Alopecia - Calvizie, le novità in terapia: parla l'esperto
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Dottor Lavezzari, é ormai possibile affermare che la calvizie androgenetica stia per essere definitivamente sconfitta?
«Con le nuove tecniche di trapianto e con i mezzi terapeutici a disposizione sarebbe lecito dire che, nella maggior parte dei casi, rimanere o diventare calvi rappresenta oggi soltanto una scelta».
Quali sono le novità più importanti in questo campo per il 2006?
«Una è sicuramente rappresentata dall’impiego dei fattori di crescita per migliorare i risultati dei trapianti. Un enorme passo avanti è stato già compiuto parecchi anni fa nell’aver scoperto un farmaco,
la finasteride, capace di contrastare con efficacia gli effetti del
Diidrotestosterone (DHT), l’ormone androgeno responsabile dell’alopecia androgenetica.
Recentemente é stato dimostrato che gli
ormoni androgeni controllano la crescita del capello attraverso la regolazione nella papilla dermica della sintesi e del rilascio delle citochine, proteine molecolari che intervengono in molti processi biologici e che agiscono tra l’altro come messaggeri cellulari. Tra queste sono apparse subito di estremo interesse quelle conosciute come
fattori di crescita.
In particolare è stato riscontrato che i
fattori di crescita presenti nelle piastrine (PDGF - Platelet-Derived Growth Factor) non solo sono in grado di stimolare i processi di cicatrizzazione e di indurre la proliferazione cellulare ma si sono rivelati di estrema importanza nello sviluppo del follicolo e nella formazione di nuovi vasi.
Recenti studi immunoistochimici hanno poi confermato l’esistenza di recettori per il PDGF nelle cellule di derivazione mesenchimale della papilla dermica nonché nei cheratinociti del follicolo. Un’altra citochina, (TGF-beta 1 - Tranforming Growth Factor Beta), sempre presente nelle piastrine, appare invece come
il più importante responsabile nella regolazione del ciclo del follicolo attraverso la sua azione di inibizione della proliferazione dei cheratinociti.
Sulla scorta di tali riscontri nella Clinica S.Anna di Lugano abbiamo cominciato ad utilizzare
il plasma dei pazienti, trattato in modo da contenere un’alta concentrazione di piastrine (e quindi dei Fattori di crescita), per conservare le Unità Follicolari (FU) e per infiltrare le aree trapiantate. In tal modo possiamo indurre una ricrescita più rapida dei nuovi capelli trapiantati ed aumentare la sopravvivenza di tutte le FU,oltre che ottenere una più veloce cicatrizzazione. Nella seconda metà del 2006 sarà inoltre possibile impiegare le
cellule staminali per potenziare i risultati dei trapianti».
Quale pensa che sarà la prossima acquisizione nel campo dei trapianti di capelli?
«Accantonata per ora l’idea di
replicare i capelli in vitro, per alcune difficoltà legate tra l’altro all’induzione dellanagen, che sembrano al momento insormontabili, ritengo non così lontana la possibilità di trapiantare capelli da un individuo ad un altro. Attualmente in tutto il mondo diversi istituti di ricerca e cliniche, compresa la nostra, stanno impegnandosi a fondo per realizzare questa impresa. Una tale acquisizione rappresenterebbe un mezzo formidabile,in particolare nella chirurgia ricostruttiva di soggetti ustionati, ed in generale offrirebbe un grande vantaggio ai pazienti con zone donatrici molto povere. Resta comunque scontato che occorre sempre trovare un donatore compatibile e disponibile.Ecco perché,quando si possiede un’adeguata zona donatrice,i propri capelli rappresentano sempre la fonte ideale».
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Fonte: Redazione
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 12-07-2010