Tumore della prostata - Non solo PSA...
Sanihelp.it - Pur trattandosi di una neoplasia del tutto asintomatica in fase precoce (tranne rari casi di sintomi urinari ed
ematuria), la dislocazione periferica della prostata permette spesso di avvertire la presenza di un tumore mediante l’
esplorazione rettale digito-guidata.
Molto studiato è anche il significato del
PSA (Antigene Prostatico Specifico), una proteina prodotta dall’epitelio prostatico, come utile marcatore nella diagnosi del carcinoma prostatico.
Modificazioni evidenti dei livelli di PSA possono infatti indicare un ingrandimento benigno o uno stato infiammatorio alterato.
Generalmente viene considerato nella norma un valore di PSA totale
inferiore a 4 ng/ml, che però va rapportato all’età e ad parametri.
Sulla base di questo dato viene valutata sia la forma totale di PSA che alcuni derivati specifici, e in seguito viene eseguita una comparazione.
Per un’accurata diagnosi precoce, però, oltre all’esplorazione rettale e all’esame del PSA si utilizzano anche l’
ecografia prostatica transrettale e ultimamente la
TAC-PET con colina marcata e la
biopsia prostatica eco-guidata.
Oggi esistono delle vere e proprie linee guida, promosse dal gruppo italiano «Linee Guida Biopsie Prostatiche», che basandosi su evidenze scientifiche danno indicazioni per le modalità di esecuzione della biopsia.
Dal punto di vista istologico il tumore prostatico viene definito in base al grado di differenziamento delle cellule che lo costituiscono. Questo dato esprime l’aggressività del tumore.
Testo realizzato da Silvia Nava in collaborazione con Alessandro Bertaccini, Ricercatore presso la Clinica Urologica, Alma Mater Studiorum-Università degli Studi di Bologna, vice-presidente SAMUR onlus (Studi Avanzati Malattie Urologiche) - Policlinico S.Orsola-Malpighi - Bologna
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Redazione Sanihelp.it
revisione: 24-01-2012