Tumori del seno - Seno: quella preziosa sentinella...
Sanihelp.it - Se un tempo il prezzo da pagare per una guarigione completa dal carcinoma mammario era la
mastectomia radicale, quali che fossero le dimensioni del
nodulo, ora non più: si asporta solo il quadrante, ossia lo spicchio di
mammella in cui si trova il
tumore.
Ma la rivoluzione culturale in quanto a terapie è proseguita.
L'attenzione degli oncologi si è concentrata su un altro intervento chirurgico molto delicato, la
linfoadenectomia o
svuotamento del cavo ascellare, che consiste nell'asportazione dei
linfonodi situati nell'ascella, che è generalmente la prima sede di propagazione della malattia al di fuori della mammella.
Questa parte dell'intervento porta spesso a complicanze quali l'
edema del braccio o una ridotta motilità del braccio.
Per questo si è pensato a un’alternativa che desse la possibilità di evitare la chirurgia demolitiva, come spiega
Umberto Veronesi, direttore dell’
IEO di Milano:
«Per evitare lo svuotamento ascellare è sufficiente analizzare il cosiddetto
linfonodo sentinella, che è il primo linfonodo a ricevere la linfa dall’area mammaria che contiene il tumore.
Sappiamo che le cellule tumorali camminano lungo la via linfatica e raggiungono progressivamente i linfonodi ascellari: per questa ragione l’analisi di questo primo linfonodo sulla via seguita dalle cellule tumorali è indicativa dello stadio del tumore.
Con un tracciante radioattivo si esamina durante l'intervento il linfonodo sentinella: se contiene cellule tumorali, vengono asportati anche tutti gli altri linfonodi ascellari, se invece è sano, è inutile asportare gli altri linfonodi».
L'oncologo, propugnatore di questa tecnica che evita la demolitiva dissezione ascellare, pubblica ora sul
New England Journal of Medicine uno studio a conferma della sua validità.
Fra il 1998 e il 1999 sono state arruolate 516 donne con un tumore al seno inferiore ai due centimetri di diametro.
«A metà di loro abbiamo fatto la dissezione ascellare, mentre all'altra metà sono stati asportati i linfonodi solo se quello sentinella era positivo (un terzo dei casi).
Si è visto così che il margine di errore è minimo: la possibilità di predire in modo corretto lo stato dei linfonodi è del 97 %» assicura Veronesi.
L'
équipe dell'IEO ha anche verificato che a cinque anni di distanza le pazienti del gruppo sentinella, oltre ad aver avuto un intervento meno invasivo, che evita i problemi di mobilità e
gonfiore al braccio, hanno sviluppato meno
metastasi delle altre.
E le percentuali globali di guarigione sono state leggermente migliori.
In Italia sono ancora pochi i centri in cui si pratica la tecnica del linfonodo sentinella. Ed è un peccato visto che i tumori al seno individuati sono sempre più piccoli.
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009