Questa discussione dal titolo Malato terminale è all'interno del forum ... di tutto un po'; Qualcuno di voi sicuramente sarà stato vicino ad una persona malata terminale.
Una persona giovane però, cosciente ...
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Malato terminale
Qualcuno di voi sicuramente sarà stato vicino ad una persona malata terminale.
Una persona giovane però, cosciente della malattia ma fiduciosa di farcela a guarire.
Come vi siete comportate? Avete fatto finta di niente, oppure essendo a conoscenza della morte certa il vostro atteggiamento era forzato.
Per me è stata un esperienza devastante. L'essere a contatto con un condannato a morte e dover fingere che tutto fosse normale e che la guarigione era vicina, mentre la vita si allontanava ogni giorno.
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E' molto, molto faticoso, dover fingere con la persona malata che la vita continua, anche se tra noi si parla di morte...Si finge ,si spera che possa sempre verificarsi qualcosa...forse un miracolo, specie se la persona è giovane come mia cognata....e ci si attacca alla speranza.
E' proprio vero.....la speranza è l'ultima a morire.
Io non voglio pensare che lei debba morire fra poco.....non ci penso....non l'accetto....è così piena di voglia di vivere..Ama la vita in un modo incredibile e io che ho tutto, quasi tutto, sopratutto la salute, mi sento un verme certe volte perchè mi sembra di non meritarmi tutto quello che ho...anche se vorrei essere felice e non lo sono ...Ecco, le mie paranoie mi sembrano bazzeccole al confronto.
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Quello che posso fare ora è starle vicino, tanto vicino, non lasciarla sola mai..confortarla e farle credere che la vita continua...
Mandarle tanta energia positiva..
Cotto pensaci un po' anche tu per favore,come sai.grazie
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La persona che ho assitito io (mio cognato, marito di mia sorella) è morto a 46 anni di cancro, dopo una vita che lo conoscevo. Lui era molto speranzoso di guarire, oppure fingeva anche lui per non farci pesare molto la cosa. L'ultima sera prima di morire ero in camera con lui, mi chiamò con quel poco di voce che gli era rimasta e mi chiese di chiamare il prete!
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Non ce la faccio nemmeno a rispondere..........
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è un tema talmente complicato questo che ci vorrebbero giorni di discussione, senza contare che non penso ci sia un modo "giusto" in assoluto di comportarsi...
una cosa però la voglio dire, e col senno di poi, dopo aver visto mia zia morire, e pensando che la cosa migliore, come del resto tutti gli altri della famiglia, fosse il far finta di niente e sorridere, dicendole che domani di sicuro andrà meglio. Col senno di poi perché, da quando studio medicina e sono costretta a misurarmi anche col tema della morte, mi si sono aperti gli occhi su molte cose: un malato terminale, soprattutto se giovane, non è stupido, e sa esattamente cosa gli sta succedendo: e ha una paura enorme, perché, volere o volare, la morte è la cosa che ci fa piú paura. Spontaneamente i più fuggono da questa paura e "fingono". E lo stesso fanno le persone che assistono, i parenti o gli amici: fan finta di niente, un po´per il "bene" dell´ammalato, un po´perché loro stessi (noi) siamo i primi ad essere terrorizzati quando si parla di morte. Mentre invece l´unico modo per ammortizzare, per quanto possibile, una paura, è quello di confrontarcisi....
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Insomma, io credo che bisognerebbe avere il grandissimo coraggio di guardare negli occhi l´ammalato, farlo parlare, aprire, a volte basta essere sinceri con lui un secondo perché questo si apra, condividere con lui la paura della morte, accompagnarlo, perché non rimanga solo in quel momento. E´chiaro che la speranza è sempre l´ultima a morire, e che noi non siamo nessuno per togliergliela del tutto (nemmeno i medici). Ma stargli accanto, con onestá e serietà nel momento più difficile della sua vita, accompagnandolo con amore e onestà. Credo che sia il favore più grande che si possa fare a un moribondo, anche se per noi, forse, molto piú difficile che far finta che tutto andrà di nuovo bene...
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Gli ho sorriso....un sorriso vero, profondo, che veniva dal cuore. Lui mi ha guardato, mi ha fatto una carezza e poi ha risposto al sorriso con un altro sorriso...sapeva quanto gli volessi bene. In quell'attimo ho sentito qualcosa d' indescrivibile, non mi ero mai sentita così vicina a mio padre in tutto il tempo della sua malattia
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