Focus Carcinoma Renale: le terapie
Carcinoma del rene - Tumore al rene: una molecola dà la svolta alla terapia
Sanihelp.it - La peculiarità del carcinoma renale è la sua resistenza alle terapie convenzionali (eccetto quella chirurgica), in particolare alla chemioterapia (chemioresistenza). Da qui la necessità di ricorrere a farmaci in grado di stimolare la risposta biologica del soggetto alla malattia (immunostimolanti).
Ma i farmaci attualmente in uso (l’alfa interferone e l’interleuchina 2)
non hanno sostanzialmente modificato la sopravvivenza globale dei pazienti, comportando inoltre effetti tossici severi.
La ricerca quindi sta proseguendo nella direzione di terapie sempre più specifiche e mirate verso questo tipo di tumore e con un profilo di tollerabilità migliore. Per fare questo, è stata evidenziata una serie di processi che sono alla base della cancerogenesi, cioè della formazione dei tumori, sui quali è possibile intervenire bloccando sia lo sviluppo diretto del tumore, sia la formazione di nuovi vasi ematici (
angiogenesi) che veicolano al tumore le sostanze nutritive utili alla loro crescita.
In particolare
mTOR (
mammalian target of rapamycin), una proteina chiave nella regolazione della proliferazione, della crescita e della sopravvivenza delle cellule, sembra svolgere un ruolo importante nella crescita del tumore. È stato infatti osservato che numerosi componenti, sia a monte sia a valle di mTOR, risultano alterati in differenti tipologie di tumori. Lo sviluppo di
molecole in grado di inibire mTOR rappresenta dunque una strategia terapeutica importante. L’inibizione di mTOR, inoltre, sembra avere anche un effetto antiangiogenetico.
Tali nuove molecole, in grado di colpire selettivamente particolari processi della cellula tumorale, sono dette
terapie molecolari mirate.
Temsirolimus, primo farmaco inibitore dell’mTOR, è una terapia all’avanguardia in quanto, avendo individuato il meccanismo di proliferazione cellulare, è in grado, al contrario della chemioterapia, di spegnere selettivamente l’interruttore della cellula tumorale.
Usato su pazienti con carcinoma renale allo
stadio IV (metastatico), fattori prognostici sfavorevoli e aspettativa di vita di 6-9 mesi, può aumentare la sopravvivenza del 50%, con una discreta qualità di vita in termini fisici, sociali e professionali. Gli effetti collaterali riscontrati durante gli studi risultano generalmente ben gestibili e tollerabili: rash, affaticamento, ferite delle mucose buccali, nausea, edema, perdita dell'appetito.
Negli USA il trattamento è già operativo. Il 19 novembre 2007 la Commissione europea ha rilasciato alla
Wyeth Europa Ltd un’autorizzazione all’immissione in commercio per Torisel (farmaco a base di temsirolimus), valida in tutta l’Unione europea.
In Italia temsirolimus è in attesa dell’approvazione da parte dell’AIFA. Poiché il numero di pazienti con carcinoma a cellule renali è basso, la malattia è considerata rara e Torisel è stato designato
farmaco orfano il 6 aprile 2006.
La cura avverrà in ambito ospedaliero (day hospital), a cadenza settimanale, per via endovenosa, e sarà a carico del SSN.
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 25-01-2012