Ictus - Ictus: farmaci o chirurgia?
Sanihelp.it - A livello chirurgico, la chirurgica tradizionale sulla carotide per la terapia dell’ictus oggi viene affiancata dall'intervento di
angioplastica (PTA - angioplastica transluminale percutanea), in cui un catetere inserito a livello dell'inguine viene portato fino all'arteria carotide, dove un palloncino gonfiabile dilata la stenosi e l'inserimento di uno
stent assicura che la regione dilatata rimanga libera.
Da quando si utilizzano piccoli filtri contro eventuali embolie cerebrali, il tasso di complicanze della PTA sulla carotide sembra ridotto, e l'angioplastica, essendo un intervento non chirurgico e meno invasivo, trova sempre maggiore applicazione.
A livello farmacologico, invece, la terapia dell'ictus acuto è rivolta a ottenere due risultati: la riduzione dello stato di edema cerebrale e la limitazione del danno conseguente all'ischemia.
Nel primo caso, i principali farmaci in grado di determinare
riduzione dell'edema cerebrale (antiedemigeni) sono il glicerolo, il mannitolo e i cortisonici. Nel secondo, gli interventi miranti a
limitare il danno ischemico consistono prevalentemente nel ridurre le esigenze metaboliche del tessuto mediante ipotermia, barbiturici, etomidate, midazolam, gamma-idrossibutirrato e fenitoina, nel migliorare o ripristinare il flusso ematico con farmaci quali piracetam o ipertensivizzanti.
La terapia con
acido acetilsalicilico, al dosaggio di 160-300 mg, rappresenta ancora la terapia più diffusa nei pazienti in fase acuta, ma un’alternativa sempre più diffusa per gli ictus ischemici su base trombotica è la
trombolisi, ovvero la riduzione del trombo che ha provocato l'ischemia con farmaci del tipo streptochinasi ed urochinasi.
Nonostante la necessità di una certa cautela, in quanto una eventuale rivascolarizzazione di una parte di tessuto nervoso che ha subito una ischemia puó trasformare l'ictus ischemico in ictus emorragico, la terapia mediante trombolisi sta facendo registrare progressi significativi nello scongiurare le conseguenze più gravi dell’ictus. Al momento, però, si tratta ancora di risultati su scala ridotta, perché la terapia può essere effettuata in un
tempo ridotto dall'esordio della sintomatologia (3-4 ore, che corrispondono alla cosidetta
finestra terapeutica), e soltanto in unità specializzate (
stroke units), presenti in una piccola parte degli ospedali italiani.
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009