Alopecia - Rimedi anticaduta tra lozioni e pozioni
Sanihelp.it - Negli ultimi due anni, c’è stato un marcato incremento nel numero di prodotti proposti come soluzione per la perdita di capelli.
Questo per rispondere al crescente desiderio della popolazione di eliminare i fastidioso segni dell'alopecia androgenetica: le ultime statistiche compiute rivelano che negli USA ne soffrono ben 80 milioni di uomini e donne, e anche in Europa la percentuale non si discosta molto.
Ci sono solo tre metodi medici approvati per combattere questo problema: il
minoxidil, la
finasteride e il
trapianto di capelli.
Solo quest’ultimo, però, è un rimedio definitivo. Minoxidil e finasteride, infatti, richiedono un uso continuo per essere efficaci: interrompendo il trattamento, la caduta di capelli ricomincia.
Nonostante la sicurezza di queste terapie, molte persone, troppe, ricorrono a rimedi non riconosciuti per combattere la calvizie.
Si tratta di prodotti spesso molto pubblicizzati dai media, che si proclamano
naturali,
sicuri e
non nocivi: queste parole chiave, unite all’anonimato dell’acquisto, generano grande attrattiva.
Ormai è un grande
business, che sfrutta il crescente bisogno di sembrare più giovani e più belli per avere successo nel lavoro e nella vita sociale.
Allora è bene mettere in guardia gli acquirenti: gli unici prodotti efficaci e riconosciuti sono il minoxidil, approvato nel 1988 dalla FDA (
Food and Drugs Administration) e distribuito da Rogaine®, e la finasteride, di Propecia®, riconosciuta nel 1997.
Sulla loro onda, però, sono spuntate moltissime imitazioni, prive di statistiche cliniche dimostrative: la
Federal Trade Commission (FTC) ha dovuto creare una seria regolamentazione in proposito.
Molte sostanze infatti vengono spacciate come inibitori del DHT, l’ormone responsabile della caduta di capelli, mentre sono inefficaci o peggio nocive.
Bloccarne la vendita però è molto difficile, a causa dell’anonimato garantito dall’utilizzo di siti internet.
Ma come funzionano gli inibitori veri? Il minoxidil, disponibile in concentrazione al 2% o al 5%, lavora attivando i canali del
potassio delle cellule follicolari, mentre la finasteride agisce bloccando i 5-alfa redattasi e abbassando i livelli di DHT.
Studi clinici mostrano un miglioramento del 90% sull’alopecia androgenetica, mantenuto per circa 5 anni.
Infine una buona notizia: è in fase di test una nuova sostanza, il
dutasteride, in grado di bloccare i due tipi esistenti di enzimi alfa-reduttasi in modo più efficace e più duraturo della finasteride.
Ora si tratta di dimostrare l’assenza di effetti collaterali significativi, prima di dare il via libera alla sua distribuzione, sotto il marchio Avodart®.
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009