Focus Morbo di Parkinson: la terapia
Morbo di Parkinson - Parkinson: il farmaco che frena la malattia
Sanihelp.it - Sappiamo che i sintomi del Parkinson sono scatenati dalla riduzione della produzione cerebrale del neurotrasmettitore dopamina, e che tale inconveniente cresce con il progredire della malattia. Fino a oggi, la malattia poteva essere combattuta solo a livello dei sintomi, non nella sua progressione.
Una delle nuove frontiere della terapia del Parkinson sta proprio nel cercare non solo di far fronte a sintomi invalidanti quale tremore e rigidità motorie, ma di
proteggere le cellule cerebrali dalla progressiva degenerazione che porta, alla fine, anche alla demenza.
Lo studio ADAGIO, che ha coinvolto 1176 pazienti seguiti in 129 centri di cura per il Parkinson ubicati in 14 paesi europei ed è stato presentato in occasione del 12° Congresso dell’
European Federation of Neurogical Society, ha dimostrato che
rasagilina (Azilect) è la pietra miliare di quella che oggi viene chiamata
neuroprotezione, la strategia farmacologica più innovativa, che ha come scopo quello di proteggere il cervello dai danni della malattia, frenandone il decorso. Neuroproteggere significa rallentare, il primo passo verso il traguardo finale: la guarigione. È la prima volta che si dimostra che un farmaco agisce sul decorso di una patologia neurodegenerativa.
Lo studio ha dimostrato che
un trattamento precoce con rasagilina garantisce un beneficio clinico maggiore rispetto a coloro che lo hanno iniziato tardivamente. Inoltre, la malattia si sviluppa in modo molto più lento.
Una terapia precoce significa anche intervenire su quelli che l’indagine GfK-Eurisko ha sottolineato come problemi più invalidanti: il dolore, la perdita dell’autonomia, la depressione.
Il 59% degli intervistati prova dolore continuo, il 69% non è più in grado di vestirsi da solo. Invece, chi è in cura afferma che la terapia ha un effetto benefico su tutte le dimensioni della vita quotidiana: movimento, attività abituali, dolore,
depressione (colpisce il 68% degli intervistati). Sono soprattutto i pazienti più giovani che appaiono molto soddisfatti degli effetti delle cure, e non a caso. «Diversi studi dimostrano che i fattori di maggiore impatto sulla qualità della vita dei pazienti sono costituiti dalla depressione e dalla sensazione di ridotta indipendenza», dice Giovanni Abruzzese, Ordinario di Neurologia presso l’Università degli Studi di Genova.
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Fonte: Studio ADAGIO (Attenuation of Desease progression with Azilect GIven Once daily)
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 25-01-2012