Tumori del seno - Tumore al seno: l'intervento
Sanihelp.it - Attualmente per la cura del
carcinoma mammario sono disponibili svariati protocolli medici che permettono di personalizzare la terapia a seconda del problema.
Chirurgia, chemioterapia, ormonoterapia, immunoterapia con
anticorpi monoclonali, radioterapia e farmaci cooperano per migliorare i risultati di sopravvivenza: la terapia radiante serve a evitare recidive, la chemioterapia per controllare
metastasi o per far regredire il tumore prima dell’intervento chirurgico, il
blocco degli estrogeni per evitare l’alimentazione del tumore da parte degli
ormoni sessuali.
È chiaro quindi che per affrontare un problema così sfaccettato e variabile si rende necessario un lavoro d’
équipe che include più figure mediche, per poter dare il massimo contributo tecnico, scientifico e umano.
Queste figure sono quasi sempre:
l'oncologo medico, che dà l'impostazione del piano di cura e ha un ruolo di coordinamento
il chirurgo, che riveste un ruolo essenziale sia curativo che estetico
il radioterapista, che entra in gioco sia nella prevenzione delle
ricadute, sia nella
terapia del dolore.
Intorno a questo gruppo di medici ruotano tutti coloro che in maniera secondaria, ma non meno importante, collaborano alle cure (radiologi, anatomo-patologi, medici nucleari, psicologi, ginecologi, ecc).
La
chirurgia del carcinoma mammario si divide in
demolitiva e conservativa. La prima viene eseguita se il tumore è particolarmente diffuso, aggressivo o multifocale e consiste nell'asportazione totale della mammella (
mastectomia).
La chirurgia conservativa è invece indicata se il tumore è di piccole dimensioni e consiste nella sola asportazione del quarto di mammella in cui ha sede la lesione (
quadrantectomia).
A seconda dei casi sarà così possibile scegliere tra quadrantectomia o mastectomia.
In alcuni casi trova anche indicazione la
tumorectomia, ovvero si preleva solamente il tumore e i tessuti che lo circondano.
Oggi le pazienti con tumori di piccole dimensioni possono essere trattate con la
mastectomia segmentale, mentre quelle che presentano una
neoplasia in stato avanzato con la
mastectomia radicale modificata, completata dalla chirurgia ricostruttiva.
Dunque, a ogni caso il suo intervento.
La chirurgia rimane tuttora il metodo più risolutivo, e le cifre lo confermano: a cinque anni dall'intervento, il 65% delle pazienti viene considerato guarito, ma se la neoplasia operata è inferiore ai 2 cm di diametro e i
linfonodi sono liberi, la percentuale di guarigione sfiora il 90%.
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 24-01-2012