Stipsi - Stipsi: la parola agli esperti
Sanihelp.it - Ecco qualche consiglio per risolvere i problemi di
stipsi, direttamente dalla bocca degli esperti.
Il consiglio del gastroenterologo: meno medicalizzazione, più educazione nutrizionale.
«Parlando di
stitichezza va segnalata una forte richiesta di medicalizzazione da parte dei pazienti: una richiesta spesso ingiustificata e determinata dalla scarsa consapevolezza di quanto sia preferibile un approccio dietetico ai disturbi intestinali rispetto a uno farmacologico», afferma
Lucio Capurso, gastroenterologo presso l’Ospedale San Filippo Neri di Roma.
«Infatti un aspetto importante è rappresentato dall’educazione nutrizionale, che dovrebbe essere impartita sin dall’età scolare: la prima colazione e la ripartizione dell’apporto calorico in un congruo numero di pasti nonché la scelta, l’abbinamento e il consumo in giuste quantità degli alimenti non sono infatti semplici abitudini, ma un vero e proprio bagaglio culturale che un individuo porta con sé come una traccia indelebile. Per il bambino, quindi, fondamentale è l’esempio dei genitori, ma anche la scuola gioca un ruolo determinante in questo senso».
Il consiglio del medico di base: rieduchiamo l’intestino.
«Nessuno ha mai risolto la stipsi con i
lassativi, ed è pertanto scorretto ricorrere ai farmaci per risolvere un disturbo che richiede invece una rieducazione dell’intestino: l’assunzione di fibre e di una congrua quantità di acqua è il rimedio ottimale per facilitare l’attività intestinale e ripristinare la regolarità delle
evacuazioni», dice
Claudio Cricelli, presidente Società Italiana di Medicina Generale.
«In particolare, la prima colazione costituisce una valida opportunità per introdurre le fibre, offrendo la possibilità di variare ogni giorno la scelta di alimenti e bevande (cereali, pane e biscotti integrali)».
Il consiglio del dietologo: via libera alle fibre, ma con moderazione.
«Da parte del nutrizionista, il consiglio è quello di aumentare l’apporto di
fibre. Tuttavia, per un buon equilibrio, la moderazione è d’obbligo: una quantità eccessiva o un incremento improvviso possono comportare disagio nella vita quotidiana e sortire l’effetto opposto, cioè una mancata adesione del paziente alle indicazioni e oscillazioni nel suo stato di salute», sostiene
Oliviero Sculati, Direttore dell’Unità di Nutrizione ASL di Brescia.
«Occorre pertanto procedere lentamente, suggerendo per esempio di aggiungere 1-2 cucchiai di fagioli, piselli o legumi ai primi piatti 1-2 volte la settimana, aumentando lentamente fino a 3-4 cucchiai nell’arco di un mese: questa gradualità consente all’individuo di abituarsi al nuovo regime dietetico e alla
flora batterica di adattarsi e stabilizzarsi».
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009