Tumori del seno - Cancro: raggi X contro le ricadute
Sanihelp.it - La
radioterapia è l’uso di
radiazioni ionizzanti che hanno lo scopo di disinfettare il letto operatorio da eventuali
cellule tumorali rimaste.
Consiste in sedute giornaliere di raggi X da ripetersi cinque giorni alla settimana per oltre un mese.
La radioterapia è essenziale per evitare una recidiva locale, cioè la riformazione del tumore nella mammella già operata, soprattutto in seguito a un intervento chirurgico conservativo, o nei casi in cui il tumore infiltri la
cute anche se la donna ha effettuato una mastectomia.
È indicata quindi nelle pazienti che hanno eseguito un intervento conservativo e in quelle che, dopo aver subito mastectomia, all'
esame istologico definitivo presentano infiltrazione tumorale della cute o del
capezzolo.
Con la radioterapia non si perdono i capelli e non
si vomita, l'unico
effetto collaterale può essere una scottatura simile a quella dovuta a un’esposizione solare, che generalmente si rende più evidente con le ultime applicazioni di raggi.
Esistono attualmente anche studi sperimentali che propongono la radioterapia durante l'intervento (
IORT, ovvero
radioterapia intraoperatoria), ma le indicazioni e i risultati sono ancora effetto di ricerca, come ci spiega la dottoressa
Gatti dell’
IEO di Milano:
«La
ELIOT (radioterapia intraoperatroria con elettroni) eroga una dose di radiazioni direttamente a organi interni durante l'intervento chirurgico.
È in fase avanzata di studio per il tumore della mammella e i risultati preliminari sono molto incoraggianti».
In questi ultimi anni la
radioterapia primaria ha sostituito l’intervento chirurgico in pazienti con tumori in fase clinica avanzata, mentre la
radioterapia post-operatoria è stata abbandonata come intervento di routine e il suo impiego più comune è rimasto quello che si attua dopo la chirurgia di tipo conservativo.
La
radioterapia palliativa è, come dice il nome, praticata in tutti i tumori radiosensibili in fase evoluta.
La terapia medica comprende l’
endocrinoterapia (antiestrogeni, progestinici e
androgeni) e la chemioterapia.
In alternativa alla radioterapia sistemica, per i tumori di tre centimetri al massimo si procede con la
brachiterapia, che è una tecnica di radioterapia
di contatto.
La dottoressa Gatti ci spiega in cosa consiste:
«Viene erogata una dose di piccolissime dimensioni (la punta di una matita) di radiazioni anche ripetuta attraverso dispositivi che sono portati a diretto contatto con le zone da irradiare, o sono inseriti nella cavità corporee da irradiare.
Questo permette di accelerare i tempi della terapia che, anziché sei settimane e mezzo, dura quattro o cinque giorni.
Inoltre, essendo molto circoscritta e mirata, l’irradiazione riduce praticamente a zero l’esposizione dei tessuti sani e implica pochi effetti collaterali, dal momento che le radiazioni sono concentrate sul tumore».
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009