La stipsi nei bambini
Stipsi - Diamo la sveglia al pancino pigro!
Sanihelp.it - La
stipsi affligge il 5-10% dei bimbi tra i due e i tre anni, mentre è più rara nel primo anno di vita.
Nel neonato e nel bambino il ritmo di evacuazione è soggettivo, ma in genere si parla di stipsi quando il piccolo
si scarica meno di tre volte a settimana per poi evacuare, con fatica e dolore, feci dure e voluminose. Il bimbo comincia ad associare il momento del vasino al dolore e impara a sopprimere l’impulso a evacuare, mettendo in atto una serie di comportamenti riconoscibili (sollevarsi sulle punte, incrociare le gambe, ecc.).
La stitichezza infantile ha spesso origini psicologiche.
Situazioni di stress, come la nascita di un fratellino, l’introduzione prematura del vasino o l’inserimento al nido, possono influire sull’impulso a evacuare, oppure trattenere le feci può essere un modo per attirare l’attenzione, una volta che il bimbo capisce l’importanza che i genitori attribuiscono a questo gesto. Altre volte non evacua per non interrompere i giochi. In tutti questi casi,
è inutile sgridarlo o arrabbiarsi, meglio cercare di capire qual è il problema di fondo.
Spesso il disturbo si risolve spontaneamente in pochi giorni. Ricordate di
far bere molta acqua al bambino (6-8 bicchieri al giorno) e di aumentare il consumo di cibi integrali, legumi, yogurt, verdura e frutta, quest’ultima meglio se a digiuno (mezz’ora prima o un’ora dopo il pasto). Per esempio la frutta a dadini, condita con zucchero e limone e servita col gelato, sarà certamente più apprezzata del minestrone... Ben accetti di solito anche i frullati, i centrifugati di frutta e i frutti di bosco freschi. È tuttavia importante
evitare situazioni conflittuali durante il pasto, essendo già il momento dell’evacuazione causa di stress per il bambino.
Anche l’attività fisica (camminate, corse, giochi all’aria aperta) è importante, perché favorisce la mobilità intestinale.
Se queste strategie non sono sufficienti e in caso di stipsi ostinata,
vietato il fai-da-te, tipo stimolazioni con sondini di gomma o somministrazione di lassativi o supposte di
glicerina. Meglio far visitare il bambino dal pediatra, il quale eseguirà un’esplorazione del retto per rilevare la presenza e l’entità del cosiddetto
impatto fecale (masse di feci accumulate nell’ultima parte dell’intestino) e ricercare eventuali anomalie anatomiche, che tuttavia sono molto rare.
Solo allora
il pediatra prescriverà i farmaci più adeguati alla cura, che spesso è lunga e richiede pazienza. Lo scopo della terapia è quello di rendere l’evacuazione non più dolorosa, ma confortevole. Per far ciò bisogna: rendere le feci più morbide con la somministrazione di
rammollitori e di
fibre e con abbondanti quantità di liquidi; fare evacuare il bambino massimo ogni 2 -3 giorni; invitarlo a evacuare nel bagno di casa dove ha il massimo comfort e privacy, a ore fisse della giornata (tardo pomeriggio, dopo cena) e senza fargli fretta; educarlo ad assumere la posizione più adatta all’evacuazione (l’accovacciamento): piante dei piedi ben appoggiate, ginocchia distanti: questa postura favorisce la spinta e il rilasciamento degli sfinteri.
L’uso del
vasino risponde a queste caratteristiche posturali assai meglio del WC, che costringe il bambino a una postura innaturale con le mani sulla ciambella per non cadere, le ginocchia unite e i piedi penzoloni. L’utilizzo dei riduttori applicabili ai WC non modifica sostanzialmente la postura del bambino: in questi casi è consigliabile unire al riduttore uno sgabello a ferro di cavallo, da porre ai piedi del WC, che consenta al bambino di tenere le ginocchia distanti e le piante dei piedi saldamente appoggiate sullo sgabello.
E se dopo 10 minuti di tentativi la situazione non si è sbloccata, non insistete ma riprovate dopo il pasto successivo. Non rimproverate il bambino in caso di insuccesso, piuttosto gratificatelo una volta compiuta la missione!
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Fonte: ACP - Associazione Culturale Pediatri
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009