Sindrome da immunodeficienza acquisita - Antiretrovirali e Hiv: cosa cambia?
Sanihelp.it - I cambiamenti della terapia antiretrovirale negli ultimi anni hanno comportato significativi miglioramenti nell’efficacia degli schemi di trattamento. Negli ultimi anni solo il 3% dei soggetti che iniziano la terapia va incontro, nel primo anno di terapia, ad un cambio del regime iniziale di trattamento a causa di un fallimento terapeutico.
La tollerabilità a lungo termine e l’aderenza agli schemi di trattamento, però, rappresentano oggi i principali ostacoli ad una efficacia duratura della terapia. Dai dati della
coorte Icona, le principali cause di interruzione di terapia sono i
problemi di intolleranza e tossicità (60%) e la mancata aderenza al regime terapeutico (24%).
Le cause di questa persistenza nella interruzione o cambio precoce del primo regime vanno ricercate in primo luogo nelle modifiche della popolazione trattata negli anni.
«Dai dati epidemiologici della Coorte, nell’ultimo triennio considerato sappiamo essere in aumento la proporzione di pazienti che iniziano il trattamento in condizioni avanzate di malattia, quando la tollerabilità è già di per sè ridotta - spiega Andrea Antinori,direttore del Dipartimento Clinico dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Spallanzani di Roma - Una seconda spiegazione è che sempre più frequentemente i pazienti cambiano il regime iniziale di terapia per
semplificare la terapia stessa, modificando la composizione dello schema di terapia verso combinazioni a ridotto numero di compresse e che si possano prendere una sola volta nell’arco della giornata. La probabilità di cambiare il regime iniziale di trattamento per una semplificazione è attualmente del 10% nel primo anno, e la probabilità di ricorrere a tale strategia è aumentato di oltre 10 volte dal 1999 al 2005, effetto della più ampia disponibilità di farmaci, di co-formulazioni, di molecole a più basso numero di compresse».
La probabilità di interrompere o cambiare il trattamento iniziale nel primo anno è
più elevata nelle donne (28% in più) e nei soggetti portatori di una concomitante infezione da virus dell’
epatite virale C (29% in più), anche indipendentemente dal tipo di regime scelto e dalle condizioni cliniche e immunologiche di malattia.
Infine, una informazione importante che emerge dall’analisi dei dati della Coorte è che i pazienti che hanno fallito ad un primo regime antiretrovirale sono più a rischio di interrompere o cambiare anche il regime successivo, con conseguenze negative sul controllo a lungo termine dell’infezione e della progressione della malattia.
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Fonte: Fondazione ICONA
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009