Questa discussione dal titolo il corpo racconta è all'interno del forum Terapie e Tecniche complementari; Addirittura, occorre ricondursi al movimento per descrivere emozioni o pensieri. Sono di uso comune espressioni verbali come: ...
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movimento per descrivere emozioni o pensieri
Addirittura, occorre ricondursi al movimento per descrivere emozioni o pensieri. Sono di uso comune espressioni verbali come: faceva salti di gioia, pestò i piedi dalla rabbia, gli corse incontro, la strada va da Genova a Roma…
Si usano cenni o gesti per farsi capire o sottolineare quello che si sta dicendo. In un ambiente rumoroso o affollato suppliscono la voce. Con i segni si dirigono i giochi di squadra o si consigliano gli atleti in campo. Parlare, sopprimendo la gestualità del corpo sarebbe come suonare una musica monocorde senza alcun ritmo o accento.
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A volte la comunicazione gestuale non rispecchia quella verbale
e da sola riesce a rivelare emozioni, pensieri che vorrebbero essere nascosti: è quasi impossibile arrossire o impallidire volontariamente. I gesti narrano la storia personale di ognuno, si modificano nel corso della vita; così un bambino ha atteggiamenti e caratterizzazioni posturali diverse da un adulto; ciascuno assume atteggiamenti differenti a seconda della situazione in cui agisce.
Le abitudini di relazione, l'interpretazione del contesto in cui interagiamo contribuiscono a determinare l'espressione stessa di una postura.
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I segnali posturali sono spesso indicatori sociali di...
età, sesso, appartenenza sociale ed etnica, livello di attenzione e stato d'animo della persona. Essi inducono la gestione prossemica dello spazio suggerendo ipotesi interpretative sul ruolo interattivo dell'altro e conseguentemente la scelta del proprio ruolo. Lo spazio si forma e si modifica attraverso le relazioni fra le persone ed è il frutto di rapporti e convenzioni sociali. Quante volte non ci siamo seduti accanto all'unico viaggiatore in un autobus o abbiamo sopportato malvolentieri il contatto con i vicini in un treno affollato?
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"bolla spazio-temporale"
Stare più o meno a distanza da un'altra persona toccarsi i capelli o accavallare le gambe…sono tutti segnali di confini che stabiliamo fra noi e gli altri: lo spazio che ci circonda ha un suo significato sulla comunicazione. In sostanza, ricordando la definizione di Hall, è come se ognuno di noi fosse circondato da un "bolla spazio-temporale" che si espande o si restringe a seconda delle situazioni e che ha dimensioni influenzate dall'età, dal sesso e dalle caratteristiche psicologiche di ognuno.
fonte: benessere.com
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Il Tuo corpo parla prima ancora che pronunci le parole
(di Giancarlo Fornei)
Ti è mai successo di essere ad un convegno o seminario e di rimanere completamente estasiato ed affascinato dalla persona che parla?
Tutto, di lui o di lei Ti affascina: il suo modo di parlare, le sue parole, il suo abbigliamento e, soprattutto, il suo modo di muoversi, di sorridere, di guardare a turno tutta la platea.
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Insomma, di comunicare con il suo corpo. Perché il suo corpo, come del resto il Tuo…PARLA. Parla molto prima che il relatore (o Tu), dica una sola parola: parlano gli occhi, parlano le mani, parla l’abito che indossi, parla tutto il corpo. Il corpo, dunque, ci parla e ci racconta molte cose della persona che abbiamo davanti.
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In comunicazione, il “Linguaggio del Corpo” è detto anche “Comunicazione Non Verbale”, e diventa fondamentale nell’accompagnare il Tuo discorso, il Tuo intervento in pubblico.
Infatti, è importante che il contenuto del Tuo messaggio sia congruente con il Tuo corpo, la Tua gestualità, il Tuo sguardo.
A tutto ciò, aggiungi anche la capacità di calibrare il tono della voce, gestire i ritmi, le pause, addirittura il silenzio. Ed ecco che la Tua comunicazione diventerà persuasiva ed efficace e il Tuo intervento in pubblico, affascinerà le persone che hai davanti.
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Dunque, ogni volta che Ti appresti a parlare in pubblico (e non solo in quell’occasione) dovresti ricordati che il Tuo corpo è un libro aperto ed oltre a prepararti il discorso, a provare e riprovare l’intervento, è opportuno che Tu impari anche a gestire la Tua mimica facciale nonché ad accompagnare il discorso con le mani e con un linguaggio del corpo aperto.
Mettiti davanti allo specchio ed interpreta il discorso che hai preparato come se Tu fossi davanti ad una telecamera (se puoi riprenderlo veramente, è meglio, così puoi vedere e rivedere eventuali errori). Guardati mentre parli, mentre sottolinei un passaggio, cerca di essere congruente tra quello che dici e quello che fai.
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Per esempio: hai appena fatto una battuta ed il Tuo volto è tra il serio e l’incavolato. Permettimi di farti notare che la congruenza, in questo caso, non è il Tuo forte.
Forse è meglio un semplice e banale sorriso? SI, direi molto meglio.
Ed ancora: hai appena citato l’importanza di essere aperti e disponibili nei confronti degli altri e le Tue braccia sono incrociate o comunque chiuse, attaccate al corpo, magari con i pugni chiusi.
Forse è meglio che mentre dici la frase, allarghi le braccia e le apri verso la platea e se Ti rimane difficile, può bastare anche un solo braccio.
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Insomma, capisci quanto sia importante che il Tuo corpo sia congruente con quello che dici? Fai come ho fatto io, più di venti anni fa, e come faccio ancora oggi, prima di un intervento importante:
1. preparo una traccia del discorso e la metto per iscritto, con tanto di punti, virgole e pause;
2. poi la interpreto leggendola, mentre cammino nel mio Studio (personalmente devo muovermi, altrimenti non riesco a concentrarmi);
3. poi, dopo che ho imparato a braccio il discorso, senza mai impararlo a memoria, mi metto davanti allo specchio e lo interpreto visivamente e lo calibro con la voce: sorrido, accompagno il discorso con le mani, sottolineo alcuni aspetti con il tono della mia voce, faccio delle pause, muovo lo guardo sulla platea, cerco di incrociare a turno tutte le persone che ho davanti, ecc.
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Quanto Ti ho appena suggerito, potrà sembrarti strano e ridicolo, eppure, dammi retta, è il modo migliore per renderti conto di che cosa fai con il Tuo corpo ed imparare velocemente a parlare in pubblico. Naturalmente, devi fare pratica ed ancora pratica e poi… di nuovo pratica.
Fonte comunicandoemotivand o.piuchepuoi.it
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è verissimo!!!! infatti molte persone a me accanto, dicono che per capire le mie emozioni, il mio stato d'animo, basta guardarmi in faccia o negli occhi...
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allora sei un tipo molto espressivo! 
anch'io non riesco a nascondere i miei stati d'animo e le mie emozioni .... 
In certi casi, forse, non è molto utile però....
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Originariamente Scritto da
anna1401
allora sei un tipo molto espressivo!
anch'io non riesco a nascondere i miei stati d'animo e le mie emozioni ....

In certi casi, forse, non è molto utile però....

si infatti... sopratutto quando dico qualche bugia... mi si legge subito in faccia!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!
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Il linguaggio della Comunicazione Non verbale
La comunicazione non verbale può essere definita come l’insieme degli atti comunicativi non razionali.
Il nostro cervello è costituito da due emisferi: uno destro e uno sinistro.
Non sono separati (altrimenti non saremo vivi!) ma si tratta di una suddivisione di comodo in quanto nella parte destra vi sono la maggior parte delle funzioni del nostro inconscio (creatività, emozionalità, sogni, intuizione ecc.), mentre in quella sinistra vi sono quelle adibite alla parte razionale (logica, matematica, valutazione, capacità sequenziale, parola ecc.).
Mentre la parte razionale utilizza il linguaggio informativo per comunicare (il tipo di comunicazione maggiormente conosciuta), l’inconscio utilizza un altro genere di comunicazione: la comunicazione non verbale.
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Si tratta di gestualità, tono di voce, gestione degli spazi territoriali e “toccamenti” (ad esempio, dare una pacca sulla spalla, o toccare se stessi come accarezzarsi i capelli).
Si tratta di un vero e proprio mondo sommerso di cui ignoriamo l’esistenza o a cui non diamo troppa importanza.
La società occidentale è essenzialmente basata sulla logica e la razionalità (emisfero sinistro) e per questo tendiamo a dare importanza in maniera esclusiva al linguaggio informativo. Badiamo più alle parole che al modo in cui sono espresse.
Se, ad esempio, chiediamo ad un nostro amico di prestarci l’auto e questo ci risponde che lo farà, prestiamo ascolto solo alle parole dette.
Non notiamo, ad esempio, se mentre asserisce scuote la testa (come a indicare un “no”)
, abbassa inconsciamente il tono di voce (quasi a non voler pronunciare quelle parole) o tende ad allontanarsi da noi (quasi a “prendere le distanze” dall’affermazione).
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In questo esempio, riscontriamo una serie di incongruenze tra comunicazione logica e inconscia. E non dovremo meravigliarci se il nostro amico ci chiamerà dopo un paio d’ore per dirci che a causa di un impegno imprevisto, non potrà mantenere la parola data
Ma vorrei farvi un esempio ancora più semplice: quante volte è accaduto di incontrare qualcuno che, da un punto di vista logico ci ha fatto discorsi ineccepibili, seri e pieni di buone intenzioni
ma, quando poi se ne andato, dentro di noi ci siamo detti: “Questo non mi convince?”
Eppure, ha fatto dei bei discorsi! La spiegazione è semplice: il nostro inconscio decodifica i segnali non verbali del nostro interlocutore (conosce la comunicazione non verbale!) e filtra le incongruenze
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L’unico modo per avvisare la parte logica consiste nell’inviargli una sensazione (che spesso ignoriamo).
Infatti, quello che faremo qui è rendere logica la comunicazione non verbale, ricodificare un linguaggio ormai perso in quanto da piccoli usavamo solo questo (non sapevamo usare il linguaggio informativo).
Ma, a questo punto, si potrebbe affermare che questo è un sistema per smascherare le bugie 
Non è proprio così 
Tornando all’esempio del nostro amico che vorrebbe prestarci l’auto, potrebbe darsi che lui sia convinto logicamente di potere soddisfare le nostre richieste ma forse ha completamente dimenticato che l’auto gli serve per una commissione 
Ma il suo inconscio non lo ha dimenticato e lo comunica.
Ma perché è importante conoscere il linguaggio del nostro inconscio?
Forse, la domanda non è corretta: quanto il linguaggio dell’inconscio influenza la comunicazione?
E quanto conta quello logico?
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A tal proposito sono stati effettuati degli studi e delle ricerche il cui risultato è a dir poco sconvolgente:
il 93% della comunicazione è gestita dall’inconscio.
La parte razionale influenza il 7%.
Questo non vuol dire che il linguaggio informativo non è importante, anzi, provate a parlare con qualcuno solo gesticolando e senza esprimere un significato logico: probabilmente vi scambierà per pazzi
Anche se ha solo il 7%, ha un’importanza fondamentale in quanto tutta la nostra cultura si basa su comunicazione di tipo informativo.
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Conoscere la comunicazione non verbale è un ottimo sistema per decodificare la comunicazione del nostro interlocutore in tempo reale, sapere se chi abbiamo di fronte gradisce o rifiuta i nostri argomenti, potendo leggere in lui come in un libro aperto sollevando il velo dei convenevoli logici!
È un sistema per capire da cosa è stimolato il nostro interlocutore, qual è l’argomento che ama e utilizzarlo per creare un rapporto empatico.
Infatti, ho suddiviso i segnali in tre categorie:
Gradimento, Rifiuto e Specifici.
Il nostro inconscio si esprime in maniera semplice e comunica gradimento o rifiuto verso un argomento, una parola o una persona.
I segnali Specifici sono una variante di rifiuto e gradimento ma con qualche significato in più.
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