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Depressione - Curare la depressione su tre livelli
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Per curare la depressione servono almeno due anni. La terapia prevede tre fasi: la prima (un mese) per il riconoscimento dei sintomi; la seconda (5-6 mesi) dedicata al mantenimento della terapia (i risultati appaiono già dopo tre mesi); la terza (almeno un anno) per evitare ricadute. Così è possibile arrivare alla remissione completa, cioè la guarigione.
Il trattamento è sia farmacologico che psicosociale, anche se, quando il paziente interrompe l’assunzione di farmaci, presenta degli sbalzi d’umore dato che il cervello, pur non avendo maturato una dipendenza, avverte il cambiamento.
Il supporto psicologico dei medici e della famiglia diventa ancora più importante.
Uno dei pericoli maggiori è
la recidiva, ovvero il rischio di ricaduta: anche se nelle prime 6 -12 settimane è ravvisabile un miglioramento del paziente in cura, in realtà il rischio che la malattia si manifesti di nuovo è elevato. Secondo lo studio
Essential Psychoph del 2002, il rischio di ricaduta del paziente in caso di trattamento interrotto precocemente è tre volte superiore rispetto a chi completa la terapia. Anche lo studio del 2006 della
Columbia University di New York, effettuato sui roditori, ha dimostrato che la recidiva risulta essere molto grave: per questo
non si devono sopravvalutare repentini miglioramenti ma è necessario proseguire la cura.
Non bastano pochi mesi per guarire definitivamente:
la terapia deve durare più di un anno, quasi due; non si esclude che un soggetto debba curarsi anche per tutta la vita.
1. Terapia farmacologica. Prevede l’assunzione di
antidepressivi che aiutano a irrobustire i neuroni indeboliti dalla depressione. Come per una banale influenza, è necessario recuperare integralmente dalla malattia per avere di nuovo neuroni efficienti. Ciò accade al termine del trattamento completo.
Vengono impiegate numerose classi di antidepressivi, tutte di comprovata efficacia. Nelle forme resistenti possono essere utilizzate associazioni con stabilizzanti dell'umore e in alcuni casi con
ormoni tiroidei. Recentemente alcuni clinici utilizzano farmaci antiparkinson (
pramipexolo) per la loro azione favorente la trasmissione dopaminergica, tuttavia non vi sono ancora sufficienti dati per sostenere l'azione antidepressiva di tali molecole. L'uso di
antipsicotici, in associazione agli antidepressivi, è giustificata nei casi in cui il quadro depressivo si presenta con sintomi psicotici.
2. Terapia psicosociale. L’uso di farmaci da solo non è sufficiente: è fondamentale il sostegno da parte dei familiari e anche di personale specializzato che possono sollevare il soggetto depresso da situazioni che lo gettano in stati d’ansia o lo fanno vivere male. In questo contesto il ruolo del
medico di famiglia è di primaria importanza: deve incoraggiare i familiari a stare vicino al malato e ad affiancarlo anche nei momenti di maggiore sconforto, per evitare il rischio di ricadute.
3. Terapie alternative. Alla terapia farmacologica è possibile affiancare metodi di cura alternativi, che possono rappresentare validi supporti, come la
cronoterapia, basata sull’alternanza regolare sonno/veglia, oppure la
terapia della luce, cioè la prolungata esposizione del malato alla luce solare.
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009