Focus Sifilide: epidemiologia
Sifilide - Sifilide: sotto tiro i "cattivi ragazzi" e le giovani mamme
Sanihelp.it - Sifilide, clamidia e AIDS: si assiste sempre più alla recrudescenza di questi fenomeni, causati dall’abitudine dilagante di rapporti sessuale non protetti. È l’allarme lanciato al recente Congresso Nazionale Unificato di Dermatologia e Venereologia di Napoli. Sono
gli adolescenti i primi a cadere nella rete di patologie come la sifilide o la
clamidia, quest’ultima in aumento del 2%.
Le vittime ideali? Sono i
bad guys all'italiana, cioè i ragazzi alla continua ricerca dell'avventura di una sera, incuranti dei rischi e nemici del profilattico, ma irrimediabilmente affascinati dal mondo dello sballo. Sesso e droga, un connubio che moltiplica i rischi. «
L'uso di sostanze stupefacenti non fa che aggravare le malattie, interferendo anche con l'azione dei farmaci -avverte Mario Aricò, presidente della SIDeMaST (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse). -Il fenomeno è ancor più grave se riferito alla
sifilide. In questo caso la droga depotenzia gli effetti della penicillina. Con conseguenze per la salute, legate anche al fatto che l'organismo ha più difficoltà a smaltire i farmaci».
Gli esperti della SIDeMaST hanno osservato un ritorno di questa malattia dimenticata. La sifilide, che sembrava essersi estinta grazie alla scoperta della penicillina, è oggi una patologia in crescita. Soprattutto fra i giovani. Nel mondo, secondo l’Oms, la sifilide colpisce circa 12 milioni di persone, con grande presenza sia in Africa che in Asia e in America Latina.
Attualmente in Italia si contano 1.200 nuovi casi.
Dopo l'impennata registrata nel 2001 e nel 2002 c'è stato un rallentamento. Ma quest'anno i casi sono aumentati del 5%. «Mentre prima del 2000 in reparto assistevamo al massimo a un caso di sifilide l’anno, ora ne registriamo circa 30-40 –spiega il medico. -Ma i numeri che possiamo raccogliere negli ospedali non sono credibili anche perché
c'è una sacca di casi sommersi non indifferente. Spesso
i ragazzi preferiscono restare nell'anonimato e si rivolgono ai propri amici, piuttosto che ricorrere all'aiuto di un medico».
A preoccupare gli esperti sono soprattutto
le ragazze incinte che rappresentano il 10% dei casi. Una situazione ritenuta ancora più a rischio, dal momento che
le mamme possono trasmettere l'infezione al nascituro attraverso la placenta. «In casi come questi - prosegue Aricò - è importante capire quando la giovane ha contratto la malattia per curarla tempestivamente con una terapia adeguata. Se la donna si è ammalata durante il primo o il secondo mese di gravidanza, il rischio di contagio è molto alto. Occorre intervenire al più presto per evitare patologie importanti al bambino: la sifilide congenita ha forme estremamente gravi. Se non la si riconosce può portare all'aborto o causare notevoli malformazioni al feto».
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Fonte: 4° Congresso Nazionale Unificato di Dermatologia e Venereologia
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009