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Discussione: il corpo racconta

  1. Registrato da
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    Se si vuol piacere però il discorso cambia:

    la voce risulta calda, interessata, intima, si ride più spesso e i silenzi sono in genere molto brevi. Chi vuole affascinare (ed è consapevole del proprio fascino), usa una voce più modulata e la adatta al proprio interlocutore, all’argomento di conversazione e alla situazione. Se a sedurre è un uomo, si è scoperto, tende ad esibire un tono più acuto all’inizio e più basso dopo; inoltre, sa usare un tono medio quando intende comunicare cordialità e sicurezza. Chi invece è insicuro delle proprie “carte” invece adotta un volume e un tono più basso e uniforme per tutto il corso dell’interazione.

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    Nei neonati

    La psicologa Kathleen Bloom e altri colleghi hanno constatato come bambini di tre mesi, vestiti di bianco (per cui era impossibile distinguerne il sesso) suscitavano reazioni differenti in funzione al tipo di vocalizzazioni.L’ana lisi acustica dei vocalizzi ha dimostrato che l’unica differenza rilevabile consisteva nell’intensità della nasalizzazione della voce (più accentuata nelle femminucce). In definitiva, i neonati con voce meno nasale – i maschi – venivano considerati più amichevoli, vivaci, simpatici e, nell’insieme, più affabili.

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    In uno studio di Seaver e altri ricercatori

    poi, si è constatato come chi avesse la voce più nasale venisse ritenuto di ceto sociale più basso, meno intelligente, socievole, gradevole e onesto. Anche sul piano lavorativo gli veniva attribuito un impiego poco qualificante e scarsa ambizione. Risulta intuitivo che, con questi presupposti, le donne possano venire giudicate ingiustificatamente meno idonee per certe occupazioni e, in generale, meno influenti e dotate, se paragonate agli uomini.

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    Per provare la veridità di questa conclusione

    la Bloom, Zajac e Julie Titus hanno chiesto ad un gruppo di volontari di dare dei giudizi su delle persone, ascontandole parlare in delle registrazione audio. Ne è risultatato che le donne e chi aveva una voce più “raffreddata” suscitava maggiori attribuzioni negative, come la considerazione che fosse meno sveglio e, nel complesso, meno competente.

    Anche i maschietti con questo tipo di “vocalità” non erano esenti da critiche: chi aveva quel timbro appariva più timoroso, meno capace di affermarsi e più accondiscente. Gli autori della ricerca suggeriscono che la nasalità della voce contribuisce così a creare ed evocare degli stereotipi poco edificanti sulle donne.

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    assumere una voce alla Marilyn Monroe

    E’ anche vero però che questo registro può talvolta tornare utile alle donne, nel corteggiamento, ad esempio, assumere una voce alla Marilyn Monroe, da un’idea di maggiore innoquità e arrendevolezza e può indurre quindi il maschio prescelto a farsi più gargliardo e intrapendente.

    In generale, si è appurato che le donne fanno assumere alla propria voce un suono più “sottile” di quello che verrebbe loro naturale: un timbro del genere induce così a pensare a chi sente solo la voce (come in una conversazione telefonica) che appartenga ad un corpo più snello e filiforme. L’apparire un po’ «ochetta» spinge l’uomo a sottovalutare la donna; ma questo fatto non sempre è un male: in questo modo, la donna, giudicata inerme e poco «brillante», può lavorarsi di «fino» il partner e letteralmente farglierla alle sue spalle.

    Fonte: duepiu.net/sito/seduzione/pacori

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    Le parole giuste

    Parlando, parlando... quali sono le parole giuste per ogni occasione? Le parole per tutti i giorni, per tutti gli interlocutori, semplicemente, non esitono! Una delle prime regole della comunicazione, infatti, è: <scegli le parole che piacciono al destinatario del tuo messaggio>.

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    spedire il messaggio nella porta giusta

    Quando parliamo con qualcuno, la prima cosa da fare è spedire il messaggio nella porta giusta. I cinque sensi sono le nostre finestre sul mondo, le nostre porte percettive spalancate sulla realtà esterna.

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    canale sensoriale: il Visivo, V, l’Auditivo, A, ed il Cinestesico, K.

    La Programmazione Neuro-linguistica ha elaborato un modello che identifica tre tipi "umani", ovvero tre principali gruppi di persone che interpretano la realtà secondo un canale sensoriale: il Visivo, V, l’Auditivo, A, ed il Cinestesico, K. Quest'ultimo fa riferimento alla preferenza per il tatto, il gusto e l'olfatto.

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    Se stiamo parlando con un Visivo

    Ogni canale sensoriale ha le sue parole preferite. Se stiamo parlando con un Visivo, ad esempio, quali saranno i punti cardinali di riferimento del suo mondo di percezioni? Le luci e i colori! Una persona che fa dei suoi occhi la guida per conoscere e sperimentare gli oggetti del mondo, come costruisce il suo linguaggio, i suoi messaggi? Con parole chiare a precise, che sanno di luci, prospettive e poligoni definiti.

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    Facciamo qualche esempio ...

    dei termini che i Visivi amano sopra ogni cosa? Eccoli qui: vedere, guardare, definire, luce, colori, prospettiva, osservare, sguardo, delineare, tracciare, dipingere, disegnare...

    Chi utilizza la vista come canale privilegiato, quindi, si aspetta di sentir parlare con questo linguaggio, perchè è quello che conosce meglio ed è quello che rappresenta nel modo migliore le forme dei suoi pensieri.

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    persone Auditive

    Un ragionamento analogo vale a proposito delle persone Auditive, ovvero quelle che descrivono le proprie esperienze soprattutto con termini come sentire, ascoltare, armonia, musica, parole, scrittura, lingua, traduzione, conversazione, audio, sintonizzarsi, cantare, leggere...

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    I Cinestesici

    molto numerosi nella popolazione umana (circa il 40-45%), sembrano meno facili da individuare a prima vista, ma ci sono tanti segnali che portano dritti dritti alla loro "tribù". Il loro universo semantico è fatto di parole come sensazione, emozione, toccare, concreto, pratico, sentimento, percepire, solido, sperimentare, sentire, costruire, tastare, abbracciare, approfondire...

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    l'incontro fra persone di gruppi differenti

    Come forse avrai immaginato, i gruppi "sensoriali" hanno un modo molto diverso di comunicare. Può capitare, quindi, che l'incontro fra persone di gruppi differenti generi un groviglio di messaggi che finiscono nel vuoto. Se ognuno parla il suo linguaggio, infatti, sarà impossibile capirsi. E' quello che succede tra due persone che parlano due lingue diverse, inglese e russo, italiano e francese: come si può comprendere senza una traduzione? Impossibile!

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    Smile trucchetto

    Allora, prima di tutto, mettiamoci in ascolto del nostro interlocutore per capire se è Visivo, Auditivo o Cinestesico. Afferrato questo gancio essenziale, saremo capaci di usare le parole che gli fanno comprendere al meglio quello che vogliamo dire.

    di Linda Scotti
    fonte : comunicobene.com/contenuto/

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    La responsabilità del comunicare

    Quante volte ci è capitato di sentire qualcuno che diceva: "Ho parlato con lui, ma proprio non capisce. Gli ho ripetuto il concetto in tutte le salse, ma non ci sente da quell'orecchio!". Questo è il classico esempio di un messaggio che è caduto nel vuoto dell'incomunicabilit à.

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    il significato della comunicazione è uguale a 0...

    Il principio di cui parliamo ci offre una chiave per capire dov'è finito il messaggio che non è arrivato a destinazione. Se la risposta della persona che vogliamo informare o convincere è assente oppure è diversa da quella che attendiamo, il significato della comunicazione è uguale a 0. Una formuletta semplice semplice che ci mette in gioco in modo totale nel processo comunicativo.

  18. Registrato da
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    Siamo noi i primi responsabili dell'esito delle nostre parole.

    Questo significa che da un lato siamo molto fortunati ma, dall'altro, adesso sappiamo che addossare sugli altri l'accusa di "non aver capito" è una solenne fesseria.

    Possiamo dirci fortunati perchè, se la responsabilità è nelle nostre mani, possiamo procurarci tutti gli strumenti necessari per chiarire il nostro messaggio e per renderlo più efficace.

    Il primo passo da fare in questa direzione è indossare i panni dell'altro: ascoltiamo le sue parole, guardiamo i suoi occhi e il suo corpo per capire quello che si aspetta da noi. A questo punto, se siamo stati capaci di < vestirci > con il modo di essere dell'altro, allora smetteremo di dire che "non ha capito": non vorremo darci degli stupidi, vero?

  19. Registrato da
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    non sono abilità magiche.

    La capacità di ascolto e di scelta della strada giusta non sono abilità magiche. Lo diventano se si impara ad usarle bene, con l'esercizio e con l'umiltà nel riconoscere anche la propria responsabilità in una comunicazione che non ha funzionato.

    di Linda Scotti
    fonte: .comunicobene.com/contenuto/responsabilita

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    Saper ascoltare

    (di Giancarlo Livraghi
    )
    Quando si parla di comunicazione, si pensa sempre che la cosa più importante sia sapersi esprimere. Ma non è così. L’arte più sottile e preziosa è saper ascoltare. Questo è vero in qualsiasi forma di comunicazione, anche se apparentemente non è un dialogo.

    Mentre scrivo queste pagine sto cercando di “ascoltare” – per immaginare che cosa penserà chi legge, per ricordare ciò che ho imparato da chi ha letto altre cose che ho scritto e mi ha aiutato a renderle più chiare. Un libro che nessuno legge (o che nessuno trova utile o interessante) è solo un mucchio di carta sporco di inchiostro.

  21. Registrato da
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    saper ascoltare il rete

    La necessità di ascoltare è più immediatamente rilevante quando si tratta di comunicazione interattiva. È importante in ogni dialogo, ma soprattutto in rete – anche se i nostri interlocutori sono “invisibili” e in alcune situazioni non sappiamo chi sono (per esempio quando siamo in un’area di dialogo collettivo di cui non conosciamo tutti i partecipanti).

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