Tumori del seno - La ricostruzione del seno
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Ricostruzione il seno operato
La possibilità di
ricostruire il seno dopo la rimozione di un tumore «deve essere offerta a tutte le donne che lo desiderano indipendentemente dall’età o dallo stato di malattia».
Così si sono espressi in un recente incontro gli esperti di
oncologia chirurgica ricostruttiva, una disciplina che negli ultimi vent’anni ha avuto un notevole sviluppo.
Infatti una prognosi non benigna della malattia non deve far accantonare la possibilità della ricostruzione, anzi, il compito del chirurgo è quello di proporre questo intervento qualunque sia la
diagnosi finale.
Oggi la chirurgia è in grado di ripristinare completamente l'aspetto del seno operato, restituendo le dimensioni e la forma originali, con benefici notevoli sulla psicologia della donna.
Inoltre due importanti conquiste in campo medico-chirurgico hanno riportato in auge la ricostruzione negli ultimi anni: la creazione di
protesi in silicone e lo sviluppo di nuove procedure per trasferire la
cute e/o i muscoli da altre aree alla regione mammaria.
Quando è meglio operare?
La prima questione importante riguarda il momento più opportuno per effettuare la ricostruzione.
Di solito si raccomanda la
ricostruzione in contemporanea, cioè contestualmente all'intervento oncologico, per evitare alla paziente un'ulteriore seduta chirurgica, ma soprattutto per scongiurare la
fase depressiva conseguente alla mutilazione, come afferma anche la dottoressa
Gatti, dell’
IEO di Milano:
«Ogni volta che è possibile la ricostruzione deve essere immediata. Questo non elimina di certo lo shock dell’intervento, ma almeno allevia i
postumi psicologici della chirurgia, evitando alla donna di vedere la menomazione».
La paziente ideale per l'intervento immediato deve però avere alcuni requisiti essenziali: deve essere giovane, avere la mammella dell'altro lato piccola e non ptosica (cioè non cadente) e presentare un tumore di piccole dimensioni.
Inoltre questa procedura non sempre è possibile e non tutti i centri sono adeguatamente attrezzati.
Al contrario, alcune pazienti possono trarre beneficio da una
ricostruzione differita, considerando anche che i risultati che si possono ottenere sono in genere migliori.
È infatti più facile ottenere la simmetria e, di solito, le mammelle hanno un aspetto più naturale rispetto a quelle ricostruite con un intervento immediato.
La ricostruzione posticipata può essere effettuata in qualsiasi momento, da pochi giorni ad anni dopo la mastectomia, ma in genere l’intervallo ideale si aggira intorno ai quattro mesi.
La ricostruzione dell'intera mammella, includendo
l'areola e il capezzolo, è una procedura che richiede uno o più interventi (dai 6 mesi ai 12 mesi di tempo) e un certo periodo di assestamento per ottenere il risultato definitivo.
Tipologie e rischi dell’intervento ricostruttivo
La decisione successiva riguarda il tipo di procedura da effettuare.
La ricostruzione può avvenire:
Da cosa dipende la scelta? Risponde la dottoressa Gatti:
«La ricostruzione mammaria tiene conto dell'anatomia della paziente, del tipo di intervento chirurgico, della situazione oncologica e dei trattamenti pregressi (per esempio
radioterapia già eseguita in passato sulla stessa mammella)».
Come tutte le procedure chirurgiche, anche l'intervento di ricostruzione comporta certi rischi: si tratta dei possibili
effetti indesiderati che si verificano quando un materiale estraneo viene impiantato nel corpo.
Infatti se una
contaminazione batterica viene a contatto durante l'impianto della protesi o successivamente, può svilupparsi un'
infezione: in tal caso è necessario rimuovere la protesi.
Nel caso l'infezione crei una raccolta importante attorno alla protesi è possibile che si evidenzi un arrossamento vistoso della mammella accompagnato da
febbre elevata e ai classici segni di
ascesso.
Naturalmente tutti i chirurghi usano tecniche standardizzate di
antisepsi, e una profilassi antibiotica viene comunque eseguita prima dell'induzione e durante l'intervento.
Il
rigetto della protesi invece non è altro che un ispessimento della capsula periprotesica, cioè della
cicatrice interna che in ogni caso si forma attorno alla protesi.
Oggi la prospettiva più interessante si chiama
DIEP (Deep Inferior Epigastric Perforator flap), una tecnica microchirurgica nella quale non è previsto il sacrificio del muscolo addominale, riducendo così il dolore post-operatorio, ma il trasferimento di un lembo di tessuto attraverso la
sutura dei vasi sanguigni della mammella con quelli della zona addominale.
Un intervento che, già oggi, centri d'eccellenza (come appunto l’IEO di Milano) garantiscono a pieno regime.
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chirurgia plastica
mastectomia
Fonte: IEO
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009