Cefalea a grappolo - Come si cura la cefalea a grappolo?
Sanihelp.it - Non scoraggiamoci: gli attacchi di cefalea a grappolo possono essere prevenuti con misure di profilassi, e le crisi possono essere rapidamente estinte con farmaci sintomatici.
È buona norma, durante il periodo del grappolo, evitare i sonnellini pomeridiani o l'assunzione di bevande alcoliche, che possono favorire gli attacchi.
Anche l’esposizione prolungata a sostanze volatili come solventi e vernici, o la permanenza ad altitudini superiori ai 1500 metri, possono essere scatenanti.
Al di là di queste semplici informazioni preventive, la CH prevede un trattamento composto da due terapie: una sintomatica e una di profilassi.
Nelle forme intrattabili di CH, o nel caso di pazienti con importanti limitazioni nell'assunzione della terapia medica (per intolleranza o controindicazioni), la terapia chirurgica rimane invece l'unica soluzione proponibile.
1. La terapia sintomatica
A causa del rapido esordio della malattia e del breve periodo necessario a raggiungere il suo picco di intensità, i pazienti necessitano di una cura sintomatica che possa offrire una pronta azione.
I farmaci utilizzati per questa terapia sono:
Ossigeno. È la terapia standard usata fin dalle origini degli studi sulla malattia. Somministrato con una mascherina all'inizio dell'attacco, con un flusso di 7-10 litri al minuto per 15 minuti, dà beneficio a circa il 70% dei pazienti.
In alcuni casi, l'ossigeno è efficace solo se assunto quando il dolore è al massimo di intensità.
L’ ossigeno iperbarico (2 atmosfere) somministrato per un piccolo studio su alcuni pazienti, ha dimostrato estinzione completa o attenuazione significativa del dolore. Questa terapia incontra ovviamente una limitazione nella pratica clinica, dal momento che non sempre è disponibile rapidamente.
Sumatriptan. Iniettato per via sottocutanea, è attualmente il farmaco più efficace di cui si avvale la terapia sintomatica della CH. Utile solo in caso di attacco, si è dimostrato efficace dal 76 al 100% dei casi entro 15 minuti.
Benchè sia generalmente ben tollerato, il sumatriptan è controindicato nei pazienti con cardiopatia ischemica o ipertensione non controllata.
Diidroergotamina. È disponibile in varie formulazioni: se somministrata per
via endovenosa consente una risoluzione del dolore rapida ed efficace in circa 15 minuti, mentre per via intramuscolare e sottocutanea richiede tempi più lunghi.
Questo farmaco può rappresentare una possibile scelta terapeutica, ma non può essere assunto per lunghi periodi.
Zolmitripan. Si tratta di un farmaco per il trattamento acuto dell’emicrania, somministrato per via orale o linguale. È un'alternativa terapeutica per quei pazienti che preferiscono un farmaco per via orale, o non tollerano l'ossigeno, il sumatriptan o la diidroergotamina per via sottocutanea.
Lidocaina e cocaina: sono state utilizzate come terapia alternativa per la loro azione sul ganglio pterigopalatino, in grado di stroncare gli attacchi, ma presentano un forte rischio di abuso e dipendenza.
2. La terapia profilattica
È una terapia preventiva, da affiancare a quella d’attacco, che può condurre a un’eccessiva assunzione di farmaci e diventare quindi inefficace o causare controindicazioni.
Gli obiettivi della terapia preventiva sono ottenere una rapida scomparsa degli attacchi, mantenere la remissione per un periodo più lungo e ridurre frequenza, durata e intensità degli attacchi.
Si può distinguere la terapia preventiva in una profilassi di transizione e una profilassi di mantenimento.
La profilassi di transizione
ha l’obiettivo di controllare rapidamente gli attacchi nel periodo di tempo necessario affinché i farmaci di profilassi di mantenimento possano agire. In questa fase si utilizzano alcuni farmaci quali l'ergotamina tartrato, la diidroergotamina
e i corticosteroidi, tutti da utilizzare per brevi periodi di tempo.
La profilassi di mantenimento prevede invece l’uso di farmaci preventivi per l'intera durata del grappolo.
Il trattamento viene istituito all'inizio degli attacchi, in associazione sia ai cortoscosteroidi che ai derivati dell'ergotamina, e viene mantenuto dopo la loro sospensione.
I farmaci utilizzati sono
Verapamil, Litio carbonato, Metisergide, Acido valproico, Topiramato, Melatonina, Capsaicina e Indometacina.
3. La terapia chirurgica
Sono molte le procedure chirurgiche utilizzate per guarire la cefalea a grappolo: quelle mirate alla componente sensitiva del nervo trigemino si sono rivelate le più efficaci.
La tecnica consiste in una termocoagulazione con radiofrequenze del ganglio trigeminale.
I risultati della rizotomia con radiofrequenza sono incoraggianti: circa il 75% dei pazienti ottengono buoni risultati.
Anche la durata della remissione è soddisfacente, con ricadute a lungo termine solo nel 20% dei pazienti e in pazienti che rimangono in remissione per oltre 20 anni.
I migliori risultati si ottengono a fronte di una completa anestesia o di una marcata ipoesteasia.
Complicanze transitorie dell'intervento sono 2237">diplopia, iperacusia, dolori "a fitta" e deviazione della mandibola; le complicanze a lungo termine includono l'anestesia corneale e, in meno del 4% dei casi, l'anestesia dolorosa. Sono necessari accurati controlli a distanza in ambito oftalmologico.
Anche la radiochirurgia con
gamma knife
si è rivelata efficace, oltre che meno invasiva, ma necessita di ulteriori riscontri.
E' stata poi segnalata di recente l'efficacia dell'intervento di decompressione microvascolare del nervo trigemino nella CH cronica, anche se presenta alcuni casi di recidiva.
Infine, è stato riportato un miglioramento in pazienti affetti da CH cronica dopo la sezione delle fibre sensitive trigeminali a livello della radice del nervo, detta anche rizotomia trigeminale.
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