Tumore della prostata - Novità sul tumore della prostata
Sanihelp.it - Il
tumore della prostata è secondo solo a quello del polmone per indice di mortalità maschile.
Ciò significa che
uccide ogni anno migliaia di persone; generalmente si tratta di anziani sopra i 70 anni, ma la soglia di età si sta lentamente abbassando.
Il tumore si verifica quando alcune cellule normali della prostata iniziano a crescere in modo incontrollato producendo cellule maligne; negli stadi iniziali è asintomatico, e l’unico modo per diagnosticarlo è l’esame ispettivo digitale rettale associato alla determinazione dell'
antigene specifico nel sangue (PSA).
Purtroppo l’importanza di questi controlli periodici viene spesso sottovalutata, e questo è il motivo di molte diagnosi tardive.
La terapia primaria, salvo controindicazioni quali età avanzata o malattie concomitanti, è quella chirurgica, chiamata
prostatectomia radicale, che può essere eseguita a cielo aperto o con il più innovativo metodo
laparoscopico.
In parole semplici la prostata viene asportata, e con essa il tumore. Ma il rischio di sviluppare
metastasi, prevalentemente ossee, purtroppo rimane, e viene annunciato dall’aumento dei livelli di PSA.
In questo caso generalmente si interviene con una
terapia ormonale a base di farmaci antiandrogeni o analoghi del LH-RH, che bloccano l’azione dannosa del testosterone. Tuttavia, dopo qualche anno di questa terapia l’organismo sviluppa un’
ormonerefrattarietà che riduce l’aspettativa di vita a 1 o 2 anni.
A questo punto, fino a ieri non restava che tentare la strada della chemioterapia, ma con scarse speranze: i farmaci a disposizione, estramustina e mitoxantrone, non erano in grado di prolungare la vita, e avevano importanti effetti collaterali.
Oggi però la situazione appare cambiata con la
scoperta di un nuovo farmaco, il docetaxel, approvato nel maggio 2004 dalla FDA americana e pochi mesi fa dall’EMEA, l’ente europeo che autorizza i nuovi farmaci.
Il docetaxel è stato testato su più di 1000 pazienti in 24 paesi, nell’ambito dello studio
Tax 327; i risultati ottenuti sono stati positivi quanto insperati.
Il farmaco ha dimostrato di
ridurre del 24% il rischio di morte, di avere un’efficacia sul dolore del 59% e di produrre un incremento della sopravvivenza libera da malattia del 27%.
Rispetto ai pazienti trattati con normale terapia a base di mitoxantrone e cortisone, insomma, i malati curati con docetaxel sono vissuti meglio e più a lungo. La sopravvivenza è aumentata mediamente di 2-3 mesi, ed è la prima volta che un farmaco per la terapia del tumore della prostata agisce sui tempi di vita.
«Ma dire due mesi e mezzo di maggiore sopravvivenza mediana», spiega Luigi Dogliotti, oncologo medico dell’Università di Torino, «significa che alcuni pazienti sopravvivono anche per tempi molto più lunghi, e con una buona qualità di vita».
Unendo questo risultato ai progressi in ambito diagnostico dati dall’uso della cromogranina (marker che prelude all’omorefrattarietà), e alla più stretta collaborazione tra urologi e oncologi, la lotta al tumore della prostata avrà certamente una nuova forza.
Tags:
prostata
tumore
docetaxel
Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009