Tumori del seno - Ormoni = fattori di rischio?
Sanihelp.it - Le cause del tumore al seno sono ancora sconosciute, anche se qualcosa è stato scoperto circa i cosiddetti
fattori di rischio, cioè elementi che si ritengono in qualche modo implicati nell’insorgenza del cancro.
Innanzitutto, il carcinoma del seno è un
tumore ormonosensibile, vale a dire che sia nell’insorgenza sia nello sviluppo intervengono gli
ormoni, in particolare l’
estrogeno, che stimola le cellule della mammella a dividersi più rapidamente, aumentando il rischio di crescita cellulare incontrollata caratteristica del cancro.
Per questo motivo si è parlato della regolazione ormonale come
promotore tumorale: si considera cioè un fattore determinante per lo sviluppo della malattia la prolungata esposizione agli estrogeni.
Terapia ormonale per la menopausa. Poiché la maggioranza delle
terapie ormonali sostitutive e dei
contraccettivi orali sono a base d'estrogeno sintetico, non c'è da stupirsi che queste pratiche siano associate all'
aumento di rischio di cancro della mammella.
Secondo la dottoressa
Giovanna Gatti, medico assistente della Direzione Scientifica dell’IEO (
Istituto Europeo di Oncologia), «alcuni studi avrebbero effettivamente confermato un piccolo aumento di rischio di carcinoma della mammella in donne che facciano uso prolungato della terapia ormonale sostitutiva per la
menopausa.
Questa terapia ha però anche molti meriti, soprattutto in donne con menopausa aggravata da sintomi. Per questa ragione non va sconsigliata di principio, ma va piuttosto adottata in presenza di sintomi oggettivi da menopausa, sotto attento controllo senologico e ginecologico».
In effetti, anche se è ormai assodato l’aumento del rischio relativo quando si assumono
progestinici per lunghi periodi, è anche vero che tale aumento è piccolo e dopo 10 anni dall’ultima assunzione ormonale scompare.
Anticoncezionali. Per quanto riguarda l’uso di anticoncezionali, il discorso è identico: benché alcuni studi mostrino che le donne che fanno uso della pillola hanno maggiore probabilità di sviluppare la malattia, non ci sono prove sulla relazione fra l’uso di contraccettivi orali e carcinoma mammario.
In ogni caso si sconsiglia l’utilizzo della pillola per lungo tempo nel periodo perimenopausale e in periodo antecedente alla prima gravidanza in donne con
displasia della mammella o con lesioni di
iperplasia atipica. Tali lesioni, seppure benigne, potrebbero degenerare fino a determinare l’insorgenza di un tumore maligno.
Durata dell’età fertile. La massima correlazione fra estrogeno e cancro della mammella si manifesta nelle donne che mostrano sintomi da eccesso di estrogeno, condizione che molti medici definiscono "dominanza estrogenica" e la cui manifestazione più comune è la
sindrome premestruale, in particolare se alla stessa si associano sintomi quali ipersensibilità della mammella e
ritenzione idrica.
Sempre per quanto concerne l’influenza ormonale, esistono
tre date cruciali per stabilire il profilo di rischio di una donna:
In pratica, quanto più a lungo una donna ha le
mestruazioni, e quindi quanto più a lungo l’
ovaio produce ormoni, tanto maggiore è il rischio di sviluppare la malattia, perché aumenta l’esposizione dei tessuti della mammella.
Nulliparità. La gravidanza tende a proteggere dal cancro della mammella, probabilmente perché si riduce il tempo d'esposizione della donna all'estrogeno.
Ecco perché maggiore è il numero di gravidanze, minore è il rischio. Sembra inoltre esserci un rapporto inverso tra numero di figli, incidenza e precocità del tumore.
Anche l'
allattamento prolungato aiuta: le donne che hanno allattato per almeno due anni beneficiano di una riduzione del rischio dal 20 al 30 %.
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 24-01-2012