Focus Morbo di Parkinson: psicologia
Morbo di Parkinson - Parkinson e gioco d'azzardo: due facce della stessa medaglia
Sanihelp.it - I farmaci hanno un ruolo fondamentale nel trattamento del morbo di Parkinson perché aiutano i pazienti a superare la rigidità, il rallentamento dei movimenti e il tremore, migliorandone la qualità di vita. La terapia consiste nella somministrazione di
dopaminoagonisti e DOPA, un precursore della dopamina.
Recenti fatti di cronaca hanno acceso i riflettori sugli effetti collaterali della terapia dopaminergica. «La
dopamina è il neurotrasmettitore del movimento, ma anche del
piacere e della
motivazione, che sono regolati da un circuito vicino ma diverso da quello nigro-striatale – spiega Ubaldo Bonuccelli, Dipartimento di Neuroscienze Università di Pisa e UO Neurologia Ospedale Versilia USL 12 Toscana – Tale circuito origina dal nucleo tegmentale ventrale e termina nel
nucleo accumbens, vero e proprio centro del piacere.
In pazienti predisposti la stimolazione dopaminergica, specie quella operata dai dopaminoagonisti, scatena un disturbo del controllo degli impulsi per cui si sviluppano alcune
compulsioni. Gioco d’azzardo, shopping compulsivo, eccessi nel rapporto con il cibo e nella vita sessuale sono le compulsioni riscontrate in una percentuale di circa il 10% dei pazienti».
Ricerche effettuate presso il Centro Parkinson degli ICP di Milano mostrano chiaramente che
il gioco d’azzardo è associato a un’eccessiva stimolazione indotta dai farmaci antiparkinson dell’emisfero cerebrale di destra, quello della creatività.
«Questi pazienti sotto trattamento dopaminergico avvertono di nuovo con le attività elencate
un piacere che già prima della comparsa dei sintomi era scomparso, perché gli stessi sintomi motori si manifestano quando ormai la malattia si è instaurata e molti neuroni dopaminergici, anche nell’area tegmentale sono andati perduti, e la dopamina si è ridotta – continua l’esperto - Tutto ciò comporta un’attrazione importante e irresistibile verso queste attività.
Il problema, specie con il gioco d’azzardo, è che mentre il paziente
avverte il piacere della vincita, che si accompagna a una massiccia scarica di dopamina nell’accumbens, lo stesso paziente non avverte più il dispiacere legato alla perdita, segnata normalmente da un abbassamento della dopamina nell’accumbens, perché l’accumbens è stimolato continuamente dai dopaminoagonisti e dalla DOPA – spiega ancora il professor Bonuccelli - Per cui si assiste a un rinforzo continuo del comportamento, non più frenato dalla perdita: da qui la possibilità di perdere anche somme ingenti.
È
compito del neurologo individuare i soggetti a rischio e prevenire lo svilupparsi di questi comportamenti, approfondendo i tratti comportamentali che possono portare poi allo sviluppo di disturbi dell’autocontrollo. Senza dimenticare che esistono anche percorsi di sostegno psicologico sia per i pazienti che per i loro familiari».
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Fonte: 31° convegno nazionale dell’Associazione Italiana Parkinsoniani
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009