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Asma bronchiale - Asma: come funzionano gli erogatori?

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Sanihelp.it - Attualmente i due principali sistemi impiegati per la somministrazione dei farmaci respiratori sono gli inalatori pressurizzati predosati (MDI, cioè i tradizionali spray) e gli erogatori di polvere (DPI).

Gli MDI (Metered Dose Inhalers) sono costituiti da una bomboletta pressurizzata nella quale il principio attivo si trova in sospensione con surfattanti e propellenti gassosi. Esercitando una pressione sul fondo della bomboletta, viene rilasciata una quantità predeterminata di farmaco sotto forma di aerosol. Il diametro iniziale delle particelle, l’angolatura e la velocità d’emissione dello spray caratterizzano la cosiddetta piuma di aerosol generata, le cui dimensioni sono molto importanti nella deposizione del farmaco a livello delle vie aeree inferiori.
Storicamente, la tecnologia MDI ha utilizzato i clorofluorocarbonati (CFC) come propellenti. È però emerso che i CFC sono responsabili del buco dell’ozono, per cui, nel 1987, il protocollo di Montreal ha sancito la loro sostituzione con propellenti senza proprietà ozono-depletive o con inalatori di polvere secca.

Questi ultimi (DPI, ovvero Dry Powder Inhalers) hanno una struttura che consente di produrre un aerosol di particelle respirabili nel momento in cui il paziente compie una manovra inspiratoria forzata. L’aerosolizzazione della polvere infatti richiede energia, fornita dal paziente grazie al flusso inspiratorio prodotto durante l’inalazione del farmaco. Pertanto per l’utilizzo di questi dispositivi non sono necessari propellenti e neppure la coordinazione fra inalazione ed erogazione del farmaco.

Sono costituiti da un serbatoio, un corpo e un boccaglio. Dopo aver preparato la dose da inalare, il paziente deve compiere un’inspirazione che trascina la dose lungo i canali di aspirazione fino al boccaglio e produce una turbolenza che rompe gli aggregati di polvere in particelle respirabili. La manovra inspiratoria ottimale per la deposizione polmonare delle particelle è data dalla forza di inspiro (picco di flusso inspiratorio), dal tempo totale di inspirazione e dalla velocità con cui aumenta il flusso, parametri che possono dipendere dal disegno dell’erogatore.

Esistono erogatori di polvere monodose (si carica il farmaco ogni volta che deve essere effettuata l’inalazione) e multidose (contengono un numero di dosi variabile: da 30 a 100 o più).

I farmaci in polvere destinati a questi apparecchi sono sottoposti a manipolazione industriale e, in certi casi, sono associati a un eccipiente (o carrier) che rende il materiale meno coesivo. Infatti anche le forze di coesione fra le particelle di farmaco e quelle fra carrier e principio attivo sono implicate nella dispersione delle particelle del farmaco nell’aria inspirata.

Anche la struttura dell’erogatore condiziona l’efficienza della manovra: canali lunghi e tortuosi possono creare una turbolenza che provoca una buona micronizzazione delle particelle a scapito però di un aumento della resistenza al flusso e deposizione del farmaco nella camera di inalazione o in orofaringe.

Pertanto, la manipolazione industriale della polvere, il disegno dell’erogatore e le caratteristiche dell’atto inspiratorio sono le tre variabili da cui dipende l’erogazione di particelle respirabili con questi dispositivi.
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Tags:  asma broncopatia cronica
Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009

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