Depressione - Allarme depressione: a rischio 1 italiano su 4
Sanihelp.it - La
depressione interessa oggi il 10% della popolazione italiana, quindi circa sei milioni di persone. Considerando anche i malati non diagnosticati, il numero cresce: altri 9 milioni di cittadini, il 15% della popolazione. Complessivamente quindi i soggetti che soffrono, in forma più o meno evidente, di depressione sono
15 milioni. Ciò significa che
un italiano su quattro è a rischio.
E in futuro le cose non miglioreranno: nel 2020 la depressione sarà
la seconda malattia invalidante nel mondo e la prima per diffusione: potrebbe colpire il 20% della popolazione, considerando esclusivamente i pazienti diagnosticati e in cura.
Tutto ciò anche a seguito soprattutto dei cambiamenti negli stili di vita.
Recentemente l'OMS ha pubblicato un aggiornamento sul
carico delle 100 più importanti condizioni morbose e di 10 fattori di rischio: tra i disturbi che non hanno un esito fatale, la depressione è risultata la condizione morbosa associata al
maggior numero di anni di vita vissuti in condizione di disabilità.
Di recente sono stati pubblicati anche i risultati del
primo studio epidemiologico sulla prevalenza dei disturbi mentali comuni in Italia (ESEMeD-WMH). Si è riscontrata una maggiore prevalenza di disturbi, sia depressivi, sia d’
ansia, nel Sud e nelle Isole rispetto al Centro e al Nord del paese, e una minor prevalenza di disturbi nella classi di età centrali (24-49 anni). Inoltre poco meno del 40% di coloro che avevano sofferto negli ultimi 12 mesi di un disturbo depressivo hanno sofferto anche di un disturbo d’ansia, mentre circa il 27% di coloro che avevano sofferto di un disturbo d’ansia avevano sofferto anche di un disturbo depressivo. La
distimia, cioè l’alterazione persistente dell’umore e dell’affettività in senso depressivo, è risultata fortemente associata alla depressione maggiore. L’ansia in comorbidità con la depressione è risultata quasi sei volte più frequente nelle donne rispetto agli uomini.
Infine, nei 12 mesi precedenti l’intervista utilizzata nella ricerca, solo il 2,9% degli intervistati si era rivolto a un servizio sanitario o specialistico per un problema psicologico. Avevano fatto più frequentemente ricorso ai servizi sanitari le persone affette da un disturbo mentale (17% per i disturbi presenti nell’ultimo anno), e in particolare quelle con più di un disturbo (31%).
Il ricorso ai servizi sanitari è stato più frequente nei disturbi depressivi che nei disturbi d’ansia ed è stato minore nelle persone con scolarità più bassa e maggiore nei vedovi, separati e divorziati. Tra le persone con almeno una diagnosi di disturbo mentale negli ultimi 12 mesi, il 38% ha consultato, per problemi di salute mentale, solo un medico di medicina generale, il 21% solo uno psichiatra, il 6% solo uno psicologo e il 28% sia il medico di medicina generale che uno specialista della salute mentale.
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Fonte: SIMG
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009