Diabete mellito - Speranze per il piede diabetico
Sanihelp.it - È noto da tempo che chi soffre di
diabete mellito rischia di contrarre un’
arteriopatia ostruttiva cronica periferica (AOCP): i dati statistici parlano di un’incidenza che va dal 14% dopo 2 anni di malattia diabetica, a un picco del 45% dopo 20 anni.
I pazienti diabetici hanno una probabilità 5 volte maggiore della popolazione normale di sviluppare un quadro di
ischemia critica agli arti inferiori, con
ulcere e cancrene che si traducono, per il 10% circa dei diabetici anziani, in quello che viene comunemente definito
piede diabetico.
La causa principale del piede diabetico è l'ostruzione delle arterie della gamba e del piede, anche se talvolta può esserci un’origine neurogena. Purtroppo, spesso l’unica soluzione è l’
amputazione chirurgica, che interessa ogni anno circa 3500 diabetici per milione.
La mortalità associata a questa operazione è piuttosto elevata, e varia da un minimo del 6% ad un massimo del 21%.
La progressione dell'arteriopatia nei diabetici è rapidissima: dopo 2 anni l'87% dei soggetti diabetici con AOCP presenta un peggioramento della malattia arteriosa, e una mortalità del 22% contro il 4% dei diabetici senza AOCP.
Oggi l’obiettivo imprescindibile per la cura di questi soggetti è
evitare l’amputazione.
Per farlo si può tentare di
rivascolarizzare l’arto con una tecnica di PTA.
Numerosi studi ne hanno riportato una buona efficacia nel distretto iliaco-femoro-popliteo in diabetici con
claudicatio o ischemia critica, così come altri ne hanno valutato la fattibilità e l’efficacia nel distretto sottopopliteo e in diabetici con ulcera del piede.
Tuttavia le caratteristiche della malattia occlusiva arteriosa periferica nei diabetici sono particolari: l’asse iliaco-femoro-popliteo è spesso relativamente indenne, mentre l’asse sottopopliteo è sede di una estesa malattia occlusiva spesso anche calcifica e con scarsi circoli collaterali. In conseguenza di questo quadro anatomico dovrebbe essere proprio la
PTA infrapoplitea la procedura più frequentemente necessaria.
I vantaggi della PTA rispetto al bypass distale sono allettanti: l’anestesia generale o spinale non è necessaria, non vengono provocate ferite chirurgiche che devono comunque poi rimarginare, la degenza è molto breve, i costi sono inferiori, le complicanze sono molto modeste e il rischio di mortalità è molto basso.
Sulla base di tutte queste considerazioni, attualmente la rivascolarizzazione va considerata la procedura prioritaria per eliminare il dolore e salvare l’arto dei pazienti colpiti da AOCP, mentre le procedure chirurgiche andrebbero riservate al caso in cui le prime non funzionassero.
Il futuro, invece, guarda all’utilizzo sperimentale e clinico delle
cellule staminali.
Tags:
speranze
piede
diabetico
Fonte: Intervista al dottor Filippo Scalise
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 24-01-2012