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Ictus - Ictus, la parola all'esperto

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Sanihelp.it - Parlare di ictus, oggi, è sempre più importante: diffondere la conoscenza sulla malattia è un obiettivo fondamentale per ridurne l'impatto sulla popolazione, soprattutto considerando le prospettive per il futuro.
«Le aspettative di aumento dell'invecchiamento medio», spiega Giuseppe Micieli, responsabile U. O. Neurologia I e Stroke Unit dell'Isituto Clinico Humanitas IRCCS di Rozzano e coordinatore del Progetto Presto«purtroppo prevalgono sugli interventi mirati alla correzione dei fattori di rischio. Sebbene questi ultimi abbiano fatto registrare un lieve calo, dunque, l'incidenza dell'ictus è decisamente in aumento».   A fronte dell'incremento nel numero dei malati, i progressi in campo medico e farmacologico offrono terapia esmpre più mirate e sempre meno invasive. Una su tutte la trombolisi.
«L'alteplase, il trombolitico per definizione impiegato anche in cardiologia per distruggere chimicamente i trombi in soggetti selezionati, sta facendo registrare progressi notevoli - continua Micieli - e comporta una riduzione delle morti e delle disabilità gravi nell'ordine di 160-170 su 1000 pazienti trattati, contro i13 casi su mille con la sola aspirina tradizionale. Esistono poi dei trombolitici di seconda generazione come il desmoteplase, attualmente alla seconda fase di studio, la cui efficacia potrebbe arrivare a nove ore dall'evento, contro le quattro ore di finestra terapeutica dei trombolitici di prima generazione. Superati questi limiti, nei centri specializzati è possibile agire anche con trattamenti invasivi di disostruzione meccanica delle arterie, con gli stent o con la trombolisi arteriosa, che garantiscono comunque buone prospettive». Accanto ai nuovi traguardi terapeutici, è importante che si diffondano tra il pubblico e tra gli operatori di settore due concetti basilari: per curare adeguatamente l'ictus occorre arrivare presto in ospedale, ma anche trovare all'arrivo una risposta adeguata.
E' questo lo scopo delle stroke unit, le unità organizzate gestite da esperti in fatto di ictus acuto.  «Far approdare un paziente colpito da ictus in una stroke unit significa garantirgi vantaggi addirittura superiori a quelli della stessa trombolisi - chiarisce il neurologo - come è stato dimostrato dalla Ricognizione Prosit pubblicata a gennaio su Lancet. In una stroke unit, il rischio di eventi avversi si riduce del 9% rispetto ai reparti tradizionali, e questo rappresenta un traguardo importantissimo. Purtroppo, stando agli ultimi dati disponibili relativi al 2004, le stroke unit in Italia sono solo 67, di cui 29 in Lombardia». Per chi non ha la fortuna di accedere a una di queste strutture, le possibilità di trovare una cura più adeguata sono comunque in crescita, anche per merito dei progetti dedicati a migliorare la formazione del personale sanitario. Il progetto Presto è uno di questi.
«L'obiettivo del progetto - dichiara Micieli, che ne è il coordinatore scientifico - è quello di informare e formare sia la popolazione che il personale medico, compreso quello non specializzato e i volontari. Attraverso gli incontri dedicati e la distribuzione del materiale informativo tramite la rete Sun Lombardia, vogliamo incrementare la conoscenza dell'ictus e di come agire per affrontarlo correttamente. A questo proposito, alcune interviste pilota condotte sulla popolazione hanno già messo in evidenza una buona conoscenza dei sintomi, ma anche una serie di problemi legati all'arrivo negli ospedali. Alla fine del progetto, poi, condurremo una verifica sulla tempistica dell'arrivo in ospedale, per capire se la campagna è servita al suo scopo. Personalmente posso dire di essere molto soddisfatto: le risposte della popolazione sono buone, e accrescono l'attesa di risultati terapeutici altrettanto buoni.
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Tags:  ictus micieli
Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009

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