BPCO - La classificazione GOLD
Sanihelp.it - Quando si entra in tema di diagnosi di BPCO, inevitabilmente si parla del programma GOLD,
Global Initiative on Obstructive Lung Deseases, lanciato a livello internazionale il 4 Aprile 2001 per favorire la divulgazione e l’implementazione delle
linee guida per la diagnosi, prevenzione e trattamento delle broncopneumopatie croniche ostruttive.
Tali linee guida sono state prodotte a loro volta da un Comitato Scientifico Internazionale, e sono state approvate dalle più importanti società scientifiche del settore.
Lo scopo principale del progetto GOLD è di
migliorare la gestione della BPCO, in primo luogo prevenendone l’evoluzione attraverso un intervento sui fattori di rischio, ma anche curando coloro che ne sono affetti.
I trattamenti oggi a disposizione permettono infatti di alleviare i sintomi, migliorare la tolleranza allo sforzo e la qualità di vita, prevenire e trattare le complicazioni e le riacutizzazioni che fanno parte di questa malattia. Scopo finale è ovviamente quello di riuscire ad intervenire all’inizio, durante le fasi precoci della malattia, sia per prevenirne l’evoluzione che per prevenirne la mortalità che ne consegue.
Il progetto GOLD contribuisce alla divulgazione delle linee guida per la diagnosi di BPCO, frutto del lavoro di numerosi ricercatori del settore e di numerose organizzazioni scientifiche, che propongono una classificazione della patologia su quattro livelli, sulla base di parametri funzionali spirometrici e di sintomi e segni clinici, quali tosse, espettorato e dispnea.
Ecco la tabella di classificazione:
Definizioni
FEV1 = Volume Espiratorio Forzato al 1° Secondo
FVC = Capacità Vitale Forzata, massima quantità di aria che possiamo mobilizzare con una inspirazione profonda seguita da un’espirazione profonda eseguite lentamente
FEV1/FVC = Percentuale del FEV1 in rapporto alla Capacità Vitale Forzata.
Insufficienza respiratoria = Pressione parziale dell'ossigeno arterioso (PaO2) inferiore a 8.0 kPa (60mm Hg) con o senza una pressione parziale della CO2 (PaCO2) maggiore di 6.7 kPa (50mm Hg) mentre il paziente respira aria ambiente al livello del mare
Come ogni classificazione, anche questa ha un valore prevalentemente indicativo, imprescindibile dall’analisi osservazionale del singolo paziente. Il fatto che questa valutazione di gravità della BPCO si basi soprattutto su criteri funzionali respiratori, però, sottolinea l’importanza di
eseguire con una certa frequenza esami spirometrici e, se il paziente è già affetto da insufficienza respiratoria, anche controlli dell’
emogasanalisi arteriosa (esame della pressione parziale di ossigeno e di anidride carbonica nel sangue arterioso, come indice della funzionalità del polmone).
| Stadio |
Gravità |
Caratteristiche clinico-funzionali |
| 0 |
A rischio |
- Reperto spirometrico normale
- Sintomi cronici (tosse, espettorato) |
| 1 |
Lieve |
- FEV1/FVC < 70 % del teorico
- FEV1 = 80% del teorico
- Con o senza sintomi cronici (tosse, espettorato) |
| 2 |
Moderata |
- FEV1/FVC < 70 %
- 50% < FEV1 < 80% del teorico
- Con o senza sintomi cronici (tosse, espettorato) |
| 3 |
Grave |
- FEV1/FVC < 70 %
- 30 % = FEV1 < 50% del teorico
- Con o senza sintomi cronici (tosse, espettorato) |
| 4 |
Molto Grave |
- FEV1/FVC < 70 %
- FEV1 < 30% del teorico oppure < 50% del teorico e insufficienza respiratoria |
Questo, infatti, servirà al medico per valutare se il danno anatomo-funzionale respiratorio progredisca con maggiore o minore rapidità, suggerendo gli eventuali provvedimenti volti a rallentare questa progressione.
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Fonte: goldcopd.it
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009