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Tecniche complementari Informazioni e pareri su varie tecniche di medicina complementare


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  #43 
Vecchio 20/01/2010, 14:20
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Dimmi ciò che pensi e ti dirò che vita hai e, stando all’evoluzione delle conoscenze scientifiche, anche di quali malattie soffrirai.
E questo, non solo perchè pensieri e convinzioni diverse portano ad emozioni e stili di vita diversi con impatto sanitario consequenziale. Ma anche perchè pensieri diversi modificano diversamente la nostra biologia.

Sono già disponibili abbondanti dati scientifici che dimostrano quanto detto.
Esiste, ad esempio, una malattia psichiatrica, definita Personalità Multipla; questa malattia è caratterizzata dal fatto che l’individuo presenta personalità diversea volte contrastanti, e che si presentano in circostanze diverse, con un passaggio da una personalità all’altra, a volte, rapido, a volte, molto graduale.

Ognuna di queste personalità è caratterizzata da un proprio modo di percepire sè stessa, il mondo e gli altri e quindi ha un diverso modo di rapportarsi con sè con gli altri e con il mondo.
Ogni personalità differente del paziente è caratterizzata da pensieri, emozioni e comportamenti diversi.

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  #44 
Vecchio 20/01/2010, 14:24
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Le differenze fra una personalità e l’altra dello stesso individuo, non si limita agli aspetti psichici, ma riguarda anche gli aspetti somatici, sessuali, culturali ed anche le malattie.
Vengono riportati casi di pazienti che presentano il diabete, quando assumono una certa personalità, e hanno la glicemia perfettamente normale, quando assumono una personalità diversa.
Sono documentati anche casi in cui l’allergia appariva o scompariva a seconda del tipo di personalità assunta dal soggetto.

Potrei fare diversi altri esempi scientifici di come pensieri, convinzioni e parole diverse, modificano e scolpiscono in modo differente non solo il nostro cervello ma anche il nostro corpo.

Tutto ciò che avviene nella nostra mente si ripercuote inevitabilmente su ogni cellula del nostro corpo, e viceversa.

Pensieri diversi portano ad emozioni, sentimenti e personalità diverse con una conseguente biologia differente. Pensieri tristi creano cellule tristi e pensieri felici creano cellule felici.

Come giustamente riferisce Edmund Spencer:
E’ la mente che fa sani e malati, che rende tristi o felici, ricchi o poveri

Buona strada

FONTE: La forza straordinaria del pensiero: la via della guarigione
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  #45 
Vecchio 03/03/2010, 16:17
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Lampadina Il cervello umano

Il cervello umano ed il suo rapporto con l'anima
Luigi Di Bianco (25/04/2009)
tratto da http://www.positanonews.it/index.php...NIMA.&id=23143


Lo studio del cervello rappresenta una vera e propria sfida data l'enorme complessità e mistero che avvolge quest'organo centrale per la nostra esistenza.
Già Spinoza, nel seicento, aveva scritto: "[…] il cervello umano supera in ingegnosità tutte le costruzioni della perizia umana".

La cosa veramente sorprendente è che semplici cellule possano condurre al pensiero, all'azione e alla coscienza.
Anche se si sono fatti passi avanti notevolissimi nella conoscenza dei processi cerebrali, bisogna dire che la neurobiologia è tuttavia assai lontana da una teoria completa della coscienza.
Una solida base di conoscenza è comunque stata acquisita su come funziona il cervello.

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  #46 
Vecchio 03/03/2010, 16:22
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I neuroni, unità fondamentali del cervello, vengono prodotti durante la vita fetale.
Durante questa fase, l’organismo produce circa 250 mila neuroni al minuto. Ma circa un mese prima della nascita, la produzione si blocca e per il cervello comincia una seconda fase che durerà per tutta la vita: la creazione di connessioni tra le cellule.

In questo processo, le cellule che falliscono le connessioni vengono eliminate, tanto che al momento della nascita sono già dimezzate.
La moria di neuroni diviene imponente a partire dai 30-40 anni quando, senza che l’organismo le sostituisca, le cellule cerebrali cominciano a morire al ritmo di 100 mila al giorno, circa 1 al secondo.

Ma se hai più di 30/40 anni non è che devi preoccuparti più di tanto: per fortuna non c’è un corrispondente declino mentale: la capacità di creare nuove connessioni preserva, infatti, fino a un certo punto, le facoltà mentali acquisite.

Il neurone, questa minuscola cellula che costituisce il mattone del cervello, può essere paragonata ad un computer in miniatura perché raccoglie, elabora e trasferisce informazioni, o per meglio dire, impulsi nervosi.
Nella figura ho riportato lo schema di un neurone. (vedere nella pagina)

Ciascun neurone consiste di un corpo cellulare, o soma, che contiene il nucleo cellulare o, per continuare la similitudine con il computer, l’unità di elaborazione centrale (CPU). Le informazione all’unità di elaborazione arrivano lungo un gran numero di fibre chiamate dendriti.

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  #47 
Vecchio 03/03/2010, 16:25
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zorik64 è un illuminatozorik64 è un illuminatozorik64 è un illuminatozorik64 è un illuminatozorik64 è un illuminatozorik64 è un illuminatozorik64 è un illuminatozorik64 è un illuminatozorik64 è un illuminatozorik64 è un illuminatozorik64 è un illuminato
Riferimento: Il cervello umano

Il rapporto tra neuroni ed anima, in effetti, potrebbe essere molto fisico e poco metafisico. I neuroni tramettono messaggi attraverso energia. E l'energia è anche la forma fisica di Dio, senza dubbio. Cosa è immobile, eterno ed immutabile? L'energia sotto forma di luce, come ci ha rivelato Einstein. E a Dio proprio questo riconosciamo: che è eterno, immobile, luminoso. E onnipresente. Ci avete mai pensato?
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  #48 
Vecchio 03/03/2010, 16:28
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Ogni dendrite costituisce una porta di ingresso.
Quante porte di ingresso ci sono per ogni neurone?
Non c’è un numero fisso. Ogni neurone può avere un numero variabile di dendriti che può variare da alcune centinaia ad alcune decine di migliaia.
Nel disegno ho indicato solo tre porte di ingresso in corrispondenza di tre linee di input.

Se consideri che un neurone può avere alcune decine di migliaia di porte di ingresso ti puoi rendere conto della complessità di questo minuscolo computer.
Adesso immagina che, di questi computer in miniatura, nel cervello ce ne sono circa 100 miliardi! Sì, hai letto bene ... cento miliardi.

Da dove provengono i segnali in input?
Dalle cellule sensoriali, come quelle della retina dell’occhio, oppure, più frequentemente, da altri neuroni.
I segnali arrivano al micro-computer attraverso le porte di ingresso (dendriti) e vengono elaborati dall’unità centrale (corpo cellulare).

Se, e solo se, l’unità centrale verifica determinate condizioni allora il corpo cellulare ‘spara’, o invia, un segnale lungo l’unica linea di output o porta di uscita.
La linea di output è una singola fibra lunga chiamata assone. L'assone si allunga per un lungo tratto, in genere circa un centimetro (cento volte il diametro del corpo cellulare) e fino a un metro in casi estremi.

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  #49 
Vecchio 03/03/2010, 16:31
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Riferimento: Il cervello umano

Anna1401: sei sicura che sia così interessante trascrivere interamente un saggio nel forum?
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  #50 
Vecchio 03/03/2010, 16:36
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Riferimento: Il cervello umano

Credo che a qualcuno potrebbe interessare...
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  #51 
Vecchio 03/03/2010, 16:41
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Dove va a finire il segnale in output lungo l’assone?
Può andare ad attivare cellule muscolari oppure, più frequentemente, è applicato in input ad altri neuroni.
Verso l’estremità anche l'assone si suddivide in numerose ramificazioni.
Succede quindi che il singolo segnale in output non ha un solo destinatario ma può interessare alcune decine o centinaia di neuroni o cellule muscolari collegate.

Normalmente un neurone spara un segnale tutto-o-niente, o, per dirla in termini informatici, un segnale digitale di valore 1 o valore 0.
Ma cosa deve verificare la CPU per decidere se sparare o meno il segnale in uscita?
Ogni neurone ha una soglia di attivazione, se il livello di attivazione raggiunge la soglia prestabilita, il neurone spara il segnala in uscita.
Il livello di attivazione del neurone in un dato momento è determinato dai segnali applicati sulle centinaia o migliaia di porte di ingresso.

Ma non è tutto così semplice! Ogni singola porta ha un filtro che può amplificare o attenuare il segnale in arrivo. Il filtro si chiama sinapsi (nel mio disegno le ho indicate con le lettere w1, w2, e w3). Se ci sono 100 miliardi di neuroni ed ogni neurone può avere decine di migliaia di porte di ingresso … quante sinapsi ci sono nel cervello?
Un numero impressionante … dell’ordine di migliaia di trilioni.

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  #52 
Vecchio 03/03/2010, 16:49
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L’esistenza di queste sinapsi fu scoperta da Charles Scott Sherrington, grande neurofisiologo, premio Nobel 1932 per la medicina e la fisiologia.
Le sinapsi non sono connessioni fisiche perché tra due neuroni s’interpone sempre una microscopica fessura.
Per superare questo varco, i segnali si trasformano: da elettrici, diventano chimici.

(...) Il tuo cervello, il mio cervello non è uguale a come era solo 1 secondo fa, si rimodella in continuazione, ogni volta che lo usiamo si modifica. Ogni singolo pensiero che passa per la nostra testa modifica qualcosa nei circuiti neuronali del nostro cervello.

(...) Due neuroni, per comunicare, si scambiano sostanze chimiche che li inducono a generare particolari impulsi elettrici. Immagina di ripetere questo processo milioni, miliardi di volte e avrai un’idea, sia pur semplificata, del trasferimento di un’informazione (visiva, acustica...) all’interno di un circuito neuronale del cervello umano.

Metti ora insieme i singoli pezzi e prova ad immaginare i 100 miliardi di neuroni e le migliaia di trilioni di sinapsi collegati tutti insieme in una complicata architettura di interconnessioni percorsa in continuazione da segnali elettrochimici.

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  #53 
Vecchio 03/03/2010, 16:52
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Ma a cosa serve questa complessa architettura?
Che relazione ha con i processi di apprendimento, con la memorizzazione?
Il segreto della memorizzazione è nella plasticità neurale, cioè nella capacità delle sinapsi di modificare il fattore di amplificazione o di attenuazione di un segnale.

Vediamo un caso semplice:
Immagina, per esempio, di cogliere un fiore mai visto prima e che qualcuno ti dica che il fiore in questione si chiama ‘fresia’). T
Ti accorgi che questo fiore è caratterizzato da un profumo piacevolissimo e lo annusi varie volte.
Questo tipo di informazione viaggerà dalla tua mucosa olfattiva (la parte interna del naso che "sente" gli odori), lungo il nervo olfattivo, fino alla parte della corteccia cerebrale organizzata per analizzare e comprendere i profumi.

Nel fare ciò, l’informazione attraverserà un numero enorme di sinapsi creando l’equivalente di un "sentiero" neurale.
Al ripetersi dell’esperienza, ogni volta che riannusi il fiore, l’informazione viaggerà nuovamente lungo lo stesso percorso rinforzandolo ancora di più, proprio come il passaggio di molte persone sulla neve fresca crea un solco sempre più profondo in relazione al numero di persone che vi passano.

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  #54 
Vecchio 03/03/2010, 16:54
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Questo processo, chiamato “facilitazione”, è la base fisica dei processi di apprendimento e memorizzazione: quando un’informazione è passata un gran numero di volte attraverso lo stesso "sentiero", cioè la medesima sequenza di sinapsi, le sinapsi stesse sono così "facilitate" che, per esempio, quando sentirai, dopo un certo tempo, lo stesso profumo piacevolissimo, automaticamente lo abbinerai all’immagine di un fiore chiamato fresia.
Ecco generato il ricordo. Io ho sentito il profumo delle fresie da bambino e sono ancora in grado di riconoscerlo a occhi chiusi.

Lo stesso accadeva quando, a scuola, si cercava di memorizzare una poesia. Ripetendo mentalmente, in continuazione, una sequenza di parole si andava a rinforzare un certo percorso neurale che poi era facile ripercorrere quando si veniva interrogati in classe.

Questo meccanismo spiega anche un altro piccolo mistero: perché mai, quando abbiamo imparato una poesia, è così difficile recitarla partendo dalla seconda strofa e non dall’inizio?
Proprio perché l’intera memorizzazione fa parte di un percorso "facilitato": solo imboccandolo dall’inizio si riesce a ripercorrerlo senza difficoltà.

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  #55 
Vecchio 03/03/2010, 16:57
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Questa teoria dell’apprendimento fu proposta per la prima volta dallo psicologo canadese Donald Olding Hebb che introdusse quella che è ancora conosciuta come la “regola di Hebb”, o dell'apprendimento hebbiano.

Secondo questa regola: «se un neurone A è abbastanza vicino (minima fessura sinaptica, NdA) ad un neurone B da contribuire ripetutamente e in maniera duratura alla sua eccitazione, allora ha luogo in entrambi i neuroni un processo di crescita o di cambiamento metabolico tale per cui l'efficacia di A nell'eccitare B viene accresciuta».

Ovviamente il processo dell’apprendimento è molto più complesso. Le informazioni da apprendere e memorizzare sono caratterizzate da diversi parametri (colore, sapore, suono, emozione, dimensione, gioia, sofferenza...) che, presi uno per uno, interessano aree cerebrali differenti. Il cervello è infatti suddiviso in centinaia di aree, ognuna delle quali governa una specifica funzione.

Ogni volta che pensiamo, ricordiamo, parliamo, cantiamo, corriamo, annusiamo o soffriamo, queste aree si attivano in maniera trasversale, attraverso un processo ancora non ben chiarito d’integrazione dei singoli aspetti della realtà.

Il mistero maggiore è come facciano i frammenti dispersi nelle varie aree del cervello a ricomporsi, all’occorrenza, in qualche millesimo di secondo, facendo riemergere il ricordo completo.

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  #56 
Vecchio 03/03/2010, 17:08
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Più facile, invece, è capire perché alcuni ricordi si perdano (o vengano fatti sparire volontariamente): basta che il percorso "facilitato" tra le sinapsi si cancelli o si indebolisca, e il ricordo diventa inaccessibile.

Certo, è legittimo pensare che l’apprendimento sia qualcosa di più della ristrutturazione di un certo numero di sinapsi... ma è assolutamente certo, esistono prove concrete, che senza la plasticità neurale non saremmo capaci di apprendere e di ricordare.

(...) Ora “si tratta di capire come si passa dal cervello alla mente. Come si passa cioè dal corpo allo spirito”. (Edoardo Boncinelli)

Il neuro-scienziato Antonio Damasio, portoghese operante negli USA, rappresenta una delle figure di maggior spicco a livello mondiale nel campo delle neuroscienze.
Secondo Damasio, lo studio delle funzioni cognitive, e in particolare della coscienza, è stato per lungo tempo trascurato a causa della tradizione filosofica che, può essere fatta risalire a Cartesio.
Damasio, nel 1994 ha pubblicato il libro “L'errore di Cartesio” dove spiega come Cartesio non abbia capito che la natura ha costruito l'apparato della razionalità, della coscienza di sé, non solo al di sopra di quello dell’apparato biologico, ma anche a partire da esso e al suo stesso interno.

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