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Home > Salute e benessere > Malattie > Asma bronchiale - Malattia

Malattie allergiche

Asma bronchiale


Tra le malattie respiratorie (terza causa di mortalità nel mondo) vi sono asma e BPCO. La migliore terapia è quella inalatoria, che ha diversi vantaggi. Oggi sono disponibili nuovi inalatori, maneggevoli e semplici, che garantiscono aderenza alla terapia e accettazione da parte del paziente.
Le ultime news per Asma bronchiale:
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10-10-2008 Broncopneumopatie: la prevenzione passa dalle terme

Che cos'è

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Asma e BPCO: cause e diffusione

L’asma bronchiale, come anche la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), rientra nella categoria delle patologie respiratorie ostruttive, cioè caratterizzate da una comune limitazione al flusso aereo, prevalentemente espiratorio, che sottende diverse modificazioni anatomiche dell’albero tracheo-bronchiale.

Si tratta di una patologia cronica che trova la sua insorgenza nei primi anni di vita: si acquisiscono le caratteristiche di asmatico entro l’epoca scolare ed entro tale età iniziano i fenomeni di rimodellamento delle vie aeree, conseguenza dell’infiammazione cronica dei bronchi.

«Evidenze scientifiche testimoniano come l’asma bronchiale presenti tassi di prevalenza in età scolare e giovane-adulta estremamente preoccupanti», afferma il professor Giuseppe Girbino, Direttore del Dipartimento Scienze Cardiovascolari e Toraciche dell’Università di Messina.
«Il continuo incremento degli aeroinquinanti e la predisposizione atopica facilitano, infatti, l’instaurarsi della malattia che, se non opportunamente diagnosticata e trattata, può condurre a quadri clinici che limitano notevolmente le attività quotidiane fino a compromettere la sopravvivenza del paziente (asma cronico, stato di male asmatico)».

È una patologia in continuo aumento, specie nelle nazioni a stile di vita occidentale. Infatti, di circa 100 milioni di asmatici calcolati in tutto il mondo, 30 milioni sono concentrati nella sola Europa Occidentale. Anche la BPCO si sta diffondendo in tutto il mondo e determina condizioni di grave o totale invalidità.

«In Italia le malattie respiratorie rappresentano la terza causa di mortalità dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie», dice il professor Claudio Donner, Presidente dell’AIMAR (Associazione Scientifica Interdisciplinare per lo Studio delle Malattie Respiratorie).
«Circa 2,6 milioni di italiani soffrono di BPCO: la malattia costituisce la quarta causa di morte negli uomini over 65 e la sesta nelle donne over 65. Per l’asma il tasso di prevalenza è del 10% nei bambini e del 5,5% negli adulti».

Oltre a pregiudicare la qualità della vita di chi ne è affetto, queste patologie hanno un enorme impatto sociale ed economico, sia in termini di limitazione delle capacità dei pazienti, sia per i costi sanitari che comportano.
In Italia, si stima che i costi diretti (ricoveri, visite ambulatoriali, assistenza domiciliare e farmaci) per un paziente affetto da asma siano, in media, oltre gli 800 euro l’anno. Per un paziente con BPCO salgono a 1.300 euro, fino a superare i 6.300 per le forme severe della malattia.
#3457 Data pubblicazione: 20-10-2005
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Asma: è causa di invalidità per tre bambini su dieci

Tre bambini su cento sono colpiti dalla malattia cronica mentre quasi due su cento sono i minori portatori di handicap. La maggior parte ha un’età compresa tra i 6 e gli 11 anni e frequenta la scuola elementare.

Secondo la ricerca epidemiologica che ha coinvolto oltre 9000 bambini in 10 comuni della Brianza dall’OTI di Muggiò, Milano, l’handicap (transitorio o permanente) è la diretta conseguenza della cronicità della malattia.

Tra i piccoli e gli adolescenti l’asma, oltre a essere il malanno cronico più diffuso , è anche quello più invalidante con un peso del 29,8 su tutti i casi rilevati. Un valore quasi uguale a quello dell’epilessia 28,6%. Le altre patologie fortemente invalidanti sono la prematurità, il diabete e alcune forme rare come: anoressia, bulimia, e insufficienza renale

«Questa ricerca può essere un punto di partenza per istituire un Osservatorio permanente sulla malattia cronica e sull’ handicap per gli under 16» ha affermato Daniele Grioni, neuropsichiatria infantile, coordinatore dell’OTI.

«Un fatto è certo», prosegue Grioni, «il numero di bambini affetti da malattia cronica e portatori di handicap è significativo nella popolazione campione. Ritengo sia quindi opportuno continuare a tenere monitorata la situazione, Occorre predisporre piani di assistenza mirati che tengano conto delle esigenze individuali di ciascun malato, spesso affetto da patologie rare e quindi, poco conosciute sia dagli operatori sociali che da quelli sanitari»
#1378 Data pubblicazione: 10-02-2004
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Terapia inalatoria: la storia

La terapia inalatoria, che costituisce la modalità elettiva di trattamento dei pazienti con ostruzione delle vie aeree, è vecchia di millenni.
Basti pensare al sempre attualissimo rimedio della nonna che consiste nell’effettuare suffumigi medicamentosi con vapori di eucaliptolo e mentolo.

Più di 4000 anni fa, a chi era colpito da attacchi d’asma si faceva fumare una pipa contenente una pasta a base di una particolare pianta chiamata Datura Stramonium. La regolazione della dose avveniva modificando la lunghezza della pipa stessa.

Ma, pur risalendo a tempi antichissimi, è solo nel 1956 che la tecnica inalatoria si arricchisce del suo elemento fondamentale: l’erogatore. Quell’anno è stato commercializzato infatti il primo farmaco in aerosol pre-dosato o MDI (Metered Dose Inhalers), che ha costituito un metodo rivoluzionario per il trattamento di queste malattie e ha raggiunto rapidamente una notevole popolarità.
Pratica, disponibile ovunque, semplice da usare, la bomboletta offre anche grandi vantaggi terapeutici: consente l’utilizzo di bassi dosaggi del farmaco, ha una notevole rapidità d’azione, presenta una bassa incidenza di effetti collaterali.

Siamo ai giorni nostri: nasce una nuova generazione di erogatori. Quelli spray adottano la tecnologia HFA (idrofluoroalcani); quelli in polvere (DPI: Dry Powder Inhalers) presentano caratteristiche innovative, che ne rendono l’utilizzo ancora più facile e sicuro.
Questi dispositivi all’avanguardia sono il frutto di anni di sviluppi tecnologici orientati al paziente e di sperimentazioni cliniche che ne hanno ampiamente testato l’efficacia e la sicurezza.

I nuovi erogatori hanno tutte le caratteristiche per consentire al paziente una corretta assunzione del farmaco. Facilitano così un uso costante della terapia, cioè la compliance del paziente, per la quale è estremamente importante che l’inalazione sia vissuta come un’operazione facile, sicura e non fastidiosa.
#3462 Data pubblicazione: 20-10-2005
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Asma: come funzionano gli erogatori?

Attualmente i due principali sistemi impiegati per la somministrazione dei farmaci respiratori sono gli inalatori pressurizzati predosati (MDI, cioè i tradizionali spray) e gli erogatori di polvere (DPI).

Gli MDI (Metered Dose Inhalers) sono costituiti da una bomboletta pressurizzata nella quale il principio attivo si trova in sospensione con surfattanti e propellenti gassosi. Esercitando una pressione sul fondo della bomboletta, viene rilasciata una quantità predeterminata di farmaco sotto forma di aerosol. Il diametro iniziale delle particelle, l’angolatura e la velocità d’emissione dello spray caratterizzano la cosiddetta piuma di aerosol generata, le cui dimensioni sono molto importanti nella deposizione del farmaco a livello delle vie aeree inferiori.
Storicamente, la tecnologia MDI ha utilizzato i clorofluorocarbonati (CFC) come propellenti. È però emerso che i CFC sono responsabili del buco dell’ozono, per cui, nel 1987, il protocollo di Montreal ha sancito la loro sostituzione con propellenti senza proprietà ozono-depletive o con inalatori di polvere secca.

Questi ultimi (DPI, ovvero Dry Powder Inhalers) hanno una struttura che consente di produrre un aerosol di particelle respirabili nel momento in cui il paziente compie una manovra inspiratoria forzata. L’aerosolizzazione della polvere infatti richiede energia, fornita dal paziente grazie al flusso inspiratorio prodotto durante l’inalazione del farmaco. Pertanto per l’utilizzo di questi dispositivi non sono necessari propellenti e neppure la coordinazione fra inalazione ed erogazione del farmaco.

Sono costituiti da un serbatoio, un corpo e un boccaglio. Dopo aver preparato la dose da inalare, il paziente deve compiere un’inspirazione che trascina la dose lungo i canali di aspirazione fino al boccaglio e produce una turbolenza che rompe gli aggregati di polvere in particelle respirabili. La manovra inspiratoria ottimale per la deposizione polmonare delle particelle è data dalla forza di inspiro (picco di flusso inspiratorio), dal tempo totale di inspirazione e dalla velocità con cui aumenta il flusso, parametri che possono dipendere dal disegno dell’erogatore.

Esistono erogatori di polvere monodose (si carica il farmaco ogni volta che deve essere effettuata l’inalazione) e multidose (contengono un numero di dosi variabile: da 30 a 100 o più).

I farmaci in polvere destinati a questi apparecchi sono sottoposti a manipolazione industriale e, in certi casi, sono associati a un eccipiente (o carrier) che rende il materiale meno coesivo. Infatti anche le forze di coesione fra le particelle di farmaco e quelle fra carrier e principio attivo sono implicate nella dispersione delle particelle del farmaco nell’aria inspirata.

Anche la struttura dell’erogatore condiziona l’efficienza della manovra: canali lunghi e tortuosi possono creare una turbolenza che provoca una buona micronizzazione delle particelle a scapito però di un aumento della resistenza al flusso e deposizione del farmaco nella camera di inalazione o in orofaringe.

Pertanto, la manipolazione industriale della polvere, il disegno dell’erogatore e le caratteristiche dell’atto inspiratorio sono le tre variabili da cui dipende l’erogazione di particelle respirabili con questi dispositivi.
#3459 Data pubblicazione: 20-10-2005
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Prevenzione

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Nonne fumatrici, nipoti asmatici

Non solo sul proprio figlio ma anche sul nipotino. Secondo una ricerca condotta presso l’Università della California se una donna fuma durante la gravidanza causerà danni anche al nipotino perchè gli fara aumentare il rischio di essere affetto da asma.

Lo studio è stato condotto su oltre 900 bambini 330 asmatici e 570 senza alcun sintomo. Avere la nonna fumatrice alza del doppio il rischio di soffrire di asma rispetto ai nipotini di nonne non fumatrici. Se la madre non ha fumato durante la gravidanza il livello di rischio scende all’1,8 ma se invece ha ceduto al vizio della sigaretta il rischio di essere affetti di asma e 2,5 volte superiore al normale.

Per i ricercatori americani questo è il primo studio che mostra gli effetti a lungo termine del fumo di tabacco. si sta indagando sul meccanismo di ereditarietà, e si sta esaminando l’ovulo femminile.


#2475 Data pubblicazione: 12-04-2005
Fonte: BBC health

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Asma e sovrappeso: attenzione ai bambini

I bambini asmatici in sovrappeso soffrono maggiori limitazioni nell’attività fisica rispetto a quelli di peso normale, anche se la loro asma non è più grave.
È quanto sostenuto da una recente ricerca: i bambini asmatici più pesanti tendono a ricorrere a un maggior numero di farmaci, anche se sulla carta i loro sintomi non sono peggiori di quelli dei bambini normopeso.

Lo studio, effettuato su 64 bambini asmatici di età compresa tra 8 e 12 anni, ha rilevato che le misurazioni oggettive della funzione polmonare non erano peggiori nei bambini sovrappeso e obesi.
Tuttavia, i bambini più pesanti riferivano maggiori difficoltà nella pratica dell’attività fisica preferita.

Questo può essere causato dalle più cospicue richieste energetiche dovute alla maggiore massa corporea, come ha sostenuto l’autore principale dello studio, il dottor Paul T. Pianosi della Dalhousie University di Halifax, Nuova Scozia.

Il bisogno di energie maggiori fa avvertire ai bambini soprappeso una mancanza di respiro più accentuata: sembra un’osservazione scontata, non è mai stata evidenziata da alcuna ricerca.
Pianosi e la sua collega Heather S. Davis hanno sottolineato, nel loro rapporto, che se i bambini più pesanti avvertono maggiormente lo sforzo e la mancanza di respiro durante l’attività fisica, assumono un maggior numero di farmaci anche nei casi di asma non particolarmente grave.

Ma questa non deve essere la regola; secondo i ricercatori i medici dovrebbero avere una mentalità più aperta, e cercare di capire l’origine delle limitazioni prima di prescrivere più farmaci antiasmatici.
Gli steroidi per via orale utilizzati nei casi più gravi di asma, infatti, possono a loro volta provocare un aumento di peso: il rischio di obesità è elevato, e potrebbe creare un circolo vizioso.
Per questo è fondamentale una corretta valutazione della funzione polmonare nei bambini con sintomi di asma.

In base ad altri riscontri, l’equipe di Pianosi ha escluso la correlazione tra gravità dell’asma e forma fisica dei bambini, indipendentemente dal peso.
Invece nei bambini più sicuri delle proprie capacità fisiche si sono riscontrate migliori prestazioni negli esercizi svolti.

Pianosi ha precisato che se l’asma viene adeguatamente controllata, i bambini possono svolgere le stesse attività dei loro coetanei non asmatici.
Alcuni professionisti e atleti olimpici ne sono la prova vivente.


FONTE: Pediatrics, marzo 2004
#1449 Data pubblicazione: 18-03-2004
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Sintomi

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Asma: attenzione ai sintomi!

La percentuale dei pazienti ai quali le malattie respiratorie ostruttive sono diagnosticate è ancora piuttosto bassa rispetto al numero effettivo di coloro che soffrono di asma e BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva). Si stima che, attualmente, la BPCO venga per esempio individuata solo nel 25% dei casi.

In generale, i pazienti stessi tendono a sottovalutare per molto tempo i sintomi di una malattia respiratoria cronica: frequentemente li imputano, infatti, a un normale affaticamento respiratorio dovuto al fumo di sigaretta (tosse mattutina, aumento delle secrezioni bronchiali) o all’invecchiamento (sempre più precoce insorgenza della dispnea). Questo comportamento rappresenta un oggettivo ostacolo a una diagnosi precoce e corretta e quindi a un adeguato controllo clinico della progressione della malattia.

Vediamo allora di fare un po’ di chiarezza.

Se hai più di 40 anni, fumi abitualmente e accusi i seguenti sintomi probabilmente soffri di BPCO:

  • tosse frequente
  • frequente catarro nei bronchi
  • fatica a respirare.


Si tratta invece di asma bronchiale in caso di:

  • sibili o fischi al torace
  • difficoltà respiratoria dopo un’intensa attività fisica
  • crisi di difficoltà respiratoria a riposo
  • risveglio con sibili respiratori e/o con crisi di tosse.


Nella diagnosi di una malattia ostruttiva delle vie aeree, la collaborazione del paziente è particolarmente importante. Asma bronchiale, bronchite cronica ed enfisema polmonare sono infatti malattie che presentano diversi tratti in comune e non è quindi sempre facile un immediato e corretto inquadramento diagnostico.
#3458 Data pubblicazione: 20-10-2005
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Diagnosi

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Asma: come avviene la diagnosi?

In presenza di uno o più sintomi riconducibili all’asma bronchiale è bene rivolgersi al proprio medico il quale, dopo un’indagine accurata, valuterà l’eventuale necessità di ulteriori accertamenti.

Lo specialista più indicato per un’analisi globale della situazione è lo pneumologo, il quale arriverà a un’eventuale diagnosi d'asma effettuando una visita specialistica ed eseguendo l’anamnesi, cioè ripercorrendo la storia clinica del paziente, dalla quale si possono ottenere informazioni determinanti sulla sua storia familiare, il suo stile di vita, le caratteristiche dei sintomi ed eventuali i fattori associati alla crisi asmatica.

Lo pneumologo effettuerà poi una valutazione funzionale respiratoria (almeno una spirometria, utile per la misurazione di due valori: CV = capacità vitale e VEMS = volume espiratorio massimo nel primo secondo di un'espirazione forzata), con eventuale test dopo broncodilatazione farmacologica in presenza di ostruzione delle vie aeree, test di provocazione bronchiale aspecifica (di solito test alla metacolina) in presenza di funzionalità respiratoria normale e anamnesi suggestiva per asma bronchiale.

Con il test di provocazione bronchiale è possibile provocare la riduzione del lume bronchiale attraverso stimoli di natura fisica o chimica (aria fredda, nebbia o test da sforzo). La risposta ai test è indicata da un'adeguata variazione di specifici indici di funzionalità polmonare.
#3505 Data pubblicazione: 02-11-2005
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Cura e Terapia

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Asma: il segreto è negli inalatori

Un numero sempre crescente di individui soffre di affezioni respiratorie croniche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e l’asma.

Come è noto, il trattamento di queste due patologie viene attuato per via inalatoria. Tale soluzione offre svariati vantaggi rispetto alla via orale, come spiega il professor Mario Polverino, direttore del Dipartimento Discipline Mediche dell’ASL di Salerno:
«La somministrazione diretta dei farmaci per via inalatoria dà la possibilità di usare dosi complessive più basse, ma con concentrazioni più elevate di principio attivo, direttamente nelle vie aeree. Gli effetti sono: minimizzazione degli effetti collaterali sistemici (per l’uso di dosi più basse) e maggiore rapidità d’azione».

Ma il problema è che circa il 50% dei pazienti trova difficile usare gli inalatori e quindi non assume correttamente i farmaci, con evidenti ripercussioni sull’efficacia terapeutica e sulla capacità di controllo della malattia.
Infatti un farmaco eccellente può diventare inutile se l’inalatore non viene usato nel modo giusto. «È quindi essenziale», afferma il professor Polverino, «che i pazienti vengano istruiti all’uso dei dispositivi».

E per semplificare la vita ai quasi tre milioni di italiani che attualmente soffrono di malattie ostruttive respiratorie, è nata una nuova classe di inalatori (già disponibili in commercio, sia quelli che erogano il farmaco in polvere sia quelli per aerosol) che garantiscono efficacia terapeutica, adesione da parte del paziente e soprattutto maneggevolezza e utilizzo semplice.

«È un traguardo molto importante», dice il professor Claudio Donner, presidente dell’AIMAR (Associazione Scientifica Interdisciplinare per lo Studio delle Malattie Respiratorie), «soprattutto se si considera che il problema del sottotrattamento delle malattie ostruttive bronchiali è particolarmente scottante: si stima che solo il 17,5% circa del totale dei pazienti con BPCO riceva un qualsiasi trattamento, e che solo il 70% di questi ultimi riceva un trattamento regolare adeguato».

Volendo quindi stilare una sorta di carta di identità degli inalatori di ultima generazione, le caratteristiche segnaletiche risultano le seguenti:

  • sono maneggevoli e di facile impiego
  • assicurano una regolare somministrazione della giusta dose farmacologica
  • garantiscono l’adesione alla terapia e la compliance del paziente.

#3333 Data pubblicazione: 03-09-2005
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Asma: ok la cura è giusta!

  1. Regolarità della terapia.

    Per far sì che una terapia antiasmatica sia efficace nel tempo, è indispensabile che il paziente la assuma regolarmente. Al contrario, molti pazienti sottovalutano la malattia, interrompendo le terapie o riducendole non appena migliorano.
    Un monitoraggio di alcuni pazienti ha dimostrato che i corticosteroidi erano utilizzati solo per il 42% e i beta-agonisti per il 28% dei giorni di studio, nonostante la prescrizione per uso quotidiano.

    La scarsa compliance, talora riferibile anche a un’ingiustificata steroidofobia (paura di usare il cortisone), è associata a un aumento delle riacutizzazioni della malattia: in pazienti con riacutizzazioni la compliance era stata solo del 13,7%, contro il 68,2% di quelli che non ne avevano avute.

    Inoltre, se l’inalatore non fornisce costantemente la stessa quantità di farmaco, si creerà un circolo vizioso, con minore quantità di farmaco depositato a livello bronchiale, minore efficacia clinica, minore compliance al trattamento.

  2. Scelta del dispositivo.

    La terapia per il paziente asmatico o con BPCO dovrebbe basarsi, oltre che su farmaci efficaci e sicuri, anche sulla selezione di inalatori affidabili ed efficienti, che consentano una costanza di erogazione di principio attivo e rispondano alle necessità e alle esigenze particolari del singolo paziente (ci sono infatti pazienti che si adeguano solo a determinati device e mal si adattano ad altri).

    Negli ultimi anni sono stati fatti notevoli progressi su questo fronte: per esempio, per ovviare al problema dell’incoordinazione mano-polmone, sono stati introdotti gli autoinalatori, costituiti da uno spray pressurizzato dotato di un meccanismo a molla che, una volta caricato, libera automaticamente con l’inspirazione una dose costante e predeterminata di farmaco a bassi flussi inspiratori (generalmente <30 l/m). La tecnica d’inalazione è quindi più semplice e immediata.

  3. Istruzioni per l’uso del dispositivo.

    La non-compliance passiva, ovvero l’erronea assunzione del farmaco a causa di una tecnica inadeguata, è un problema rilevante: infatti molti pazienti usano scorrettamente l’inalatore.
    Spesso il paziente riceve istruzioni molto frettolose dal medico riguardo all’uso dell’erogatore e deve basarsi solo su quanto scritto sul foglietto illustrativo del farmaco; inoltre, spesso manca anche una verifica periodica e puntuale dell’apprendimento, da parte del malato, delle tecniche insegnate; verifica che dovrebbe avvenire a ogni visita di controllo.

    Se il paziente impara ad eseguire bene l’inalazione del farmaco, otterrà una maggiore efficacia e ridurrà il rischio di effetti collaterali. Ciò determina una maggior accettazione da parte del paziente stesso, che quindi sarà più disposto a proseguire la terapia prescritta.

#3461 Data pubblicazione: 21-11-2005
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Cura dell'asma, il futuro si chiama Terapia Adattiva

Nuovi dati evidenziano per la prima volta che i pazienti potrebbero, in accordo con il medico, gestire l’asma riconoscendo i sintomi che precedono le riacutizzazioni e agendo tempestivamente prima che la situazione peggiori e si sviluppi la riacutizzazione.

Realizzato grazie alla sponsorizzazione di Astrazeneca, INSPIRE (International Asthma Patient Insight Research), un nuovo studio attitudinale di rilevanza internazionale condotto su 1.921 pazienti affetti da asma da moderata a grave e in terapia di mantenimento, ha evidenziato come questi sintomi, intesi come segnali d’allarme, vengono identificati dal 61% dei soggetti intervistati. Questo riconoscimento è una finestra di opportunità che potrebbe aiutare i pazienti a migliorare la gestione dell'asma attraverso un tempestivo cambiamento del trattamento di mantenimento ai primi segni di peggioramento sintomatologico.

«Sebbene i segnali d’allarme che precedono le riacutizzazioni fossero già noti, INSPIRE fornisce la prima evidenza chiara che sono di fatto percepiti dalla maggioranza dei pazienti asmatici, questo rappresenta un reale punto di svolta nella comprensione della malattia” ha commentato Martyn Partridge, primo autore dello studio e Professor of Respiratory Medicine at Imperial College & Charing Cross Hospital di Londra, RU, che ha presentato i dati durante il 15° Congresso Annuale della Società Respiratoria Europea (ERS).

La consapevolezza della capacità dei pazienti asmatici di identificare i segni di una riacutizzazione imminente induce a prescrivere, quando possibile, regimi terapeutici rapidamente adattabili dal paziente.
#3440 Data pubblicazione: 18-10-2005
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Asma: occhio ai farmaci generici!

Federasma e l’Associazione Italiana Pazienti BPCO sono preoccupate per il fatto che nei prossimi mesi saranno disponibili sul mercato farmaci antiasmatici generici (broncodilatatori per il trattamento dell’asma e della BPCO).

«Non esprimiamo dubbi riguardo al fatto che tali prodotti siano equipollenti agli originali in termini di formulazione (stabilità, purezza e composizione) e di efficacia clinica, e che l’introduzione dei farmaci generici possa contribuire alla riduzione della spesa sanitaria», afferma la dottoressa Maria Adelaide Franchi, presidente dell’Associazione Italiana Pazienti BPCO.
«Nel caso tuttavia della terapia inalatoria, chiediamo garanzie affinché i dispositivi scelti per la i farmaci generici corrispondano a quelli attualmente in commercio, che sono stati sviluppati tenendo conto delle necessità dei pazienti. In particolare, occorrerà accertare che assicurino capacità di: micronizzazione, riproducibilità della dose erogata, sufficiente affidabilità e robustezza, maneggevolezza e facilità d’uso».

Infatti inalare un farmaco sembra un'operazione semplice, ma non è così. I dispositivi esistenti sono numerosi e si differenziano perché ognuno di essi è azionato secondo modalità diverse.
«I pazienti devono quindi conoscere bene le caratteristiche dei farmaci ed essere addestrati a usare correttamente i dispositivi. La tecnica deve essere insegnata da personale sanitario esperto e controllata regolarmente», continua la dottoressa Franchi.
«Infatti, con l’introduzione dei farmaci generici le Associazioni dei Pazienti temono che l’aderenza al trattamento possa essere compromessa da una serie di fattori tra i quali una diminuita educazione alla corretta tecnica inalatoria».

Le Associazioni dei Pazienti chiedono dunque di:

  • essere informati sulle modalità di introduzione sul mercato dei farmaci generici e dei relativi inalatori
  • continuare a disporre di dispositivi facili da usare, sicuri ed efficaci
  • concordare con il proprio medico il tipo di dispositivo da usare (spray, erogatori di polveri o nebulizzatori)
  • ricevere informazioni approfondite e complete sull’utilizzo corretto del dispositivo.


«Nel caso in cui queste condizioni non vengano soddisfatte, il risparmio che si potrà ottenere dalla disponibilità del prodotto generico potrebbe essere controbilanciato da una minore accettazione e compliance da parte dei pazienti, con un passo indietro rispetto ai benefici conquistati negli ultimi anni in termini di adeguata gestione della malattia attraverso la terapia inalatoria».
#3463 Data pubblicazione: 20-10-2005
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Aspetti psicologici

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Asma: è tutto sotto controllo!

La diagnosi di asma ha importanti implicazioni psicologiche sia sul bambino che sul suo entourage familiare e sociale. Il rischio più evidente è quello di un eccessivo atteggiamento protettivo da parte dei genitori, un atteggiamento che può portare all’isolamento del bambino dal suo contesto sociale. Infatti spesso mamma e papà temono che al di fuori delle mura domestiche il bambino venga in contatto con allergeni o fattori che possono indurgli un attacco, oppure che si trovi in una situazione in cui nessuno sa cosa fare in caso di una crisi asmatica.

Di fronte a queste preoccupazioni è importante che i genitori mantengano il più possibile un atteggiamento equilibrato e positivo, che infonda nel bimbo serenità e tenga lontano le ansie per la propria condizione fisica. Questo lo aiuterà a non sentirsi escluso dalla comunità (coetanei, compagni di scuola, squadra di calcio ecc.).

Ecco qualche utile consiglio per genitori e insegnanti:

  • Informate la scuola delle condizioni di vostro figlio, fornendo il piano terapeutico raccomandato dal medico affinché siano messe in atto tutte le misure necessarie per consentirgli di vivere a scuola come i suoi compagni.

  • Non eliminate lo sport. È vero, l'attività fisica può scatenare la crisi asmatica, quindi viene evitato qualsiasi coinvolgimento che la implichi (educazione fisica a scuola, partita di pallone, giochi ecc).
    Invece il movimento non va assolutamente escluso, ma adottato con adeguate precauzioni: concordate con il medico curante o il pediatra un’eventuale terapia a base di farmaci di premedicazione, che consentono di ridurre al minimo le probabilità di un attacco, evitate gli ambienti a rischio quali freddo, acqua clorata ecc. e non scegliete sport estremi, dove non è possibile l'intervento del medico, come deltaplano, paracadutismo o sub.
    Anche l'insegnante di educazione fisica deve incoraggiare il bambino asmatico a partecipare all'attività sportiva, ricordandogli di assumere il farmaco prima dell'inizio dell'attività e di portarlo con sé durante la lezione, e invitandolo a fermarsi non appena si affatica.

  • A scuola, fatelo sentire come gli altri. L'insegnante ha il dovere di inserire il bambino asmatico a pieno titolo in tutte le attività scolastiche, facendogli accettare la sua malattia come una condizione di vita normale, aiutandolo nella gestione della malattia ed educando la scolaresca a non isolare il compagno.

  • E le vacanze? Molti genitori di bimbi asmatici, al momento di programmare le ferie, sono assaliti da dubbi e preoccupazioni perché pensano che la malattia dei figli costituisca un limite. In realtà chi ha l'asma può viaggiare tranquillamente, l’importante è concordare con il medico un'eventuale terapia di mantenimento e farsi prescrivere le medicine da assumere in caso di aggravamento dei sintomi.
    Con questi semplici accorgimenti il piccolo asmatico potrà godersi le vacanze come un qualunque altro bambino.

#3506 Data pubblicazione: 02-11-2005
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Glossario per Asma bronchiale - Enciclopedia medica

 - Asma bronchiale  - Bronchite
 - Clematis  - Broncodilatatori
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Autore: Redazione - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 01-01-2006

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