Tumori del seno - L'unione fa la forza!
Sanihelp.it - SaluteDonna è un’associazione nata nel 1994 all'
Istituto Nazionale Tumori per sostenere la prevenzione e la lotta ai tumori femminili.
L’ideatrice, l’architetto
Anna Mancuso, ha creato l'associazione dopo aver vissuto, in prima persona, l'esperienza del cancro: è stata infatti operata di tumore al seno per due volte.
Salute Donna è in grado di offrire alle donne malate di cancro consulenze oncologiche, chirurgiche, ginecologiche, legali, ma soprattutto psicologiche.
Infatti il compito fondamentale dell’associazione è, come spiega la fondatrice, «il
supporto psicologico, fornito soprattutto a quelle donne che, per fragilità caratteriale, non hanno elaborato la malattia oppure ne rigettano l’idea, faticano a riappropriarsi della loro vita, si rifiutano di reagire».
I volontari di Salute Donna diffondono una nuova
cultura della malattia oncologica, che va dalla promozione del
codice europeo contro il cancro alla campagna di prevenzione per una diagnosi precoce della malattia.
A questo scopo Salute Donna promuove
corsi di educazione alla salute:
«Il nostro obiettivo è abbattere i pregiudizi sull’inguaribilità del tumore al seno: le donne vanno informate dei progressi della medicina, grazie ai quali oggi, di cancro alla mammella, non si muore più».
Di fronte a una diagnosi di tumore, infatti, una donna si trova catapultata in un mondo pieno di interrogativi: il mio male sarà curabile? Dovrò sottopormi alla chemioterapia? Potrò condurre una vita normale?
«Per questo molte donne si rivolgono alla nostra associazione: cercano dei
testimoni al loro dolore, persone che hanno già vissuto la stessa esperienza e che possono dare loro indicazioni concrete di quello che le aspetta.
Il ruolo del partner è insostituibile, ma non basta: servono persone che possono capire più da vicino, primo perché sono donne, secondo perché ci sono già passate».
E cosa consiglia la signora Mancuso a una donna che si appresta a tornare alla normalità dopo aver vissuto la terribile esperienza del cancro? Cosa può fare invece la sua famiglia per aiutarla a riacquistare la serenità?
«Io consiglio sempre di non abbandonarsi al
vittimismo, perché si rischia di essere risucchiati in una spirale di depressione dalla quale non si esce più. Meglio affrontare i postumi della malattia a testa alta, parlando con gli altri di ciò che si è vissuto, e non facendo finta che non sia successo niente.
Le donne che ritengono impossibile recuperare la serenità si sbagliano: la
normalità torna davvero, con un unico
handicap: gli
esami, che costituiscono uno scoglio con cui la donna, purtroppo, deve convivere.
Lo spettro del cancro non abbandona mai una donna guarita, ma l’importante è non negare l’evidenza, ma imparare a gestirla e a condividerla.
Alla famiglia do invece tre suggerimenti:
-
non essere invadenti con chi ha bisogno di tempo per tirare fuori le sue emozioni
-
parlare con serenità e franchezza, dando il giusto nome alle cose (non nominare il cancro non equivale, purtroppo, alla sua eliminazione)
-
non essere ossessionati dalla malattia: una donna che ha avuto un carcinoma può avere l’influenza o il mal di pancia, ma questo non significa la ricomparsa del cancro!».
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Fonte: Redazione Sanihelp.it
di Roberta Camisasca
revisione: 24-01-2012