Focus Morbo di Parkinson: le terapie
Morbo di Parkinson - Parkinson: l'intervento che stimola il cervello
Sanihelp.it - L’intervento di neurostimolazione è indicato per chi ha una diagnosi di Morbo di Parkinson idiopatico; non risulta efficace nelle forme di parkinsonismo cerebrovascolare, nell’atrofia multisistemica o nelle forme di paralisi sopranucleare progressiva.
I principali candidati a questo tipo di intervento sono persone piuttosto giovani con forme di
Parkinson che rispondono male o poco alla
terapia farmacologica. La risposta migliore a questo tipo di trattamento infatti si ottiene
prima dei 60 anni. È possibile eseguire l’intervento anche a settantanni, ma in questo caso è più difficile ottenere risultati positivi sui sintomi della malattia.
Il
sistema di neurostimolazione è composto da un filo metallico molto sottile che termina con un elettrodo dotato di un numero variabile di poli, di solito da uno a quattro, attivabili separatamente come poli negativi o positivi. Se la malattia di Parkinson produce dei sintomi bilaterali, durante l’intervento verrà introdotto un filo metallico dalla parte destra e uno dalla parte sinistra dell’encefalo tramite due piccoli forellini praticati sulla scatola cranica.
L’obiettivo è quello di
raggiungere con l’elettrodo il nucleo subtalamico o il nucleo pallido interno o il nucleo ventrale intermedio del
talamo. L’elettrodo stimolatore impiantato è fissato alla
teca cranica tramite delle vitine e raccordato a un cavetto sottocutaneo a livello del cranio e del collo fino al torace anteriore dove si trova il generatore degli impulsi. Le batterie che generano gli impulsi hanno una durata che va da 3 a 5 anni e vengono regolate in intensità, frequenza e durata da personale specializzato tramite un dispositivo computerizzato.
I rischi dell’intervento sono piuttosto modesti e nella maggior parte dei casi sono reversibili come nel caso del
sanguinamento intracerebrale che può provocare disturbi della vista o
emiparesi solitamente transitorie. Tuttavia non si esclude che queste emorragie possano essere di entità maggiore e risultare irreversibili. L’aumento del rischio dipende anche dall’età del paziente.
Un altro inconveniente legato all’intervento è il
posizionamento impreciso dell’elettrodo che, non stimolando la parte interessata, non apporterebbe miglioramenti della sintomatologia: in questo caso si rende necessario il reintervento per correggere l’ubicazione dello stimolatore.
Questo trattamento neurochirurgico purtroppo è ancora molto costoso. In Italia, per la precisione in Lombardia e in Piemonte, esistono dei centri dove si può godere di un rimborso totale o parziale delle spese.
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parkinson
intervento neurochirurgico stereotassico funzionale
neurostimolazione
Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009