Epatite C - Epatite C: salviamo i sommersi
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Epidemia silenziosa: così è definita l’
epatite C per la sua vasta diffusione mondiale (170-200 milioni di
portatori) e per la frequente assenza di
sintomi. Ciò impedisce spesso una
diagnosi tempestiva. In Italia sono infatti solo 25.000 i pazienti in terapia su un totale di 1.500.000 presunti infetti. E questo perché solo un malato su cinque sa di esserlo.
Ma curare l’epatite cronica da HCV in fase asintomatica è fondamentale per evitare malattie epatiche terminali.
L’allarme arriva da Parigi dove, nel corso dell'ultimo (il 40°) Congresso dell’
European Association for the Study of the Liver (EASL), sono state definite le indicazioni per arginare la diffusione di questa malattia
sommersa:
- Più informazione: per identificare precocemente gli affetti dal virus HCV.
- Diagnosi precoci: fondamentali perché le terapie attuali agiscono in tutti gli stadi della malattia, portando alla guarigione o rallentando l’insorgere di cirrosi e tumori al fegato, come spiega Savino Bruno, Direttore dell’Unità di Epatologia dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano:
«È importante evitare che l’infezione HCV raggiunga lo stadio di cirrosi. Se il paziente presenta già una cirrosi, si deve contrastare la progressione della malattia che, allo stadio terminale, è causa di emorragia digestiva, scompenso ascitico ed epatocarcinoma.
In questo stadio l’unica terapia è il trapianto di fegato.
Ma anche in caso di una diagnosi tardiva è possibile instaurare una terapia farmacologia efficace».
- Attenzione ai portatori sani, cioè ai soggetti affetti da epatite C ma con le transaminasi normali.
Alfredo Alberti, Professore associato di Terapia Medica all’Università di Padova, sostiene infatti che i livelli di transaminasi non sono più l’unico indicatore di malattia epatica. «Per questo trattare precocemente e in età giovane i pazienti con transaminasi normali consente di eliminare rapidamente il virus dal sangue. Questo dimostra che la strategia terapeutica Watch and Wait (Guarda e aspetta) non è efficace».
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epatite
Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009