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L'influenza nella storia

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Sanihelp.it - L’influenza non ha una caratterizzazione clinica specifica, come il vaiolo o la poliomielite per esempio. Però ha un andamento epidemiologico che consente di ricostruire un ritratto della sua diffusione nei secoli scorsi.

Secondo recenti ipotesi, l’elevata mortalità riscontrata nel corso della famosa peste di Atene del 430 a.C. sarebbe da attribuire a una forma influenzale con superinfezioni batteriche.

La descrizione della diffusione a livello europeo di una malattia con le caratteristiche delle pandemie influenzali risale al 1580 e da allora ne sono state riportate 31. Tra queste una delle più drammatica è stata quella del 1918-19 che ha causato oltre 20 milioni di morti. La Spagnola, così è stata chiamata, ha avuto un effetto così catastrofico anche grazie alle carenze sanitarie dell’epoca, peggiorate dalle difficoltà provocate dal conflitto.

Altre due importanti pandemie del nostro secolo risalgono al 1957, l’Asiatica, e quella del 1968 (Hong Kong) entrambe provocarono danni minori, probabilmente grazie al miglior stato generale della popolazione e all’impiego di misure sanitarie più adeguate. Va segnalato che gli antibiotici per la cura delle complicanze batteriche erano finalmente a disposizione.

Le prime analisi quantitative sulla mortalità influenzale sono state eseguite a Dublino nel 1837. Il calcolo venne eseguito confrontando il numero di nuove tombe nei cimiteri, in seguito a una grave epidemia, rispetto al numero di tombe registrato in un anno non epidemico. Questo concetto che viene ancora oggi utilizzato, è stato applicato per la prima volta nel corso dell’epidemia che colpì Londra nel 1847.

Il virus dell’influenza fu scoperto nel 1918 da Dujarric de la Rivière all’Istituto Pasteur di Parigi.
Nicolle e Lebally, negli stessi anni, provocarono in Tunisia l’influenza nelle scimmie mediante un filtrato di muco nasale di soggetti influenzati.
Nel 1933 Smith, Andrewes e Laidlaw, in Inghilterra, furono i primi a isolare il virus di tipo A e a provocare la malattia in furetti inoculandolo per via nasale. La tecnica di coltura del virus, simile a quella utilizzata ai nostri giorni (nell’uovo embrionato di pollo), fu introdotta nel 1936 da Burnett.

Nel 1940, a New York, fu scoperto il virus di tipo B. Negli anni successivi si osservò il fenomeno della emoagglutinazione provocato da questi virus, che permise la messa a punto di metodi semplici e poco costosi per titolare i virus influenzali e i rispettivi anticorpi, nonché di sviluppare i vaccini.
A Londra nel 1947 fu costituito un centro per gli studi epidemiologici e si scoprì il tipo C del virus influenzale ben caratterizzato solo recentemente.

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Tags:  influenza epidemia esseri umani pandemie virus ceppi virali
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009

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