Il farmaco continua a non essere approvato dalla FDA
Eiaculazione precoce - Dapoxetine: promessa svanita?
Sanihelp.it -
Due anni fa avevamo dato notizia di un farmaco che avrebbe potuto risolvere i problemi di eiaculazione precoce. Anche se al momento non esiste una cura per questa patologia e nonostante un recente studio ha dimostrato l’efficacia del dapoxetine. la FDA non ha approvato la molecola e, secondo gli esperti, non lo farà presto. Ripercorriamo in breve le tappe di questa vicenda e capiamo i motivi dello stallo.
Dopo la richiesta di approvazione di dapoxetine come farmaco per la cura dell’eiaculazione precoce, nell’ottobre 2005 è arrivato subito il parere negativo della FDA.
La ALZA corp, che insieme a Johnson and Johnson è coinvolta nello sviluppo del farmaco, ha deciso comunque di portare avanti il progetto (acquistato da Eli Lilly nel 2003 per 65 milioni di dollari).
L’eiaculazione precoce è una malattia riconosciuta dall’American Urological Association (AUA), dall’ American Psychiatric Association (APA) and dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Per la FDA il problema sta nel fatto che
il dapoxetine è un farmaco inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina, un antidepressivo, per capirci, della stessa famiglia del prozac.
Le case farmaceutiche sostengono però che il dapoxetine è diverso. Il farmaco è stato progettato per essere assunto da una a tre ore prima del rapporto, quindi a differenza degli altri SSRI non deve essere assunto tutti i giorni.
In pratica
il farmaco sfrutta un effetto indesiderato degli SSRI, che è proprio quello di ritardare l’eiaculazione.
Lo studio commissionato da Johnson and Johnson ha confrontato in tre gruppi dosi di 30mg del farmaco 60mg del farmaco e placebo. Per il test sono stati coinvolti 2600 con problemi di eiaculazione medi e gravi. Il tempo medio di eiaculazione era di poco inferiore al minuto
I risultati del test sono stati i seguenti: la durata media dell’orgasmo è passata a 1.75 minuti nel gruppo placebo, 2.78 minuti nel gruppo 30 mg e 3.32 minuti nel gruppo 60 mg.
L’agenzia del farmaco americana però non sembra dell’idea di rivedere la sua posizione, almeno nel breve periodo. L’appartenenza alla famiglia degli SSRI, per i tanti effetti collaterali che questi farmaci si portano dietro, è un fattore che non può essere sottovalutato.
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009