
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Soprattutto durante la fase dell'espirazione deve essere molto forte questo svuotamento interno e questa chiara consapevolezza del peso morto del corpo che è lasciato andare completamente a sé.

Le tensioni continuamente tornano, e noi continuamente siamo in osservazione del nostro corpo.
La tensione arriva, la cogliamo, ci soffermiamo su di essa, essa si scioglie, e sentiamo la forza di gravità, in quel punto del corpo, liberata.

Come in altri esercizi di questo tipo, anche qui può accadere spesso che solo dopo un certo tempo ci si accorga di una tensione che è sempre stata lì, presente, costantemente. Eppure ce ne accorgiamo solo ora! Era oramai parte del nostro patrimonio corporeo.
Magari un'intera fascia muscolare contratta, di cui non avevamo la minima coscienza.

Ci accorgeremo, in questi casi soprattutto, quanto il nostro corpo viva nella distrazione e nella diseducazione di sé.
Si dovrebbe arrivare, in questo esercizio, a uno stato del corpo pienamente, totalmente, integralmente abbandonato, svuotato; dobbiamo sentire il suo peso, tutto il suo peso, scaricarsi liberamente a terra. Essere sciolti come l'acqua sul pavimento.
Quando si dice: è pesante come un corpo morto... Ecco

FONTE: http://www.lameditazionecomevia.it/meditare.htm

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Ultima modifica di anna1401; 19/06/2009 alle 15:44
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  #31 
Vecchio 19/06/2009, 15:45
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Consapevolezza dell'udito

A sedere, nella solita postura.
Oggetto della nostra consapevolezza diventano i suoni, i rumori, le voci che arrivano al nostro udito.
Ciò che prima, in altri esercizi, avevamo magari confuso come una fonte di distrazione, come qualcosa di disturbante rispetto alla nostra pratica, diventa ora elemento da osservare con aperta attenzione.

Soffermiamoci su ogni segnale uditivo che arrivi alla nostra attenzione.
Non basta accorgercene; non basta dire: ah, ecco, questo è il tic tac dell'orologio, questo è un motorino che passa per strada, questo è il rumore del mio respiro, ecc.
In realtà non si tratta di riconoscere la fonte dei suoni, anzi i suoni dovrebbero essere vissuti - in questo esercizio - puramente come suoni, e nient'altro, senza voler a tutti i costi comprenderne l'origine.

Se sento un rumore di cui non capisco il senso, non devo cominciare a rincorrere - attraverso tutta una serie di pensieri raziocinanti, di ragionamenti, di domande e tentativi di risposte - la sua origine. Non è questo l'esercizio.
Se cadrò in questo atteggiamento, allora me ne dovrò accorgere con consapevolezza, e tornare quindi al mio esercizio.

Dunque è necessario entrare, penetrare il più possibile in ogni suono, cercando di coglierne la natura più intima.
Stiamo in pura osservazione, in piena consapevolezza dei suoni che arrivano a noi.

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  #32 
Vecchio 19/06/2009, 15:47
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Dopo poco le nostre orecchie entreranno in risonanza: vi sarà, in sottofondo, un sorta di suono del silenzio, cioè un leggero sibilo costante e sottostante a tutti gli altri suoni.
Uno dei principali problemi che si possono incontrare facendo questo esercizio di consapevolezza dell'udito è non capire quando passare da un suono all'altro.

Facciamo un esempio:

Mi soffermo sul tic tac dell'orologio.
Ora: il tic tac non smette mai, ovviamente. E allora?
Sto a osservarlo per tutto l'esercizio?
Devo passare a un altro suono, per esempio qualcuno che sento parlare fuori dalla sala?
Si potrebbe essere tentati di risolvere questo problema, rincorrendo nuovi suoni, sempre pronti a non farci sfuggire nulla, e saltando rapidamente da un suono all'altro, con atteggiamento quasi schizofrenico.

È ovvio però che la questione sia un'altra. Non sono io a decidere di essere consapevole di questo o quel rumore, di questo o quel suono.
La consapevolezza deve essere una sorta di scatola vuota, in uno stato di semplice accoglienza.
Non si tratta di cercare questo o quel nuovo suono, ma di ricevere ciò che, naturalmente, arriva alla nostra attenzione.

Con questo approccio, il problema del tic tac dell'orologio si rivela privo di senso. Anche se mi capitasse - paradossalmente - di rimanere consapevole, per tutta la durata dell'esercizio, solo del suo rumore, non vi sarebbe nulla di male.
Si tratta semplicemente di rimanere in questo stato di accoglienza.

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  #33 
Vecchio 19/06/2009, 15:48
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Arriva un suono:
la mia consapevolezza è naturalmente portata a osservarlo? Allora l'osservo. Scompare? Ritorno in me.
Un altro suono che mi chiama? Eccomi che ci entro dentro.
Arriva contemporaneamente un nuovo suono? Se sono portato a lui, allora sposto la consapevolezza da quello precedente a quello nuovo. Altrimenti rimango nel mio suono.

È importante mantenere, come in tutti gli esercizi, un atteggiamento di puro osservatore, che non sentenzia nulla, ma che solamente ... osserva.

L'osservazione dei suoni deve essere quindi solo osservazione dei suoni, senza innescare derive mentali quali possono essere prodotte dal giudizio sui suoni medesimi: mi piace, non mi piace, mi ricorda una certa situazione, ecc.

Anche l'osservazione dei suoni prodotti dalle voci dovrebbe trattare le voci medesime semplicemente nella loro sonorità e non nel significato delle parole che da esse derivano.

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  #34 
Vecchio 19/06/2009, 15:49
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Qualcosa di non automatico, di non facile subito, ma su cui è necessario lavorare.
Durante questo esercizio ci si accorgerà che anche quei suoni che solitamente riteniamo sgraziati, volgari o inutili, diventano, sotto la lente di ingrandimento di una consapevolezza penetrante, qualcosa di misterioso e di bello.

Rivelano un loro fondo prezioso, potente, splendido, a noi prima del tutto occulto. La natura del suono!

Ben presto ci si accorgerà che, in realtà, non solo i suoni si succedono semplicemente l'un l'altro, ma si accavallano.
In realtà siamo in un universo acustico multi-stratificato. L'esercizio quindi inizia e continua, per un certo tempo, con la consapevolezza che passa da un suono all'altro.
Ma poi, piano piano, la consapevolezza riuscirà ad accogliere, contemporaneamente, i diversi suoni che fanno parte del nostro ambiente acustico.
Non sarà più una consapevolezza selettiva (un suono o l'altro), ma veramente uno spazio vuoto che riceve ciò che è, a livello acustico.

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  #35 
Vecchio 19/06/2009, 15:51
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Osservazione dei pensieri: 'da dove viene?'

A sedere nella solita postura.
Gli occhi possono rimanere leggermente aperti o chiusi. Spesso risulta, in questo esercizio, consigliabile lasciarli chiusi, ma ognuno deve verificare da sé.
L'esercizio consiste nell'accorgersi della nascita di ogni singolo pensiero.
Non è facile, perché appena iniziamo la pratica, ci accorgiamo subito della quantità sbalorditiva di pensieri che navigano nella nostra mente.

La cosa maggiormente sconfortante è rendersi conto che non solo i pensieri si susseguono l'un l'altro in modo assai veloce e inconsapevole, ma che si accavallano gli uni sugli altri, creando stratificazioni di pensieri su pensieri.
Davanti a questa situazione si ha la netta sensazione di non riuscire a scoprire il bandolo della matassa, per iniziare l'esercizio.

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  #36 
Vecchio 19/06/2009, 15:52
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Allora è bene porsi in un atteggiamento di grande vigilanza. Ci dobbiamo comportare così come un uomo nascosto di soppiatto a fianco di una porta, subito pronto ad avventarsi su chi passasse da lì: in uno stato di estrema sorveglianza di quel momento preciso nel quale ha origine il pensiero.

Dobbiamo essere dei guardiani assai scrupolosi.
Essere in questo stato conduce già di per sé a un estremo rallentamento della produzione dei pensieri medesimi.
Venendosi così a creare questa nuova situazione mentale, potremo compiere il nostro esercizio con l'atteggiamento più appropriato.

Questo condizione di estrema vigilanza va mantenuta per la durata dell'intera pratica.
Ora, in questa condizione, osserviamo i pensieri alla loro origine. Più sarà intensa la nostra vigilanza e più velocemente ci accorgeremo del loro sorgere.

Al nascere di ogni singolo pensiero, poniamo la domanda silenziosa a noi stessi, senza verbalizzarla concettualmente: "Da dove viene?".
È importante capire la funzione di questa domanda: il suo deve essere semplicemente un effetto domino, per far cadere il pensiero sul quale si pone.

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  #37 
Vecchio 19/06/2009, 15:53
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Non deve invece fare cadere assolutamente in una serie di riflessioni, intellettualismi, del tipo: "Forse questo pensiero deriva dalla coscienza, o dall'io, o dalla memoria, o da un altro pensiero, o da una certa sensazione fisica, ecc.".

Al pensiero appena sorto, quando ancora non ha invaso completamente il mio schermo mentale, nella sua situazione embrionale, pongo la domanda: "Da dove viene?", e così il pensiero stesso cade, facendo ritornare la mia consapevolezza al suo centro. E così via con i pensieri che sorgeranno dopo.
È importante che io mi accorga dei pensieri al loro sorgere, quando ancora non hanno un potere eccessivo sulla mia mente.

Con il tempo e con la pratica la densità dei pensieri diminuirà ulteriormente. La mente diverrà una sorta di lago chiaro e quieto sul quale sorgeranno qui e là bolle d'aria (i pensieri). Una bolla, la domanda "da dove viene?" e la bolla esplode; un'altra bolla, la domanda e anche questa bolla esplode; ecc.

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  #38 
Vecchio 19/06/2009, 15:54
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Stabilità del corpo da seduti

Seduti nella solita postura.
L'esercizio consiste nello stabilizzare, fermare il più possibile il corpo.
Ci si immagina sotto una sorta di campana.
Lo spazio attorno a noi, che aderisce al nostro corpo, lo consideriamo come qualcosa di solido, che poggia sulla nostra pelle, lungo tutto il suo perimetro.

Siamo come sotto una formina, di quelle che i bambini usano al mare con la sabbia.
Il nostro corpo è la sabbia, lo spazio attorno a noi è la formina. L'unica eccezione consiste nella zona davanti alla nostra pancia, nella quale ci sarà qualche centimetro di vuoto necessario a darle la possibilità di espandersi durante l'inspirazione.
L'esercizio è tutto qui.

FONTE: Gli esercizi - La meditazione come Via. Corso di Meditazione Vipassana e Zazen a Bologna
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  #39 
Vecchio 09/07/2009, 16:59
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Meditazione

Cos'è la Meditazione?

Lungi dall'essere fuga dalla realtà, la meditazione sta diventando per molti un antidoto alla vita frenetica e alienante, una questione di sopravvivenza, una necessità per restare ancorati alla realtà,
un mezzo per radicarsi nell'esistenza.

Nell'antica tradizione buddista si dice “prendere rifugio” Quando il Buddha aveva ottant’anni, e stava per morire, disse ai suoi discepoli di prendere rifugio nell’isola del loro Sé (attadipa).

Quest'isola è il centro, la nostra consapevolezza, secondo la tradizione Zen: il Volto originale...
Naturalmente vale anche per noi; se ritorniamo in noi stessi e guardiamo profondamente, possiamo entrare nel vasto universo della nostra stessa essenza.

Questa può essere una pratica molto importante per tutti noi.
Ogni qualvolta ci sentiamo perduti, tagliati fuori, separati dalla vita o dal mondo, ogni qualvolta sentiamo instabilità, dobbiamo sapere come praticare il Ritornare a Casa...

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  #40 
Vecchio 09/07/2009, 17:01
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La meditazione è una chiave:

apre la porta della tua interiorità…

Uno sguardo nell’anima.

E’ il tuo centro dimenticato,

sepolto sotto mille condizionamenti e paure.

Meditare è tornare a casa, riposare un po’:

quando sei in meditazione diventi Testimone di te stesso.


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  #41 
Vecchio 09/07/2009, 17:02
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Il respiro consapevole è il veicolo che possiamo usare per tornare dentro noi stessi.

La consapevolezza è attenzione. La parola attenzione genera tensione, c'è rigidità nel concetto di attenzione che abbiamo. L’attenzione consapevole di cui parlo è un'altra cosa, è un fiume maestoso che scorre senza sosta, lento e continuo, è un fluire naturale.
L'attenzione di cui parlo rende ogni cosa meravigliosa.

Il respiro consapevole ci riporta a casa, poiché genera l’energia della consapevolezza dentro di noi.

La consapevolezza è la sostanza di un Buddha

FONTE: Nonso.it - Meditazione - Spiritualità
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  #42 
Vecchio 07/09/2009, 15:43
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La Meditazione

(di Monica Giovine - tratto da "Piùchepuoi.it)

Sono molti i benefici della meditazione:

• 1) imparare a rilassarsi, quindi imparare a sciogliere la tensione dai muscoli del corpo e a lasciarsi andare

• 2) rallentare il battito del cuore quindi vincere lo stress

• 3) imparare a respirare in modo più profondo, completo e circolare quindi ossigenare in modo migliore il sangue ed il cervello ed essere più lucidi

• 4) svuotare la mente dai molteplici pensieri e preoccupazioni inutili che creano solo stress

• 5) imparare a stare nel QUI E ORA senza preoccuparci del passato o di cosa faremo dopo (dopo è un tempo immaginario ma che non esiste realmente) essere presenti

• 6) rafforzare il sistema immunitario quindi rendere corpo-mente più forti

• 7) entrare dentro se stessi ed imparare ad ascoltare le esigenze reali del proprio corpo

• 8) entrare in comunicazione con il vero sé scandagliando le illusioni del condizionamento ponendo fine alla sofferenza.

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