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Depressione - Depressione e adolescenza: occhio ai bulletti
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La depressione cresce sempre più tra gli adolescenti e i ragazzi. I risultati delle principali ricerche sull’età di esordio dei disturbi depressivi, infatti, dimostrano con chiarezza che le prime manifestazioni del problema si collocano nell’infanzia e nell’adolescenza. Questo fatto determina la necessità di intervenire precocemente dal punto di vista terapeutico, una volta effettuata una valutazione diagnostica appropriata, dato che è noto che un intervento precoce può ridurre la gravità e la durata delle manifestazioni depressive e prevenire l’insorgenza di comorbilità con altri disturbi mentali.
Il livello ormonale negli adolescenti risulta essere una delle cause scatenanti l’alterazione del cervello, come anche la loro maggior reazione alle sostanze assunte. Così trova spiegazione il fenomeno del
bullismo: si tratta di adolescenti che presentano una depressione repressa, che si manifesta poi in azioni violente e di gruppo. Lo sviluppo dei ragazzi, quindi, si mostra un periodo cruciale per la possibile futura depressione, in quanto è il momento della formazione definitiva dell’encefalo. In un periodo così delicato si conta che
quasi un adolescente su cinque sia a rischio.
Gli adolescenti dai 12 ai 19 anni, in particolare, hanno una sensibilità doppia a causa della morfologia del loro cervello, ancora in fase di formazione: la loro maggiore reazione a sostanze di abuso (nicotina, alcol, droghe) è dovuta alle dimensioni maggiori del
nucleo accumbens, due volte superiore a quella degli adulti e una volta e mezza a quella dei bambini. Si tratta di un’area minuscola ma fondamentale per l’azione delle droghe, sia di quelle
pesanti (cocaina, anfetamina, eroina) che di quelle cosiddette
leggere (cannabis e nicotina). Il cervello di un individuo si stabilizza solo intorno ai 20-22 anni nelle ragazze e ai 23-25 anni nei ragazzi, ma la sua morfologia è frutto dello sviluppo precedente. In conclusione,
è importante sviluppare programmi di prevenzione e
attivare terapie precoci.
Il potenziale depressivo poi dipende anche dall’infanzia e da come il bambino è stato accudito sin dai primi anni di vita. È perciò bene che
il bimbo venga coccolato dai genitori e spronato attraverso stimoli positivi che riescano a sviluppare il cervello e non ad atrofizzarlo.
Un’altra variabile psicosociale correlata all’insorgenza della depressione è rappresentata dall’
abuso infantile. Sono ormai numerose le ricerche che hanno mostrato come l’esposizione, soprattutto se ripetuta nel tempo, a episodi di abuso fisico o sessuale, o a grave trascuratezza di cure genitoriali (
neglect) durante l’infanzia aumenti in maniera significativa il rischio di soffrire di depressione in età adulta.
Va anche sottolineato che alcuni studi, condotti in coppie di fratelli e sorelle, hanno messo in luce che la differenza nei sessi sembra essere correlata più a un diverso stile di risposta alle avversità piuttosto che a una differente frequenza nell’esposizione alle avversità stesse, rappresentate dagli episodi di abuso, che erano complessivamente in numero simile sia nei bambini che nelle bambine: i maschi infatti tendevano a rispondere con una maggiore frequenza di comportamenti
esternalizzanti (come l’abuso di sostanze e, a seguire, il bullismo), mentre le femmine con comportamenti
internalizzanti.
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 25-01-2012