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Arteriopatia obliterante periferica


La malattia è anche conosciuta come:
claudicatio intermittens, malattia occlusiva delle arterie periferiche, sindrome delle vetrine, zoppia ad intermittenza


Circa il 20% delle persone adulte ne soffrono ma solo 1 su 3 ne accorge. Anche se asintomatica è comunque molto pericolosa perché aumenta il rischio di infarto e ictus.
Categoria: Malattie cardiovascolari
Sigla: AOP
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Che cos'è - Arteriopatia obliterante periferica

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Che cos'è l'arteriopatia obliterante periferica

L’ateriopatia obliterante periferica (AOP) è caratterizzata dalla riduzione del flusso di sangue lungo le arterie delle gambe che vengono parzialmente o completamente ostruite da placche ateromatose. Viene anche chiamata Sindrome della vetrina, perché chi ne soffre non riesce a camminare per più di un certo tratto senza dolore e, quindi, si ferma spesso con la scusa di guardare le vetrine dei negozi.

È una patologia tanto grave quanto sottovalutata.

È sottovalutata perché le sue manifestazioni hanno un andamento abbastanza subdolo che può trarci in inganno: il sintomo più caratteristico, dolore alle gambe che non premette di camminare (claudicatio intermittens), si manifesta infatti solo in 3 persone su 10. Nella maggior parte dei casi la circolazione delle gambe non è un problema grave, siccome il sistema trova arterie alternative la situazione non peggiora però questo fa si che il problema non viene preso sul serio.

È pericolosa perché nonostante questa bassa manifestazione di sintomi, il rischio a livello circolatorio e cerebrale è molto alto. L’AOP è infatti una patologia sistemica che non compare mai da sola, è indice di aterosclerosi e per questo motivo aumenta la possibilità che si verifichi un ictus o un infarto miocardico.

È per questo che molto spesso chi soffre di AOP soffre anche di una patologia cardiovascolare concomitante come la cardiopatia ischemica o l'ictus.

Per quanto riguarda la diffusione gli ultimi dati parlano del 20% delle donne e il 30% delle uomini adulti. Sono numeri importanti che devono alzare il livello di guardia perché, come dimostra la tabella qui sotto, le persone affette da questa malattia hanno una probabilità 4 volte superiore di subire un infarto.

AUMENTO DEL RISCHIO DI INFARTO E DI ICTUS
evento iniziale infarto miocardico ictus
infarto miocardico 5-7 volte* 3-4 volte****
ictus 2-3 volte** 9 volte
Arteriopatia obliterante periferica 4 volte*** 2-3 volte
* inclusa la morte
** inclusa angina e morte improvvisa
*** inclusi anche IM fatali e altre morti cardiovascolari
****inclusi Attacchi ischemici transitori


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Fumo, diabete e colesterolo, ecco chi rischia l'arteriopatia

Prima gli uomini poi le donne, dunque, ma una volta che i rispettivi limiti temporali vengono sorpassati il rischio tra i due sessi tende a pareggiarsi.

Secondo gli ultimi studi (POPADAD, Minnesota regional PAD Screening Program, PARTNERS) l’AOP colpisce in media il 20% della popolazione adulta.

I fattori di rischio sono praticamente gli stessi dell’aterosclerosi la differenza sta nel peso di ciascun fattore. Per esempio il colesterolo nell’AOP è molto più importante che nell’ateroclerosi. In generale possiamo riassumere a tre i fattori di rischio più importanti. È bene notare che sono tutti modificabili e quindi il rischio di può diminuire.

Il fumo è il fattore di rischio più importante. Tutti gli studi hanno confermato che lo sviluppo della malattia è strettamente collegato al vizio di fumare, e continuare a fumare anche dopo la comparsa dei primi disturbi contribuisce ad aggravare la malattia.

Il diabete mellito è altrettanto importante nello sviluppo della malattia e i diabetici hanno un maggior rischio di contrarre l’AOP e una maggiore probabilità di subire un’evoluzione verso forme più gravi.

Anche ipertensione e ipercolesterolemia ne favoriscono la comparsa. In particolare, elevati livelli di colesterolo totale e di colesterolo LDL, dal momento che costituiscono fattori di rischio indipendenti per lo sviluppo della malattia aterosclerotica, sono anche importanti elementi a carico dell’insorgenza di AOP.
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Sintomi - Arteriopatia obliterante periferica

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Quando camminare diventa un problema ... e non solo

Solo in circa un terzo dei casi si manifesta la claudicatio intermittens, una zoppia intermittente causata da dolore in uno o entrambi gli arti inferiori che si manifesta in seguito a una semplice camminata che solo il riposo riesce ad alleviare.

È proprio a causa delle caratteristiche del suo sintomo principale che l’AOP è conosciuta anche come sindrome della vetrina.

E chiaro che nel caso compaiano questi disturbi è obbligatorio rivolgersi al medico per eseguire e confermare una diagnosi di AOP e, in caso affermativo, mettere in atto strategie terapeutiche efficaci anche per prevenire altre complicanze cardiovascolari.

La claudicatio intermittens si sviluppa grosso modo così: dopo aver camminato per due-tre minuti o anche meno (dipende dalla gravità della malattia), siamo costretti a fermarci per la comparsa di un intenso dolore al polpaccio o, ma questi sono casi più rari, alle cosce, ai glutei o a livello lombo-sacrale. Solitamente dopo una breve sosta siamo in grado di riprendere la marcia.

La caratteristica di essere una malattia sistemica e quindi di accompagnare o di essere accompagnata da altri disturbi cardio-vascolari rende l’AOP molto pericolosa anche nei casi in cui è asintomatica. E questa, come abbiamo detto è un ipotesi molto ricorrente perché il sistema circolatorio trova arterie alternative e riesce in qualche modo a sopperire alla disfunzione.

Anche in questi casi però si può riconoscere la malattia, basta osservare attentamente questi segnali: la gamba affetta è solitamente più fredda, e la sensibilità degli arti inferiori risulta disturbata fino ad arrivare a problemi di mobilità, il polso risulta assente.

Nei casi critici, il dolore può comparire addirittura da fermo e tende a scomparire solo lasciando la gamba a penzoloni.

In tutte queste situazioni e non solo quando risulta difficile camminare è importante fare visita al medico e spiegare le proprie sensazioni, è il primo passo per una buona diagnosi.
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Diagnosi - Arteriopatia obliterante periferica

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Diagnosi AOP: braccio e caviglia sotto esame

La diagnosi dell’Arteriopatia obliterante periferica è fondamentalmente clinica e si può riassumere in due fasi principali:

  • Anamnesi per verificare la natura del dolore.
  • Palpazione dei polsi arteriosi periferici per tutti quei casi in cui non si manifesta il dolore agli arti inferiori.
Un esame diagnostico molto semplice può essere eseguito dall’angiologo e si chiama rilevazione dell’indice pressorio caviglia-braccio.
In pratica si rileva mediante un velocimetro doppler e uno sfigmanometro la pressione arteriosa sistolica misurata alla caviglia e al braccio e si mettono in rapporto. Quello che risulta è appunto l’indice pressorio caviglia-braccio.

Più è basso il valore dell’indice più è grave l’arteropatia periferica.

L’allarme scatta quando l’indice pressorio è inferiore a 0.9

  • Se l’indice pressorio è compreso tra 0,5 e 0,9 siamo nella fase della claudicatio intermittens.
  • Se l’indice pressorio è inferiore a 0,4 siamo in una condizione di ischemia critica, con dolore anche a riposo e la formazione di ulcere ischemiche e gangrena.

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Anamnesi, il primo passo per diagnosticare l'AOP

Sono proprio le caratteristiche del dolore che permettono di distinguere l’AOP da altre patologie dolorose degli arti inferiori. Infatti, il dolore da claudicatio compare dopo un certo tratto di cammino, si attenua rallentando l’andatura e scompare con il riposo, mentre il dolore alle gambe dovuto ad altre cause come la neuropatia periferica o la sciatica non si attenua semplicemente arrestando la marcia, anzi, spesso viene aggravato dalla posizione seduta.

Negli stadi avanzati il dolore compare anche a riposo e sparisce tenendo l’arto a penzonoloni.

La localizzazione del dolore, inoltre, indica il luogo in cui si è prodotta l’ostruzione: il dolore al polpaccio è il risultato di danni a livello dell’arteria femorale superficiale, mentre il dolore alle cosce o ai glutei indica una ostruzioni di arterie più alte, come le arterie iliache o addirittura l’aorta. In questi ultimi casi, nell’uomo è spesso presente impotenza sessuale, poiché è gravemente compromesso il flusso ematico agli organi genitali.

Per confermare la diagnosi gli angiologi ricorrono al confronto tra la pressione arteriosa sistolica misurata alla caviglia e al braccio (indice pressorio caviglia-braccio).
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Cura e Terapia - Arteriopatia obliterante periferica

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Arrestare il peggioramento e aumentare la qualità della vita

Per le caratteristiche della malattia e dei suoi sintomi le cure dell’Arteropatia obliterante periferica hanno 3 obiettivi:

  • arrestare il peggioramento dell’aterosclerosi in tutto l’organismo e ridurre il rischio d’infarto e ictus
  • migliorare la qualità di vita di questi pazienti, cercando di recuperarli a un’esistenza attiva e consentire loro di camminare il più possibile senza dolore
  • impedire il peggioramento della malattia e la conseguente comparsa di piaghe e gangrene.
Per conseguire il primo obiettivo è prima di tutto necessario agire sui fattori di rischio:

Fumo: cessare l’abitudine di fumare è essenziale, perché riduce da subito i rischi. È importante che l’astensione dal fumo sia completa perché anche una sola sigaretta al giorno può aggravare i danni delle arterie.

Colesterolo: è necessario agire contro l’ipercolesterolemia, riducendo i livelli ematici di colesterolo totale e di colesterolo “cattivo” LDL. La stessa AIFA, con la nuova nota n. 13, ha inserito nei farmaci ipolepimizzanti come le statine anche per i soggetti con coronaropatia documentata o pregresso ictus o arteriopatia obliterante periferica o pregresso infarto o diabete.

Per ciò che concerne il secondo obiettivo è necessario esercizio fisico. Anche il semplice camminare, infatti, favorisce lo sviluppo di circoli collaterali e consente di aumentare gradatamente il tratto di cammino percorso, così i pazienti possono allungare la marcia senza dolore anche per più di 200 metri. Sembra che i risultati migliori si abbiano quando i pazienti continuano a camminare anche dopo la comparsa del dolore, cercando di resistere il più possibile.

L’insieme di queste azioni (prevenzione primaria, secondaria ed esercizio fisico) consentono di impedire il peggioramento della malattia, il terzo obiettivo della terapia.
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Tenere sotto controllo il livello di colesterolo

Abbiamo visto che le linee guida delle principali organizzazioni internazionali e anche dell’Agenzia italiana del farmaco promuovono l’utilizzo delle statine per i malati di AOP anche se asintomatica.

Tra queste la rosuvastatina sembra essere in grado (in 9 pazienti su 10) di abbassare i livelli plasmatici di colesterolo totale in misura superiore al 50% e di ridurre il colesterolo LDL ai livelli consigliati dalle linee guida già ai bassi dosaggi e in sole 12 settimane.

«In questo ambito rosuvastatina ha dimostrato un’alta efficacia nell’abbassare livelli di colesterolo cattivo a bassi dosaggi, per questo è da preferire alle altre per la cura dell’arteropatia obliterante periferica», spiega il dottore Claudio Cimminiello, direttore del dipartimento di medicina presso l’Azienda Ospedaliera di Vimercate, durante un incontro per illustrare l’efficacia del farmaco.

Rosuvastatina è in grado di inibire un enzima cruciale per la sintesi del colesterolo. Si tratta dell’enzima HMG-CoA redattasi, la cui inibizione riduce la sintesi di colesterolo le fagato in cui viene prodotta la maggior parte del colesterolo nell’organismo e quindi si determina una riduzione di colesterolo nel sangue.

Il farmaco è disponibile in compresse, si assume una volta al giorno per via orale, ion qualsiasi momento della giornata, con o senza cibo.
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AOP, cinque consigli per gestirla

Ecco cinque importanti consigli per gestire L’Aop e avviare al meglio la cura della malattia:

  1. Camminare lentamente per cercare di percorrere il maggior percorso possibile, anche dopo la comparsa del dolore
  2. Evitare traumi ai piedi che possono favorire la comparsa di piaghe, ulcerazioni e infezioni (raccomandazioni rivolte, particolarmente, ai pazienti diabetici)
  3. Segnalare al proprio medico qualsiasi trauma ai piedi, la comparsa di dolore a riposo o improvvise modificazioni del colore e temperatura della pelle dei piedi e delle gambe
  4. I diabetici devono porre particolare cura per i piedi allo scopo di prevenire traumi ed infezioni. Essi devono, inoltre, scegliere calzature adatte che non ostacolino la circolazione a livello del piede
  5. Poiché la pressione arteriosa elevata è un fattore di rischio per l’AOP, i medici raccomandano di tenere la pressione controllata, preferibilmente sotto i 130/ 85 mmHg

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Glossario per Arteriopatia obliterante periferica - Enciclopedia medica Sanihelp.it

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Autore: Redazione - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 28-12-2015

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