Diabete mellito - Diabete: la doppia azione dei fibrati
Sanihelp.it - Il trattamento del
diabete si basa sulla somministrazione di farmaci atti a ridurre le complicanze cardiovascolari, farmaci che cioè intervengano sul controllo dei livelli ematici di
glucosio, sulla correzione della dislipidemia e della
pressione sanguigna.
Naturalmente alla terapia farmacologica è fondamentale affiancare alcune norme comportamentali: sport, dieta, visite periodiche dallo specialista, controlli della
glicemia a domicilio.
Una delle strategie chiave per ridurre i rischi del diabete è la gestione della
dislipidemia, ma siccome molti pazienti non riescono a raggiungere livelli normali di lipidemia solo con la dieta e l’esercizio fisico, diventa necessario sottoporsi a trattamento
ipolipidemizzante.
Nei soggetti affetti da diabete di tipo 2 i valori di
LDL-C sono simili a quelli dei non diabetici, e la più comune forma di dislipidemia è caratterizzata da elevati valori di
trigliceridi e abbassamento del
colesterolo HDL. Benché il colesterolo all’interno delle particelle LDL sia quantitativamente normale, esse sono considerate maggiormente aterosclerotiche perché tendono a essere più piccole e dense nei soggetti diabetici rispetto ai non-diabetici.
Esistono
sei diverse opzioni di trattamento per la dislipidemia diabetica: gli inibitori dell’assorbimento del colesterolo, le resine, l’acido nicotinico, gli oli di pesce, gli inibitori dell’HMG CoA-reduttasi (statine) e i fibrati.
Numerosi studi clinici hanno dimostrato che, nonostante la somministrazione di
statine in soggetti diabetici determini una riduzione moderata/forte dei valori di LDL-C e degli eventi coronarici, dell’ordine di quella osservata in pazienti non diabetici trattati con le statine,
l’incidenza degli eventi coronarici clinici resta ancora alta. La stratificazione degli eventi coronarici secondo i livelli base di HDL-C dei pazienti indica, invece, che le patologie compaiono più frequentemente nei pazienti con le concentrazioni più basse di HDL-C (indipendentemente dal fatto che i pazienti siano stati trattati con statine o con placebo).
Data la natura particolare della dislipidemia nei diabetici (aumento dei trigliceridi; riduzione del colesterolo HDL; modificazione delle LDL), la categoria di farmaci più adeguata per tale gruppo di pazienti sembra essere quella dei
fibrati.
Questi farmaci infatti agiscono abbassando la concentrazione dei trigliceridi e facendo aumentare quella del colesterolo HDL: un’azione mirata su tale profilo metabolico potrebbe
ridurre gli eventi coronarici clinici in misura maggiore rispetto al trattamento con le statine, che invece si limitano a ridurre le LDL non eliminando il rischio collegato ai bassi livelli di HDL, il colesterolo
buono, che svolge un’azione protettiva dal punto di vista cardiovascolare.
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009