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Home > Salute e benessere > Malattie > Degenerazione maculare senile - cura, sintomi e malattia

Degenerazione maculare senile

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La degenerazione maculare è una patologia della retina che colpisce soprattutto in età avanzata, con seri danni alla visione centrale.

Categoria: Malattie oculistiche
Sigla: DMLE
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Prevenzione

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Fattori di rischio e regole preventive

Gli studi epidemiologici dimostrano che esistono vari fattori di rischio in grado di aumentare il pericolo di ammalarsi. In alcuni casi si tratta di elementi su cui non è possibile intervenire, come accade per l’ereditarietà. Nonostante non siano ancora completamente conosciuti i geni che predispongono all’insorgenza della patologia, si sa, infatti, che nei familiari di persone colpite da forme gravi di degenerazione maculare il rischio di ammalarsi sale di almeno quattro volte rispetto alla popolazione generale.

Inoltre, la malattia appare più diffusa nel sesso femminile, probabilmente per la concomitanza di due elementi: in primo luogo nelle donne sono più frequenti le forme di miopia grave, in secondo luogo l’aspettativa di vita è maggiore per il sesso femminile. 

Altri fattori di rischio sono: la luce solare, la dieta, il fumo, le patologie cardiovascolari.

Luce solare. L’esposizione ai raggi del sole e, in particolare, ai raggi ultravioletti può favorire l’insorgenza della malattia. L’azione di questi elementi induce un incremento della produzione di radicali liberi nell’occhio e quindi aumenta il rischio che si sviluppino negli anni processi degenerativi.

Dieta. Un eccessivo consumo di lipidi di origine animale, con accumulo di colesterolo LDL nel sangue, può favorire l’insorgenza della patologia. Secondo i primi risultati di una ricerca condotta in dodici centri specializzati negli Usa su oltre 5.000 ultracinquantenni seguiti nel tempo in dodici centri oftalmologici, pare che i fritti in grassi idrogenati e gli alimenti da fast-food rappresentino fattori di rischio per la patologia. Sul fronte preventivo, invece, la ricerca conferma il ruolo degli acidi grassi omega-3, contenuti soprattutto nel pesce, probabilmente per l’azione di contrasto al deposito di colesterolo nei vasi sanguigni. Senza dimenticare gli effetti protettivi degli antiossidanti naturali e delle vitamine A, C ed E.

Si consiglia quindi di evitare i fritti e gli alimenti eccessivamente grassi; ridurre l’impiego di grassi di origine animale e consumare regolarmente vegetali, anche per la loro ricchezza in vitamine ad azione antiossidante, e pesce.

Fumo di sigaretta. Secondo un’indagine statunitense, fumare ogni giorno venti sigarette può triplicare o addirittura aumentare di quattro volte il rischio di ammalarsi di degenerazione maculare legata all’età dopo i sessant’anni. Altri studi epidemiologici dimostrano che il rischio di degenerazione maculare neovascolare può essere addirittura quintuplicato nell’anziano fumatore rispetto al coetaneo che non ha fumato. Il fumo ha diversi effetti negativi: può ridurre la naturale capacità difensiva dai radicali liberi prodotti dall’esposizione eccessiva alla luce e modificare il flusso sanguigno della coroide, la membrana vascolare che garantisce l’afflusso di sangue alla retina.

Patologie cardiovascolari. La presenza di ipertensione non curata e aterosclerosi può indurre un danno alle pareti delle arterie della retina, sia per gli spasmi indotti dall’ipertensione sia per l’accumulo di lipidi sulla membrana interna dei vasi sanguigni.

Si consiglia di controllare regolarmente la pressione e seguire correttamente le terapie in caso di ipertensione. Mantenere sotto controllo i valori del colesterolo, in particolare per le LDL ad azione negativa e le HDL ad attività protettiva, e dei trigliceridi nel sangue. 

#1625 Data pubblicazione: 13-07-2012
Fonte: Novartis

Sintomi

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Come si manifesta?

Questa malattia dell’occhio colpisce la macula, ovvero la parte centrale e più sensibile della retina. La zona maculare della retina ha come compito la visione chiara e dettagliata di quanto si trova al centro del campo visivo. Grazie alla macula possiamo leggere le parole di un libro o di un giornale, oppure riconoscere il volto di chi ci parla. Purtroppo questa attività, di cui spesso nemmeno ci accorgiamo tanto ci appare naturale, è gravemente danneggiata dalla degenerazione maculare.

Se la patologia non si presenta immediatamente in forma grave, alcuni segnali possono mettere in allarme:

• Lento e graduale calo della vista.
• Visione di immagini o porzioni di immagini distorte o ondulate.
• Percezione di aree sfuocate e annebbiate che tendono a divenire vere e proprie macchie scure.

Le manifestazioni cliniche della degenerazione maculare sono due:

La degenerazione maculare legata all’età secca
Questa forma, detta anche non essudativa o atrofica, è la più comune (80% dei casi). Si caratterizza per la presenza di depositi puntiformi giallastri, detti drusen, che si concentrano sotto la retina causando una lenta atrofia dei tessuti retinici interessati, con perdita dei fotorecettori, cioè dei coni e dei bastoncelli. In genere provoca soltanto una moderata riduzione dell’acuità visiva, ma può comunque evolvere nella più grave forma umida.

La degenerazione maculare legata all’età umida
Questa forma, detta anche neovascolare o essudativa, è la meno diffusa (20% dei casi) ma anche la più invalidante: in nove persone su dieci si verifica una rapida e severa perdita della visione centrale. 

La causa va ricondotta alla formazione di nuovi vasi sanguigni anomali che si sviluppano nello spazio sottoretinico: tali vasi causano edema retinico e possono sanguinare con facilità, provocando danni irreversibili alla retina. Il decorso è talmente rapido che già in poche settimane può comparire una grave perdita della vista.
#15582 Data pubblicazione: 13-07-2012
Fonte: Novartis

Diagnosi precoce

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L'importanza della diagnosi precoce

Un primo facile test per consentire di individuare precocemente alcune patologie che interessano la parte centrale della retina può essere eseguito direttamente dal paziente utilizzando la griglia di Amsler (si tratta di una griglia quadrettata con un punto al centro). Fissando un punto definito della griglia, è possibile controllare la funzionalità della visione centrale: nel caso in cui alcune linee appaiano piegate o interrotte, sbiadite o ondulate, occorre parlarne subito con il proprio oculista. 
La griglia di Amsler costituisce un semplice strumento di autodiagnosi che non va però considerato come sostitutivo della visita regolare dall’oculista.

Per diagnosticare le patologie legate alla crescita di nuovi vasi sanguigni, come la degenerazione maculare senile, è necessario sottoporsi a test diagnostici specifici, come angiografia, OCT ecc. Grazie a questi esami, l’oculista può vedere gli strati più profondi della retina, individuando al meglio i neovasi.

L’angiografia si esegue in ambulatorio iniettando nella vena di un braccio un colorante (la fluoresceina o il verde di indocianina, secondo la tecnica utilizzata) che dopo pochi minuti raggiunge la parte posteriore dell’occhio e i vasi sanguigni della retina, che risultano così visibili. Una serie di immagini scattate da un particolare strumento forniranno all’oculista la precisa disposizione dei vasi e il loro stato.

La Tomografia Ottica a radiazione Coerente (OCT) è una tecnica diagnostica non invasiva che permette di ottenere sezioni trasversali della retina. La misurazione dello spessore retinico è fondamentale per la valutazione delle patologie maculari. Un ispessimento della sezione si ha nei casi di edema maculare e neovascolarizzazione, mentre nei casi di atrofia retinica si verifica una sua riduzione.

#15583 Data pubblicazione: 13-07-2012
Fonte: Novartis

Che cos'è

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Una malattia per over 50

La degenerazione maculare è una malattia che colpisce soprattutto dopo i cinquant’anni, con un’incidenza che cresce con l’avanzare dell’età; rappresenta la principale causa di cecità legale e di ipovisione tra gli ultrasessantenni nei Paesi industrializzati.

In Italia, secondo stime recenti, poco meno di un milione di persone presenta i primi segni di degenerazione maculare; di queste, si calcola che circa 260.000 siano affette dalla forma più minacciosa, quella neovascolare o umida. 20.000 sono i nuovi casi di degenerazione maculare senile neovascolare ogni anno in Italia.

Esiste una strettissima correlazione tra l’età avanzata e lo sviluppo della malattia, tanto che si parla specificatamente di degenerazione maculare senile o legata all’età (AMD). Tuttavia, la patologia può interessare, seppur raramente, anche individui sotto i cinquant’anni. Si tratta delle cosiddette forme giovanili, la più diffusa delle quali è la degenerazione maculare miopica che colpisce chi soffre di gravi forme di miopia (difetto refrattivo superiore alle 6 diottrie).

#15581 Data pubblicazione: 13-07-2012
Fonte: Novartis

Cura e Terapia

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La fotocoagulazione laser

Quando la degenerazione maculare si presenta nella sua forma neovascolare o essudativa le possibilità terapeutiche sono due: la fotocoagulazione laser e la terapia fotodinamica (PDT). Altri tentativi terapeutici si sono infatti rivelati scarsamente efficaci o comunque indicati solo in percentuali infinitesimali di pazienti. È il caso, per esempio, dell’asportazione chirurgica dei neovasi - che presenta gravi effetti collaterali e viene ormai effettuata solamente in casi estremamente selezionati - e della traslocazione maculare, i cui risultati sono ancora incerti. 

La fotocoagulazione laser mira a distruggere l’area della retina interessata dal processo di neovascolarizzazione. Pur essendo efficace, in quanto assicura benefici a lungo termine, questo trattamento presenta un inconveniente fondamentale che ne limita l’impiego nei casi in cui il danno si localizzi al centro della macula, la fovea: provoca infatti un’immediata e permanente riduzione della capacità visiva del soggetto trattato. Il motivo risiede nel calore che viene generato dalla luce laser, che danneggia parzialmente anche i tessuti sani della macula.
Questo fatto limita di molto le possibilità di impiego della tecnica, che può essere utilizzata solo nel 10-20% dei pazienti. Tale terapia è indicata solamente quando i nuovi vasi si formano lontano dalla fovea e, soprattutto, appare realmente efficace solo in aree di dimensione molto limitata.

#15584 Data pubblicazione: 13-07-2012
Fonte: Novartis

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La terapia fotodinamica o PDT

Questa terapia riesce a chiudere i vasi sanguigni prodotti in eccesso a causa della patologia, senza danneggiare in alcun modo i tessuti sani. Ciò è reso possibile dall’estrema precisione del trattamento che si basa sull’impiego di una sostanza fotosensibile, la verteporfina, messa a punto per concentrarsi esclusivamente nelle cellule dei vasi sanguigni anomali. La verteporfina, che viene introdotta nell’organismo con un’iniezione endovenosa effettuata dall’oculista poco prima del trattamento, viene poi attivata da una luce laser che si concentra esclusivamente nelle cellule in cui essa è presente, risparmiando, grazie alla sua azione non termica, quelle sane.

Il trattamento avviene quindi in due fasi: dapprima viene iniettato endovena il farmaco che si posiziona nei vasi patologici, poi la verteporfina viene attivata da un laser a bassa intensità (per cui l’azione non è termica) per un brevissimo periodo. In questo lasso di tempo la sostanza, eccitata dalla luce laser, induce una serie di reazioni che si possono concentrare in tre momenti fondamentali:
- Produzione di radicali liberi dell’ossigeno.
- Degranulazione delle cellule del tessuto dei piccoli vasi arteriosi patologici.
- Chiusura dei vasi patologici e correzione del difetto.

La terapia fotodinamica non può ovviamente ridare la vista che si aveva prima che iniziasse il processo patologico, ma gli studi clinici dimostrano che il trattamento può bloccarne la perdita progressiva, e in qualche caso portare a un miglioramento della situazione. Va comunque detto che questa stabilizzazione della funzione visiva rappresenta un risultato importante, visto che assicura la possibilità di trattare, e con soddisfacenti risultati, anche quanti non potevano essere curati con la fotocoagulazione laser.
#15585 Data pubblicazione: 13-07-2012
Fonte: Novartis

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Una nuova frontiera: i farmaci antiangiogenici

L’impiego dei farmaci antiangiogenici rappresenta una nuova frontiera nella terapia della degenerazione maculare senile neovascolare; questi farmaci agiscono bloccando il VEGF-A che svolge un ruolo essenziale nell’angiogenesi.

I farmaci antiangiogenici a uso oftalmico sono degli anticorpi monoclonali che, bloccando la crescita dei piccoli vasi sanguigni che oscurano la macula, permettono di evitare la cecità (mantenendo o migliorando, in alcuni casi, l’acuità visiva) e restituiscono quindi ai pazienti una normale autonomia nello svolgimento di tutte le attività della vita quotidiana che sarebbero altrimenti gravemente compromesse.

Tramite questi farmaci è oggi possibile non solo arrestare la progressione della malattia e quindi la perdita della vista, ma in molti casi anche migliorarla.
#15586 Data pubblicazione: 13-07-2012
Fonte: Novartis

Glossario per Degenerazione maculare senile - Enciclopedia medica

 - Cornea  - Macula
 - Fovea  - Nervo ottico


Farmaci

 - EYLEA*INIET 1FL 40MG/ML  - LUCENTIS*INIET 1FL 0,23ML 10MG
 - MACUGEN*INIET 1SIR 0,3MG  - VISUDYNE*INFUS 1FL 15MG 10ML
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Tag cloud dei sintomi

disturbi della vista perdita della vista visione di macchie scure cecità presenza nel campo visivo di zone di cecità

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Novartis

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Autore: Valeria Leone - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 16-07-2012

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