Depressione - Psicoterapia per disturbi bipolari
Sanihelp.it - Nell’ultimo decennio del secolo scorso è cresciuto l’interesse nei confronti dei cosiddetti
disturbi bipolari, in cui cioè convivono episodi di elevazione dell’umore (iperattività, esaltazione di sé, energia inesauribile, scarso bisogno di
sonno) e momenti di calo umorale e
depressione.
Recentemente si è convalidata l’idea di supportare la terapia farmacologica, elemento ineliminabile (e che dura tutta la vita) del trattamento, con interventi psicosociali di impostazione cognitivo-comportamentale.
Questo importante passo avanti nella cura dei disturbi bipolari è stato ufficializzato durante un importante convegno tenutosi a Milano ai primi di maggio: si tratta del
XIII Congresso Nazionale AIAMC (Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva) e del
IX Congresso Latini Dies.
Ma come si è arrivati a questa convinzione? Diversi motivi spingono a cercare metodi aggiuntivi d’intervento rispetto ai farmaci:
- intolleranza ai farmaci: costituisce una delle cause più frequenti di ospedalizzazione e di suicidio
- conseguenze psico-sociali: difficoltà di trovare lavoro dopo l’ospedalizzazione, discriminazione e marchio indelebile da parte di familiari, amici e colleghi
- rischio suicidario: è la conseguenza di sintomi residui, ricadute, difficoltà a mantenere il lavoro e i rapporti sociali (il suicidio, dopo le malattie cardiovascolari, è la causa di morte più frequente nei pazienti con disturbi bipolari).
Davide Dettore, associato di Psicologia Clinica dell’Università degli Studi di Firenze e Presidente della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale dell’Istituto Miller di Genova, spiega quali sono le peculiarità della terapia cognitivo-comportamentale:
«Questa terapia è innovativa perché:
- coinvolge i pazienti e i loro familiari come partecipanti attivi alla terapia
- riconosce e cerca di ridurre i fattori di ricaduta (sonno inadeguato, uso di farmaci come anabolizzanti, antidepressivi o allucinogeni, disturbi organici, conflitti familiari, stress ecc.)
- promuove la tollerabilità alla farmacoterapia
- offre un’adeguata relazione terapeutica (counselling da parte del medico, psicoterapia di gruppo ecc.)
- favorisce l’adattamento sociale e lavorativo
- riduce il rischio di suicidio.
L’efficacia di questa terapia è stata valutata in 14 studi cha vanno dal 1984 al 2005: nella maggioranza dei casi si è avuto un significativo cambiamento in meglio».
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Fonte: Congresso Nazionale AIAMC
di Roberta Camisasca
revisione: 28-10-2009