Questa discussione dal titolo Omeopatia e Omotossicologia - informazioni è all'interno del forum Terapie e Tecniche complementari; L'attività dei rimedi organoterapici si esplica secondo due principi:
1. Primo principio: l'organo agisce sull'organo. 2. Secondo ...
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L'attività dei rimedi organoterapici si esplica secondo due principi:
- 1. Primo principio: l'organo agisce sull'organo.
- 2. Secondo principio: azione trifasica della diluizione.
Il dosaggio applicato viene espresso in centesimali Hahnemaniane (CH), in cui oltre alla diluizione viene applicato il metodo della dinamizzanione, pertanto avremo:
- a basse diluizioni alla 4 o 5 CH si ottiene un'azione stimolante
- a medie diluizioni alla 7 CH si ottiene un'azione regolatrice
- ad alte diluizione alla 9 CH si ottiene un'azione inibente, bloccante
Così avremo che le basse diluizioni verranno impiegate in trattamenti ove necessita stimolare un'azione proliferativa e riparatrice, le medie diluizioni per regolarizzare talune attività organiche e ormonali, le alte diluizioni per ottenere un effetto inibente su organi e ghiandole in fase di iperattività.
Forme farmaceutiche e somministrazione
Le forme farmaceutiche comunemente impiegate sono: supposte e ampolle, da somministrare tre volte la settimana ed eventualmente alternando tra gli organoterapici prescritti.
Fonte http://naturafelicitas.it/index.php/...anoterapia/C15
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Organoterapia moderna
La moderna organoterapia viene fatta risalire alla fine dell’‘800 e ad un medico veterinario e omeopata tedesco di nome Lux, ricorrendo in essa i fondamenti dell’omeopatia Hahnemanniana, per il principio che il simile cura il simile.
Le ricerche di Lux furono approfondite da Hering e perfezionate all’inizio del ‘900 da Nebel, considerato il padre dell’organoterapia contemporanea.
Essa assume il nome di “organoterapia diluita e dinamizzata”, proprio secondo i principi dell’omeopatia, nella quale si può inserire come particolare metodica terapeutica.
Lo scopo è quello di promuovere la carente funzione delle ghiandole o tessuti, utilizzando estratti di ghiandole o tessuti omologhi di animali, affinché si ripristini l’equilibrio.
L’organoterapia si differenzia dall’opoterapia perché in quest’ultima la somministrazione dell’estratto avviene in dosi ponderali, mentre per l’organoterapia le dosi sono infinitesimali e il rimedio viene sottoposto a diluizioni e dinamizzazioni, secondo i principi dettati da Hahnemann (1755-1843).
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L'azione
L’organoterapia diluita e dinamizzata si basa sul principio fondamentale: il simile agisce sul simile, ovvero l’organo agisce su un medesimo organo.
Tale principio è stato studiato secondo i meccanismi immunopatologici, dimostrando che il rimedio organoterapico si promuove quale antigene, bloccando gli anticorpi omologhi.
Nella pratica terapeutica, di norma, non si ricorre a diluizioni inferiori alla 3 CH.
I preparati organoterapici si presentano sotto forma di fiale bevibili o in supposte, e si ottengono a partire da diversi tessuti: aorta, vena, midollo osseo, dischi lombari, mucosa dello stomaco, ipotalamo, tiroide, etc.
Fonte http://www.aemetra-valeriosanfo.it/organoterapia.html
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Riguardo alle diluizioni è opportuno ricordare come fino alla 12 CH e alla D 24 vi siano sempre molecole presenti di quella sostanza.
dr. vincenzo valesi sanihelp
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paradosso scientifico?
E quindi il problema è se accettare o meno che basse dosi
di una sostanza siano in grado di determinare dei messaggi in grado di evocare una risposta da parte delle cellule: questo non significa che sempre sia possibile per tutte le sostanze,(per esempio per gli antibiotici), ma non è escludibile sul piano concettuale e anche biologico: un esempio ci viene dalle citochine e dagli ormoni, nonchè dai catalizzatori, che sono in grado di espletare un'azione biologica a basse concentrazioni, dell'ordine della 10 alla meno 6, come sono appunto le sesta decimali.
Dobbiamo quindi distinguere fra un'omeopatia basata sulle alte diluizioni, la cui posizione è allo stato di conoscenze attuali difficile da sostenere a un determinato livello
e una medicina delle basse dosi la quale, per quanto possa non essere condivisa, non può essere considerata un paradosso scientifico.
dr. vincenzo valesi
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dr. vincenzo valesi sanihelp
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Omotossicologia
Negli anni ‘30 a Berlino un giovane, appassionato e intraprendente medico tedesco, Hans Heinrich Reckeweg, intravede nelle moderne scienze Biochimica ed Immunologia in particolare, le chiavi di lettura per spiegare i principi hahnemanniani su cui si fonda l'Omeopatia e afferma:
...Un giorno costruirò un ponte tra l'Omeopatia e l'Allopatia…
cosi nel 1952 nasceva l'Omotossicologia.
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L'omotossicologia (etimologicamente: studio dei fattori tossici per l'uomo) definita anche omeopatia antiomotossica identifica nelle "omotossine" la causa cui ricondurre eziologicamente tutte le malattie, ha come finalità la valutazione clinica degli effetti delle diverse tossine endogene ed esogene e il relativo trattamento omeopatico.
La risposta dell’organismo alla noxa (causa) patogena è un sistema integrato che venne chiamato “Sistema della grande difesa” e coinvolge: il sistema immunitario, il sistema connettivo, il sistema nervoso e quello ormonale e la funzione disintossicante del fegato.
L’omotossicologi a è una corrente dell’omeopatia con un proprio CORPUS teorico, metodologico e clinico con una propria peculiare strategia terapeutica.
I mezzi terapeutici usati sono principalmente i farmaci omeopatici unitari, omeopatici in accordo di potenza, ed omeopatici complessi.
Qualunque organismo è continuamente attraversato da un'enorme quantità di tossine esogene (batteri, virus, tossine alimentari, fattori di inquinamento ambientale, cataboliti di farmaci di sintesi, stress emotivi, ecc.) ed endogene (prodotti intermedi dei diversi metabolismi, cataboliti finali, ecc.).
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In accordo con la teoria di von Bertanlanffy, secondo cui l'organismo è un sistema di flusso in equilibrio dinamico:
- resterà nella condizione di equilibrio = salute, se l'omotossina non è particolarmente "virulenta" e se i sistemi emuntoriali sono efficienti, essa attraversa l'organismo-sistema di flusso senza determinare alcuna interferenza nella sua omeostasi
- si determinerà un'alterazione dell'equilibrio = malattia, se la tossina è particolarmente "aggressiva" o se i sistemi di drenaggio emuntoriale non sono sufficienti. L'organismo, nella sua naturale tendenza verso il mantenimento o il ripristino della sua "omeostasi", cercherà di compensare innescando meccanismi supplementari di tipo autodifensivo.
Per Reckeweg padre dell'Omotossicologia la malattia è da interpretare come la risultante che scaturisce dall'inter-reazione tra noxa patogena, fattori ambientali e soprattutto reattività, cioè "le malattie sono l'espressione della lotta dell'organismo contro le tossine, al fine di neutralizzarle ed espellerle; ovvero sono l'espressione della lotta che l'organismo compie naturalmente per compensare i danni provocati irreversibilmente dalle tossine".
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Si tratta di una visione biologica del processo di guarigione: con i farmaci omotossicologici si stimola la capacità di autoguarigione del paziente attraverso il ripristino delle sue capacità metaboliche, enzimatiche, immunologiche, emuntoriali, giungendo alla definitiva eliminazione del carico tossico responsabile del quadro morboso, cioè alla vera guarigione.
Partendo da queste considerazioni, il Dr. Reckeweg osservò e descrisse un fenomeno di grande interesse: la vicariazione, cioè lo spostamento della malattia da un tessuto all'altro, da un organo all'altro.
Con la terapia omotossicologica si noterà la cosiddetta vicariazione regressiva, cioè lo spostamento della malattia da organi più nobili e profondi verso organi o sistemi deputati all'escrezione delle tossine.
La grande capacità di sistematizzazione portò il Dr. Reckeweg a concepire un quadro sinottico, la Tavola delle Omotossicosi, sintetizzando in esso, il patrimonio diagnostico dell'Omeopatia, i fondamenti dell'Embriologia, le moderne acquisizioni di semeiotica medica e di fisiopatologia.
In base alla Tavola delle Omotossicosi, a seconda dell'entità dell'aggressione e dell'integrità del sistema difensivo autologo (che Reckeweg chiama Sistema della Grande Difesa), l'organismo manifesta quadri clinici differenti che si possono agevolmente classificare in 6 fasi.
Ultima modifica di anna1401; 28/12/2010 alle 16:18
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LA TAVOLA DELL’OMOTOSSICOLOGIA » le 6 fasi
Nella tavola, Reckeweg rappresenta i vari gradi di reattività attraverso i quali l'organismo cerca di mantenere o ripristinare la propria omeostasi, il proprio equilibrio, il proprio stato di salute.
Ogni fase rappresenta l'espressione delle diverse capacità reattive (infiammatorie) dell'organismo.
È proprio l'inquadramento della patologia nella Tavola delle Omotossicosi ad orientare la scelta della strategia terapeutica.
Le fasi patobiologiche vengono viste come risposta dell’organismo alle tossine che ne minacciano l’integrità e l’esistenza.
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Fase di escrezione – (fase di infiammazione fisiologica)
E’ il tentativo dell’organismo di liberarsi di una tossina aumentando l’intensità dei suoi meccanismi fisiologici.
Mediante il legame, la dispersione o la dissoluzione delle tossine nei secreti, queste possono essere espulse insieme ai secreti stessi.
I meccanismi di escrezione sono: il sudore, la diarrea, il vomito, la tosse, la rinorrea, gli essudati della cute, il muco, le lacrime, bile ed urina.
Se la fase 1 non si risolve o viene repressa si entra nella fase 2 (fase di infiammazione)
Fase di infiammazione – E’ caratterizzata da un’infiammazione acuta essudativa.
L’infiammazione è il tentativo dell’organismo di accelerare ed aumentare i processi metabolici mediante l’attivazione del tessuto connettivo vasale.
Fase di deposito - La patologia non va né avanti né indietro – le tossine si depositano nel connettivo e si formano dei peptidi selvaggi.
E’ la conseguenza del fallimento dei meccanismi di escrezione e infiammazione.
La tossina non può più essere espulsa, viene depositata nel tessuto e si instaura un labile equilibrio tra gli effetti patologici e i processi difensivi (es. infiammazione cronica proliferativa).
Nel decorso vi è una proliferazione cellulare che può portare alla formazione di granulomi.
La localizzazione principale in cui avviene la fase di deposito è la matrice.
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Fase di impregnazione – E’ il consolidamento di una sostanza estranea nel tessuto.
A causa di un sovraccarico funzionale e di materiali nella matrice, la zona di transito tra la circolazione e la cellula viene ostruita e quindi bloccata.
La cellula viene così metabolicamente isolata dallo spazio extracellulare e i prodotti intermedi si immagazzinano (es. fibrosi, silicosi, noduli).
Fase di degenerazione – Ci troviamo nella cellula – E’ la conseguenza di un danno permanente che provoca una diminuzione o un’alterazione delle funzioni e della struttura.
Il processo patologico avviene al di là della matrice, nelle cellule.
Si hanno modificazioni della struttura della cellula e modificazioni della suddivisione dei tipi di cellule del tessuto.
Es. fibrosi, sclerosi, cirrosi, ateromatosi, cicatrici, cheloidi, atrofia, demielinizzazione.
La degenerazione può essere una forma di passaggio o un passaggio vero e proprio verso la dedifferenziazione (si distingue da questa in quanto è ancora presente una gerarchia ordinata nell’organismo)
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Fase di dedifferenzazione (fase del NEOPLASMA) – Consiste nella perdita della forma e della funzione della cellula e nel ritorno a forme cellulari non differenziate e non specializzate.
E’ un processo di regressione fino alle strutture embrionali (es. neoplasia).
Dedifferenziazione significa perdita della caratteristica specifica cellulare con conseguente perdita della funzione propria della cellula.
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Sulla base di tutto ciò nel 1936, Reckeweg propose quindi una farmacologia originale ed innovativa:
accanto ai rimedi omeopatici classici egli introdusse una serie di principi omeopatici "nuovi", che rappresentano l'attualizzazione omeopatica dell'Immunologia e della Biochimica:
mise quindi a punto i nosodi (veri e propri immunostimolanti),
i catalizzatori del Ciclo di Krebs ed
i chinoni omeopatizzati (veri e propri stimolatori metabolici),
gli organoterapici (stimolatori della funzione e della struttura di tessuti ed organi), e
la rivoluzionaria classe dei preparati composti, cioè delle composizioni ideali di rimedi, vere e proprie unità terapeutiche, ognuna specifica per ogni patologia.
Fonte http://www.smp1993.it/index.php?pg=omotossicologia
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sintesi e sinergia
In pratica Reckeweg ha coniugato la visione omeopatica classica basata sulla legge del simile, a volte(non sempre)
applicatain maniera speculare e acritica, con la medicina moderna basata su un ragionamento clinico scientifico,
su moderne conoscenze di biochimica e di biologia,
creando anche dei composti originali e associando spesso fra loro principi diversi che agiscono secondo un principiuo di sinergismo e a piccole dosi.
dr. vincenzo valesi
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dr. vincenzo valesi sanihelp
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piccole dosi
Per cui l'omotossicologia non è un corpo culturale statico e dogmatico ma si evolve e si accresce nel contesto dell'evoluzione scientifica assimilando ale più recenti acquisizioni anche nel campo dell'immunologia e dell'endocrinologia e della neurologia secondo principi che non sono sono basati sul blocco o sullo stimolo, ma sulla modulazione di meccanismi diregolazioneendogeni
sempre utilizzando piccole dosi, comunque non infinitesimali.
dr. vincenzo valesi
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dr. vincenzo valesi sanihelp
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integrazione
Questo non significa-come qualcuno ha erroneamente interpretato- che si può curare una faringotonsillite batterica o una polmonite con sottodosaggi di antibiotici.
Quando si applicano le leggi della farmacologia classica
bisogna utilizzare dosaggi ponderalmente dimostratesi in grado di "uccidere" i microorganismi.
L'omotossicologia non esclude l'uso dei farmaci classici quando necessario, e può integrarsi con essi quando è possibile, secondo un'embricazione intelligente e sensata,
che può essere frutto solo di un ragionamento clinico.
dr. vincenzo valesi
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dr. vincenzo valesi sanihelp
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il ventaglio
Da questa integrazione applicata con intelligenza, può nascere una medicina nuova più ricca, in grado di allargare il ventaglio delle risposte terapeutiche.
Libera da tutti i condizionamenti e pregiudizi che attualmente ostacolano
un confronto sereno.
dr. vincenzo valesi
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dr. vincenzo valesi sanihelp
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I punti fondamentali di una visita Omotossicologica
1. Anagrafica (età, sesso, razza, paese d’origine, professione, stato civile).
2. Motivo della visita
3. Anamnesi patologica prossima (inquadramento nella tavola della omotossicologia)
4. Anamnesi patologica remota (inquadramento nella tavola della omotossicologia)
5. Anamnesi familiare (nosode costituzionale, cioè la malattia cronica di fondo della famiglia).
6. Anamnesi fisiologica
7. Storia di una giornata “tipo” del paziente e individuazione della Costituzione
8. Esame Fisico (inquadramento neurovegetativo).
9. Esame psicologico (inquadramento neurovegetativo).
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In seguito alla raccolta di tali informazioni si inquadrano nella tavola dell’omotossicologia le diverse patologie che il paziente riferisce.
E’ questo un tipo di schema della storia clinica patologica remota del paziente, che può unire e correlare varie patologie che, frequentemente, sono in sequenza, come risultato di una soppressione, di un peggioramento, di una evoluzione dovuta all’età, a diversi eventi fisici e psichici.
E’ importante per capire l’evoluzione della patologia, per stabilire una prognosi, per prevenire eventuali peggioramenti correlati a vicariazioni regressive, per scegliere l’utilizzo di rimedi (nosodi) specifici.
L' omotossicologia, quindi con l’ausilio dei progressi della medicina accademica (analisi mediche, esami diagnostici, ecc.) trova l’esatta posizione della malattia nella tabella delle 6 fasi, e tramite rimedi omotossicologici aiuta il corpo a riattivare le funzioni di eliminazione delle tossine e, in caso di danni cellulari, ripristina la struttura enzimatica cellulare.
In conclusione la terapia omotossicologica non elimina il sintomo, ma lancia un vero e proprio impulso verso la guarigione basato sulla disintossicazione: questo con l’ausilio sia di farmaci omeopatici (sia unitari che composti), che di farmaci che rappresentano la sintesi perfetta fra antico e moderno, fra tradizione e avanguardia.
Fonte http://www.smp1993.it/index.php?pg=omotossicologia
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L'omotossicologia utilizza diluizioni di sostanze nell'ordine delle decimali, cioè siamo ancora nel campo del "chimicamente presente", al di sotto del numero di Avogadro che è 10 all meno 23. Si tratta cioè di "basse dosi" , ma non del "nulla". Questo non significa che se si vuole usare un antibiotico per curare un'infezione si debba usare una diluizione omotossicologica:in tal caso bisognerebbe usare
i dosaggi farmacologici classici, perchè l'antibiotico è rivolto solo verso una struttura del microorganismo, che può essere la sua parete, il suo acido nucleico, un suo enzima deputato all replicazione.
L'operatività delle basse dosi si inserisce invece in un discorso di medicina regolativa di un sistema biologico complesso, favorente o inibente l'espressione dei recettori cellulari verso ormoni, citochine, neurotrasmettitori, vale a dire in un un contesto di elaborazione dello stimolo.
dr. vincenzo valesi
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dr. vincenzo valesi sanihelp
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