Diabete mellito - Caffè e diabete: odio o amore?
Sanihelp.it - Secondo alcuni studi recenti, tra consumo abituale di
caffè e rischio di insorgenza di diabete di tipo 2 sembra esistere una relazione inversa:
i soggetti sani, consumatori abituali di caffè, sarebbero protetti dalla malattia, rispetto ai non consumatori.
Ma un conto è parlare di
ridotto rischio di sviluppo della malattia, un altro è parlare di
controllo del diabete.
«Se è vero che per le persone sane il caffè può ridurre il rischio di insorgenza di diabete, per i diabetici dovrà essere il medico a stabilire se eliminarlo o meno dalla dieta», precisa il professor
Amleto D’Amicis, dell’ INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione).
In effetti, secondo alcuni ricercatori statunitensi, la
caffeina potrebbe interferire con la capacità del corpo di controllare i livelli di
glicemia e quindi peggiorare il diabete di tipo 2.
I ricercatori del
Duke University Medical Center della North Carolina hanno trovato una chiara correlazione tra apporto di caffeina durante i pasti e aumento dei livelli di
glucosio e
insulina.
«In una persona sana, il glucosio viene metabolizzato entro circa un’ora dal pasto. I diabetici però non metabolizzano il glucosio in modo altrettanto efficiente», sostiene
James Lane, docente di psichiatria responsabile della ricerca, «e per i diabetici che assumono caffeina risulterebbe ancora più difficile regolare i livelli di insulina e glucosio».
«L’obiettivo del trattamento clinico del diabete è quello di mantenere basso il livello di glucosio nel sangue», spiega Lane, «e sembra che
per i diabetici sia preferibile evitare la caffeina, in quanto scompensa ulteriormente il
metabolismo dei cibi».
In conclusione: allo stato attuale delle ricerche si potrebbe escludere qualsiasi relazione negativa tra caffè e rischio di sviluppo di malattia diabetica, mentre permane la difficoltà nel compensare la malattia nei soggetti con diabete di tipo 2 nel cui stile di vita rientra anche il consumo abituale di caffè.
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caffeina
diabete di tipo 2
Fonte: Reuters Health
Ann. Intern. Med. 2004 Jan 6;140(1):I17
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009