Epatite C - Epatite C: l'importanza della diagnosi
Sanihelp.it - L’epatite C è spesso definita
l’epidemia silenziosa poiché i sintomi si sviluppano in meno della metà delle persone infettate, e meno del 30 % dei pazienti HCV-positivi sa di essere un portatore del virus.
I soggetti HCV-positivi posso non venire diagnosticati per molti anni, persino per decenni, poiché
in genere i sintomi non sono chiaramente identificabili. Se i sintomi si manifestano, possono assomigliare a quelli dell’
influenza: affaticamento, nausea, dolore muscolare e articolare, febbre, ai quali può aggiungersi l’
ittero, ovvero la comparsa di una colorazione giallastra degli occhi e/o della pelle.
La diagnosi di epatite C viene formulata sulla base di
6 distinti genotipi, un elemento importante per determinare la gravità della malattia e la risposta al trattamento. Il
genotipo 1 (il più diffuso in Europa e in Nord America nonché il più difficile da trattare con successo) è associato a resistenza alla terapia (tassi di risposta limitati) rispetto ai genotipi 2 e 32-6. In altre parti del mondo, sono più frequenti altri genotipi.
La
determinazione del genotipo dell’epatite C è importante per il medico: esso può influenzare le decisioni relative al tipo e alla durata del trattamento.
L’epatite C può essere diagnosticata con un semplice esame del sangue prescritto da un medico. I test immunoenzimatici (
ELISA) rilevano la presenza di anticorpi diretti contro il virus dell’epatite C nel sangue, evidenziando l’avvenuto contatto dell’organismo con il patogeno. Per verificare l’eventuale permanenza del virus nel sangue, è possibile eseguire dei
test sull’HCV-RNA per individuare direttamente le particelle virali presenti nel sangue. Nell’insieme, questi test permettono di stabilire se il paziente è ancora infetto, potenzialmente infettivo per gli altri o da inviare all’attenzione di un medico per sottoporsi alle cure necessarie a gestire la malattia.
In assenza di controindicazioni, a questo stadio è possibile prescrivere immediatamente un appropriato trattamento. In alternativa, si può ricorrere a esami di approfondimento, quali la
valutazione degli enzimi epatici, potenziali indicatori di un danno epatico, o la
biopsia epatica, utile al medico per valutare la gravità del danno epatico e della patologia indotti dall’epatite C.
Con il progredire dell’infezione cronica da HCV, possono verificarsi danni epatici significativi e irreversibili prima dell’insorgenza di sintomi abbastanza gravi da indurre il paziente a richiedere un consulto medico. In mancanza di una diagnosi e dell’appropriato trattamento, il virus può provocare l’insorgenza di cirrosi epatica e carcinoma epatocellulare (cancro al fegato).
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Fonte: web
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 14-10-2009