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Dislessia


La malattia è anche conosciuta come:
disturbo specifico dell'apprendimento, egastenia


La dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. A che età e attraverso quali segnali si manifesta? Come si cura?
Categoria: Malattie psichiatriche


Che cos'è - Dislessia

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Quando è difficile imparare

Un numero considerevole di alunni della scuola di base presenta problemi di apprendimento che incidono sul loro rendimento e causano spesso un vero disadattamento scolastico.  
Numerosi studi recenti hanno infatti evidenziato che oltre il 20% della popolazione scolastica presenta rallentamenti nei processi di apprendimento che richiedono interventi individualizzati.  
 
Le problematiche che si possono presentare sono diverse: 
 

  • difficoltà percettivo-motorie e metafonologiche, dalle quali possono derivare disturbi specifici di apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia)


  • difficoltà di attenzione, di concentrazione, di memorizzazione, che danno origine a discontinuità nelle prestazioni, a scarso mantenimento delle acquisizioni, a esecuzioni incomplete del compito


  • ritardo cognitivo, che provoca lentezza nei processi, esecuzione di prodotti insoddisfacenti, difficoltà nel trasferire e riutilizzare conoscenze apprese, livelli di capacità inferiori rispetto alla classe frequentata


  • difficoltà di linguaggio, che interferiscono negli aspetti di comprensione-produzione sia orale che scritta


  • problemi affettivi e comunicazionali, dai quali possono derivare scarsi livelli di autostima, comportamenti inadatti, senso di inadeguatezza di fronte alle richieste scolastiche, demotivazione ad apprendere.


Quali sono le cause di questi disturbi? «Bisogna innanzitutto distinguere tra difficoltà generiche dell’apprendimento e disturbi specifici», spiega Monica Pratelli, psicoterapeuta presso l'Istituto psico-medico-pedagogico Centro Method di Perignano (Pisa).  
 
«Le difficoltà generiche sono solitamente dovute a un ritardo maturazionale, a una scarso bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale e, non di rado, a una serie di errori pedagogici che i docenti compiono sia nelle prime proposte didattiche che successivamente negli itinerari di recupero conseguenti all’accertamento delle difficoltà.  
Spesso tali interventi hanno infatti scarsa specificità, si limitano a un aumento di esercizi e si basano quasi esclusivamente su una richiesta di memorizzazione di regole.  
 
I disturbi specifici sono invece strettamente legati a deficit percettivi o linguistici che non sono stati individuati precocemente: tali disturbi sono la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia».
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Dislessia: la fatica di leggere e scrivere

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV), per formulare la diagnosi di dislessia occorre che:

  • Il livello raggiunto nella lettura, misurato ai test standardizzati somministrati individualmente sulla precisione, sulla velocità o sulla comprensione della lettura, sia sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all'età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell'intelligenza e a un'istruzione adeguata all'età.
  • L'anomalia descritta interferisca in modo significativo con l'apprendimento scolastico o con le attività quotidiane che richiedono capacità di lettura.
  • Qualora fosse presente un deficit sensoriale, le difficoltà di lettura devono andare al di là di quelle solitamente associate al deficit sensoriale in questione.
  • Ricapitolando, vanno differenziate le normali variazioni nelle abilità di lettura dalla dislessia, che può essere diagnosticata solo se al soggetto sono state fornite adeguate opportunità scolastiche e culturali, se il suo quoziente intellettivo risulta nella media e se non presenta deficit sensoriali che possano da soli spiegare i problemi di lettura.
Si può diagnosticare un caso di dislessia dunque solo quando si è in presenza di una capacità di lettura e scrittura sostanzialmente al di sotto di quanto ci si dovrebbe aspettare considerando l'età anagrafica del soggetto, la valutazione psicometria dell'intelligenza, e un'educazione scolastica adeguata.

Il bambino dislessico può leggere e scrivere ma non lo fa in maniera automatica, ha bisogno di impegnare al massimo le sue capacita e le sue energie. Questo spiega perché un bambino che soffre di questo disturbo si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara.

Spesso alla dislessia sono associate ulteriori difficoltà, quali la disortografia, la disgrafia e, a volte, lievi difficoltà nel linguaggio orale (fatica a recuperare termini appropriati o nel memorizzare parole nuove) e nel calcolo (soprattutto mentale, nella memorizzazione delle tabelline).

fonte: Irccs Eugenio Medea - Associazione nazionale dislessia.
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Quando è giusto parlare di dislessia

Come si può capire se ci troviamo veramente di fronte a un caso di dislessia? a che età e attraverso quali segnali?
In genere il problema si fa evidente in seconda o terza elementare ma già durante la scuola materna si possono osservare significative difficoltà nel manipolare i suoni nelle rime e nelle filastrocche.
È la cattiva attivazione e organizzazione di una serie di funzioni a causare la dislessia. Nella normalità queste permettono di passare dalla percezione di un testo scritto all’identificazione delle lettere e delle parole e quindi all’estrazione di un significato.

Le principali funzioni implicate nella lettura sono di tipo linguistico e visuo-percettivo.

  • funzioni linguistiche: difficoltà di percepire, distinguere e manipolare i suoni del linguaggio: difficoltà nel distinguere chiaramente i suoni che compongono le parole, nell’associare il suono alla lettera corrispondente, nel mettere insieme i suoni per formare parole.
  • funzioni di percezione visiva e di focalizzazione attentiva: deficit di processamento percettivo dell’informazione visiva (inversioni di lettere, errori di specularità, percezione delle parole sovrapposte o in movimento), ridotta abilità di focalizzazione su singoli elementi
Molto spesso questi segnali vengono sottovalutati e si tende a trovare giustificazioni di carattere comportamentale che allungano i tempi di una corretta diagnosi. È la dislessia a causare difficoltà comportamentali e demotivazione nei confronti della scuola e non il contrario.
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Non solo dislessia

Quando si parla di disturbi dell’apprendimento si pensa subito alla dislessia.  
In realtà i problemi legati all’apprendimento sono diversi, e non riguardano solo la capacità di leggere. 
 
Vediamoli nel dettaglio insieme alla dottoressa Monica Pratelli, psicoterapeuta presso l'Istituto psico-medico-pedagogico Centro Method di Perignano (Pisa).  
 
«C’è la disgrafia, una difficoltà di scrittura che riguarda la riproduzione dei segni alfabetici e numerici.  
 
Il soggetto scrive in modo irregolare, con velocità eccessiva o con estrema lentezza, la sua mano scorre con fatica e l’impugnatura della penna è scorretta.
Manca il senso dello spazio: non vengono rispettati i margini del foglio, la scrittura procede in salita o in discesa rispetto al rigo e a volte anche da destra verso sinistra. 
Le dimensioni delle lettere non sono rispettate, l’impostazione invertita, i legami tra le lettere scorretti: tutto ciò rende spesso la scrittura incomprensibile al soggetto stesso, che non può quindi individuare gli errori.  
 
La discalculia è invece una difficoltà nell’apprendimento del calcolo che si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche.  
 
È vero, i simboli numerici sono quantitativamente inferiori rispetto a quelli alfabetici, ma complessa è la loro combinazione che si basa sul valore posizionale: per molti bambini non c’è differenza tra 15 e 51 oppure tra 316 e 631.  
 
Anche alla base della discalculia ritroviamo carenze relative alle abilità percettivo-motorie, ma, non di rado, le difficoltà logico-matematiche sono attribuibili anche a una carenza di esperienze concrete.  
 
Infine, la disortografia è la difficoltà a tradurre i suoni che compongono le parole in simboli grafici: il soggetto confonde i segni alfabetici che si assomigliano nel suono (f e v, t o d) o nella forma (b e p), omette parti di parola (ad esempio la doppia consonante: palla- pala), inverte i suoni all’interno delle parole (sefamoro anziché semaforo).  
 
La disortografia può derivare da una difficoltà di linguaggio, da scarse capacità di percezione visiva e uditiva, da un organizzazione spazio-temporale non ancora sufficientemente acquisita o da un processo lento nella simbolizzazione grafica».
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Dislessia: il cromosoma 15 è l'indiziato n° 1

Numerosi studi tra i quali il più recente condotto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Scientifico Eugenio Medea - La Nostra Famiglia di Bosisio Parini e della facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano sembrano aver rintracciato la causa della dislessia nel cromosoma 15.

Questa patologia viene definita come una difficoltà significativa nell’apprendimento della lettura in presenza di un livello cognitivo e di un’istruzione adeguati e in assenza di problemi neurologici e sensoriali.

I bambini con dislessia sono intelligenti, non hanno problemi visivi o uditivi ma non apprendono a leggere in modo sufficientemente corretto e fluido: le loro prestazioni nella lettura risultano nel complesso molto al di sotto del livello che ci si aspetterebbe in base all’età, alla classe frequentata e al livello intellettivo generale. Queste difficoltà solitamente condizionano anche in modo pesante le prestazioni scolastiche.

Una delle principali implicazioni rintracciate dallo studio condotto dall’equipe italiana è che quest’area del genoma risulta in grado di influenzare la suscettibilità alla dislessia indipendentemente dalle caratteristiche culturali dei diversi Paesi in cui un bambino può trovarsi a vivere. Pertanto, indipendentemente dal grado di difficoltà grammaticali e dalle regole di lettura della lingua a cui un bambino viene esposto, l’area cromosomica indagata dagli studiosi sembra essere tra i “colpevoli” del disturbo.

«Questo risultato avrà futuri sviluppi», fa notare la dottoressa Cecilia Marino, responmsabile dello studio, «la ricerca proseguirà nell'intento di identificare in modo ancor più accurato sul cromosoma 15 i geni alterati, cioè le unità più piccole codificanti del genoma umano, coinvolti nella dislessia. La conoscenza delle alterazioni genetiche può aiutare a chiarire i meccanismi che determinano la dislessia».

Fonte: Irccs “Eugenio Medea - La Nostra Famiglia”
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Sintomi - Dislessia

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Dislessia: quattro indizi fanno una prova.

Quando affidarsi a uno specialista
Gli errori caratteristici nella lettura e nella scrittura sono l’inversione di lettere e numeri(24 invece di 42) oppure la sostituzione (m con n o v con f).

Altri disturbi possono riguardare la memorizzazione di semplici elenchi: i giorni della settimana i mesi dell’anno, le lettere dell’alfabeto.

Anche la difficoltà di mantenere un costante livello di attenzione è un indice altrettanto importante.

Attraverso il menù a lato si accede a un elenco di sintomi. Il consglio di Sanihelp.it è quello di rivolgersi a uno specialista in neuropsichiatria, in psicologia o in logopedia non solo se trovi corrispondenza nei sintomi ma anche se noti in qualcun'atro difficoltà linguistiche legate alla lettura e alla scrittura, bambino o adulto che sia.

Non trascuriamo il fattore ereditario! Anche se non c’è nulla di certo iniziano a essere rintracciate le cause genetiche di questo disturbo. Il fatto di essere dislessici può essere già un buon motivo per sottoporre tuo figlio a un test specifico.

Caratteristiche dell’apprendimento

  • L’acquisizione di abilità legate alla prima fase dello sviluppo – camminare, parlare ecc. – è stata più lenta rispetto alla media
  • La capacità di lettura e scrittura è significativamente inferiore alla vivacità intellettiva
  • Il bambino sembra pigro, sbadato, immaturo e smebra che non si impegna
  • A un quoziente intelletivvo nella media corrisponde un rendimento scolastico basso specie nelle prove scritte
  • Si sente stupido, ha po ca stima di sé
  • Tende ad eccellere in materie quali arte, ingegneria, meccanica, musica, design, e sport
  • Ha difficoltà a mantenere l’attenzione - disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD)
  • Gli riesce difficile concentrarsi ed è molto vivace
  • Va bene agli esami orali, ma ha scarsi risultati a quelli scritti
  • Apprende rapidamente attraverso l’osservazione, la dimostrazione, la sperimentazione e gli aiuti visuali
  • È bravo a mettere in pratica idee astratte
  • Sogna molto ad occhi aperti, si perde facilmente nei propri pensieri, perde il senso del tempo
Matematica
  • Spesso conta con le dita
  • sa far di conto ma va in difficoltà quando si tratta di contare oggetti
  • È bravo in aritmetica, ma non in problemi che implichino il linguaggio
  • si trova in difficoltà con i concetti di algebra
Memoria
  • Ha problemi con la memoria a breve termine
  • Generalmente ha un’eccellente memoria a lungo termine
  • Pensa principalmente per immagini e non ricorrendo al dialogo interno
Caratteristiche del linguaggio
  • È molto lento nella lettura
  • Può avere una ragionevole rapidità di lettura, ma non comprende ciò che ha letto
  • Non legge mai per il gusto di farlo
  • Può essere distratto dal riconoscere «disegni» nel testo scritto e si lamenta che le parole saltano fuori dalla pagina
  • Legge male ad alta voce
  • Nella lettura e nella scrittura mostra ripetizioni, trasposizioni, aggiunte, omissioni, sostituzioni o inversioni di lettere, parole e numeri
  • Durante la lettura può provare mal di testa, giramenti di testa o malessere
  • Si confonde con alcuni tipi di lettere, numeri o parole e tende ad invertirli
  • Ha difficoltà a ricordare elenchi – nomi, cose, numeri
  • Si confonde facilmente con le lunghe spiegazioni verbali, specie se in sequenza.
  • Esprime le sue idee con difficoltà
  • Nella lettura e/o nella scrittura tende a ripetere sillabe, parole e addirittura intere frasi, talvolta legge o scrive parole al contrario, talvolta salta le parole
  • Dimentica la parte centrale della frase o ciò che ha appena finito di leggere
  • Trova difficoltà nel compitare correttamente
  • È facilmente distratto da stimoli sonori
  • Gli capita di equivocare ciò che sente
  • Ha difficoltà nel verbalizzare i suoi pensieri
  • Può pronunciare male parole lunghe o trasporre parole e frasi nel parlare
Caratteristiche motorie e della visione
  • Quando legge dichiara di vedere le parole muoversi
  • Può vedere sulla pagina cose che non ci sono
  • Ha problemi visivi che i test standard non sembrano rivelare
  • Non vede le cose nel modo appropriato
  • Ha difficoltà con i compiti che implicano abilità motorie
  • Non riesce a copiare e a riassumere correttamente
  • La scrittura è spesso illeggibile
  • Capita che non sia in grado di leggere la sua scrittura
  • il modo di scrivere non è univoco, a volte è chiaro e leggibile altre è completametne illeggibile
  • Impugna la penna in maniera inconsueta
  • È ambidestro
  • Quando gioca o è impegnato in attivita sportive appare goffo e poco coordinato
  • Spesso confonde la destra con la sinistra e il sopra con il sotto Caratteristiche del comportamento
    • È una persona molto frustrata
    • È in difficoltà a gestire il tempo, a essere puntuale
    • Può essere molto disordinato
    • In classe disturba, oppure è troppo calmo
    • i problemi scolastici, lo rendono ansioso ed emotivo
    • E’ propenso alle allergie
    • Può avere una soglia di sensibilità al dolore molto elevata o molto bassa
    • Ha un forte senso del fair play e della giustizia
    • Può essere ipersensibile, emotivo e aspira alla perfezione

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Diagnosi - Dislessia

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Dislessia: protocollo diagnostico

La prima funzione della diagnosi è quella di peremttere di evitare gli errori più comuni come colpevolizzare il bambino - «non impara perché non si impegna» - e di attribuire la causa a problemi psicologici. Questi errori determinano sofferenze, frustrazioni e talora disastri irreparabili.

Una volta eseguita la diagnosi si possono mettere in atto aiuti specifici, tecniche di riabilitazione e di compenso, nonché alcuni semplici provvedimenti come la concessione di tempi più lunghi per lo svolgimento di compiti, l'uso della calcolatrice o del computer. I dislessici hanno un diverso modo di imparare ma comunque imparano.

Per avere le idee chiare sulla diagnosi proponiamo in seguito il protocollo diagnostico a cura dell'Associazione italiana dislessia.

Professionalità coinvolte nella valutazione:

  • Neuropsichiatra infantile o neurologo per la visita neurologica
  • Neuropsichiatra infantile, psicologo o neuropsicologo per la valutazione dell’efficienza intellettiva
  • Psicologo per l’approfondimento psicodiagnostico e la valutazione della personalità
  • Psicologo, Neuropsicologo con Logopedista e Psicopedagogista per gli approfondimenti specifici
Procedura diagnostica:
  • Prima visita di accoglienza, raccolta anamnesi e valutazione delle problematiche presentate
  • Applicazione del protocollo standard parte A per la valutazione della dislessia
  • Stesura della diagnosi di inclusione/esclusione della sindrome dislessica
  • Applicazione del protocollo parte B per la stesura del profilo e del progetto riabilitativo
Protocollo diagnostico e linee guida per gli operatori: Esami necessari per la valutazione della Dislessia
  • Valutazione della presenza o assenza di patologie neurologiche
  • Valutazione della presenza o assenza di psicopatologie primarie
  • Valutazione della presenza o assenza di deficit uditivi o della visione
  • Valutazione neuropsicologica con prove standardizzate per:
    • Lettura nelle componenti di Correttezza e Rapidità di un brano
    • Correttezza e Rapidità nella lettura di liste di parole e non parole
    • Scrittura nella componente di dettato ortografico
    • Calcolo nella componente del calcolo scritto e del calcolo a mente, lettura di numeri e scrittura di numeri

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Dislessia: l'importanza della valutazione neuropsicologica

Questa serie di esami permette di raccogliere informazioni riguardo i danni e disfunzioni cerebrali e la loro localizzazione.

Inoltre i soggetti con probabile dislessia, sia acquisita che evolutiva, devono essere sottoposti a test delle funzioni sensoriali e ad una valutazione neuropsicologica completa, comprensiva di test d'intelligenza.

I primi allo scopo escludere che il problema di lettura sia dovuto a deficit sensoriali (della vista e dell'udito), la seconda per accertare che il disturbo non sia dovuto a deterioramento o ritardo mentale, oltre che per fornire un quadro neuropsicologico del paziente.

Più in particolare, la valutazione neuropsicologica dovrebbe comprendere:

  • Una scala Wechsler per determinare il QI (quoziente intellettivo) del soggetto. Questo tipo di test permette di calcolare,oltre al quoziente intellettivo complessivo, anche il quoziente intellettivo verbale e non verbale separatamente e di confrontarne le prestazioni dei soggetti
  • Un test per la valutazione dei disturbi di memoria verbale; ad esempio test che misurino la rievocazione immediata e differita di liste di parole apprese, test che misurino la capacità dei soggetti di ricordare piccoli brani
  • Un test per l'aprassia costruttiva. L'aprassia costruttiva è un disturbo del movimento volontario che potrebbe interferire con le abilità di scrittura del soggetto.li>
  • Un test per la valutazione della comprensione del linguaggio orale; un esempio di test per la comprensione è il token test o test dei gettoni
  • fonte: neuropsy.it - portale di neuropsicologia clinica
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    Cura e Terapia - Dislessia

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    Dislessia: decalogo per la famiglia

    1. Innanzitutto è importante una corretta diagnosi, che chiarisca con sicurezza se si tratta davvero di disturbo di apprendimento o di una difficoltà generica. 
      Se ritenete che vostro figlio abbia difficoltà di apprendimento parlatene con l’insegnante: è possibile che sia solo un’impressione e che a scuola invece proceda tutto bene.

       
    2. Non preoccupatevi eccessivamente. Se il disturbo non è specifico può bastare poco per recuperare. L’eccessiva ansia può accrescere l’insicurezza nel bambino.

       
    3. Non assillate vostro figlio sottoponendolo a continui esercizi: non farete altro che creare uno stato di tensione più forte.

       
    4. Approfittate delle ricorrenze e festività per regalare a vostro figlio giochi divertenti e al tempo stesso utili per l’apprendimento, giocando con lui e gratificando ogni sua realizzazione positiva.

       
    5. Aiutate vostro figlio a essere autonomo nella vita quotidiana: l’apprendimento non riguarda solo ciò che si fa a scuola. Viviamo immersi in un mondo di stimoli relativi ai numeri e alle parole scritte (cartelli pubblicitari, insegne, numero telefonico e civico, numeri sul telecomando...).

       
    6. Riservate il giusto tempo al gioco (gioco di imitazione, di esplorazione, di ricerca, di movimento). Evitate invece di chiedergli di stare ore ed ore a recuperare ciò che a scuola è rimasto indietro: servirebbe solo ad aumentare il livello di frustrazione e a creargli maggiori insicurezze.

       
    7. Ponetevi nella condizione di poter prendere parte alle sue esperienze, calandovi nei suoi panni, assumendo un punto di vista da bambini, per interpretare meglio i suoi vissuti e per poter meglio comunicare e interagire con lui.

       
    8. Se ha troppi compiti da svolgere, semplificategli il lavoro per renderlo più adatto alle sue capacità, senza soffermarvi in lunghe spiegazioni: serve molto di più un esempio pratico che una valanga di parole.

       
    9. Responsabilizzate vostro figlio dimostrando di avere fiducia in lui, dategli incarichi piacevoli (fare acquisti, distribuire la posta) e comunicategli l’importanza di questi piccoli aiuti per la famiglia.

       
    10. Raccontategli storie, narrate episodi significativi della vostra infanzia descrivendo le vostre emozioni: ai bambini fa piacere conoscere quella parte infantile che ancora vi contraddistingue e a voi servirà per calarvi meglio nella realtà vissuta da vostro figlio.

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    Dislessia: come affrontarla a scuola

    A scuola sono possibili quattro tipologie di intervento riabilitativo del soggetto dislessico: 
     

    1. interventi sulla prestazione (fare di più della stessa cosa, cioè proporre al bambino numerosi esercizi dello stesso tipo)


    2. interventi sulle componenti della prestazione (nel caso di lettura e scrittura, proporre esercizi mirati a potenziare la consapevolezza fonologica)


    3. interventi sulle abilità generali (visuo-percettive, linguistiche, psicomotorie)


    4. interventi sul controllo strategico e sulla metacognizione.


    In particolare gli insegnati dovrebbero: 
     
    • garantire la gradualità del processo di apprendimento


    • ricorrere costantemente ai feed back


    • differenziare, nella risoluzione dei problemi, gli aspetti rilevanti di un compito da quelli irrilevanti


    • impedire la perseverazione e l’ancoraggio a regole fuorvianti


    • attuare una forma di scoperta guidata delle soluzioni.

     
    Imparare con più difficoltà non significa non essere in grado di apprendere: di questo gli insegnanti devono teneree conto sia nella valutazione degli elaborati scritti sia nella presentazione delle prove di verifica. Ecco alcuni consigli:
    • leggere ad alta voce le domande delle prove di verifica
    •  
       
    • nei compiti scritti concedere un po’ di tempo in più rispetto al resto della classe


    • invitare il bambino ad autocorreggere il testo
    •  
       
    • tenere distinta la valutazione della forma da quella del contenuto
    •  
       
    • nelle prove di verifica scritte presentare i testi in un carattere piuttosto grande e su pagine non troppo dense.
     
     
    La necessità dell’insegnante di sostegno va valutata a seconda dei casi e dipende da diverse variabili:
    • numero di bambini in classe


    • presenze delle insegnanti


    • gravità del disturbo


    • disposizione psicologica del bambino e delle insegnanti.

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    L'alleato contro la dislessia: il PC

    Attualmente sono numerosi i programmi multimediali presenti in commercio per l’apprendimento e la riabilitazione della lettura, della scrittura e del calcolo.  
     
    In effetti l’ausilio del computer in caso di disturbi dell’apprendimento può essere molto utile, se si pensa che il PC rende possibile l’esercizio di determinate abilità in modo giocoso e attraente, grazie alla possibilità di cambiare frequentemente e rapidamente il tipo di attività, stimolando sempre lo stesso processo cognitivo.  
     
    È fondamentale però scegliere il software giusto. 
     
    Perché scegliere il computer: 
     

    • garantisce la gradualità del processo di apprendimento, proponendo una struttura ramificata in cui, in funzione delle risposte del bambino, si modifica il tipo di prova presentata


    • consente al bambino di navigare in acque sicure, evitando sia la noia di esercizi troppo facili che la frustrazione di compiti troppo difficili


    • garantisce sia la valutazione delle risposte che un feed back importante, entrambi elementi che possono sfuggire all’operatore o all’insegnante impegnato anche con altri bambini


    • impedisce l’ancoraggio a regole fuorvianti attraverso l’uso di hints o suggerimenti, o modificando a ogni prova l’ordine delle alternative tra cui il bambino deve scegliere (spesso i bambini, dovendo scegliere una sola alternativa, procedono per tentativi fino a quando non giungono alla risposta corretta).


    Come sceglierlo: 
     
    • il computer non aggiunge nulla all’apprendimento se la progettazione del software non è sostenuta da teorie dell’apprendimento valide


    • nella scelta del programma bisogna riflettere sulle caratteristiche dei destinatari: le attività devono essere ritagliate sulla base dell’età del soggetto, del suo profilo diagnostico e della sua anamnesi


    • una grafica accattivante, colorata e accompagnata da spiegazioni sonore mantiene vivo l’interesse del bambino nello svolgimento degli esercizi


    • i compiti devono essere semplici, chiari e graduali: il tipo di compito e il livello di competenze richiesto si devono modificare lentamente perché l’insuccesso viene vissuto dal dislessico come esperienza frustrante.
     
    In conclusione: bisogna valutare le competenze dei soggetti sia nelle aree deficitarie che in quelle apparentemente non coinvolte nel problema, e scegliere quindi i programmi che rispondono meglio alle esigenze personali dell’utente nello specifico periodo di sviluppo in cui si trova.  
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    Dislessia, alcuni modelli di riabilitazione

    Iniziare tempestivamente un trattamento riabilitativo consente di rafforzare o riattivare le funzioni deficitarie e potenziare le altre presenti. Sono possibili due tipi di intervento:

    • puntare sull’automatizzazione dei processi di lettura (aumento della correttezza e rapidità nell’accesso al testo)
    •   
    • aiutare il bambino a utilizzare le strategie acquisite, a organizzarsi meglio di fronte a testi complessi e a mettere in atto accorgimenti che lo aiutino nello studio
     
     
    In attesa di nuovi sviluppi nel campo della genetica sono tre le tecniche riabilitative attivate presso l'Irccs Eugenio Medea di Bosisio Parini. Ognuna di esse presenta particolari caratteristiche e obiettivi.

    Metodo logopedico tradizionale
    Punta sull’allenamento del processo di lettura, sull’attivazione di abilità linguistiche correlate e sul miglioramento della percezione, costruzione e manipolazione dei suoni.
    Adeguato per bambini più piccoli, con difficoltà di apprendimento della lettura e della scrittura e difficoltà linguistiche associate. Durata: 1-2 anni.

    Metodo Bakker
    Prevede l’utilizzo del personal computer che presenta al bambino parole di diversa lunghezza, complessità e frequenza da leggere il più velocemente possibile. Agisce soprattutto sulle funzioni legate all’analisi visiva, all’attenzione e alla capacità di mettere a fuoco rapidamente e correttamente le parti da leggere. Adeguato per bambini di diversa età, con difficoltà di lettura, con e senza difficoltà di scrittura associate. Durata: almeno 4 mesi.

    Metodo Geiger-Lettvin
    Trattamento che si può fare a casa. Il bambino dovrebbe lavorare autonomamente e scegliere il tipo di attività che preferisce ma che non è abituato a fare. Prevede:


    • l’utilizzo di una mascherina che si fa scorrere sul testo e che favorisce la focalizzazione della parola da leggere, mascherando tutto quello che sta intorno
    • l’esecuzione di compiti di coordinazione oculo-manuale fine, che permettono al bambino di lavorare in uno spazio percettivo ristretto (es. scrivere, dipingere, disegnare, infilare perline, cucire, modellismo, lego, plastilina...
    • Adeguato per bambini di qualsiasi età, in particolare per quelli che hanno difficoltà nella percezione visiva e nel mantenimento dell'attenzione. Durata: almeno 6 mesi.
    fonte: Irccs Eugenio Medea
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    Aspetti psicologici - Dislessia

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    Cosa prova il dislessico?

    Purtroppo molto spesso le difficoltà di apprendimento non vengono individuate precocemente: il ritardo diagnostico pesa molto a livello psicologico sul bambino, che è costretto a vivere una serie di insuccessi a catena senza che se ne riesca a comprendere il motivo.  
     
    Infatti quasi sempre i risultati scolastici insoddisfacenti vengono attribuiti allo scarso impegno, al disinteresse o alla distrazione: così questi alunni, oltre a sostenere il peso della propria incapacità, se ne sentono anche responsabili e colpevoli.  
     
    «L’insuccesso prolungato genera scarsa autostima», spiega Monica Pratelli, psicoterapeuta presso l’Istituto Psico-medico-pedagogico Centro Method di Perignano (Pisa).  
     
    «Dalla mancanza di fiducia nelle proprie possibilità scaturisce un disagio che nel tempo può dare origine a demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni particolari quali la forte inibizione, l’aggressività, gli atteggiamenti istrionici di disturbo alla classe e, in alcuni casi, la depressione».  
     
    Proviamo, per un attimo, a metterci nei panni di un bambino o di un ragazzo con disturbo di apprendimento e immaginiamone gli stati d’animo: 
     

    • le attività proposte sono per lui troppo complesse, mentre i compagni le affrontano con serenità e buoni risultati: il dislessico si percepisce quindi come incapace e incompetente rispetto ai coetanei


    • sente su di sé continue sollecitazioni da parte degli adulti riguardo all’impegno e all’esercizio


    • non trova soddisfazione neanche nelle attività extrascolastiche, poiché le lacune percettivo-motorie possono non renderlo autonomo nella quotidianità


    • matura un forte senso di colpa: si sente responsabile delle proprie difficoltà


    • ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui, nemmeno i compagni, che non lo considerano membro del gruppo a meno che non vengano messi in atto comportamenti particolari (ad esempio il bullo)


    • mette in atto meccanismi di difesa come il disimpegno o l’attacco aggressivo


    • talvolta il disagio è così elevato da annientare il soggetto ponendolo in una condizione emotiva di inibizione e chiusura.

     
    «Il soggetto con disturbo di apprendimento vive quindi il proprio problema a tutto tondo e ne rimane imprigionato fino a che non viene elaborata una diagnosi accurata che permette finalmente di scoprire le carte», afferma la dottoressa Pratelli.  
    «Ecco spiegata l’importanza della conoscenza e della diagnosi tempestiva del problema».
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    Dislessia: come si sente la famiglia

    In caso di diagnosi di disturbo dell’apprendimento, i risvolti psicologici si sentono anche a livello familiare: per tanti genitori la scuola è al primo posto, e se emerge un problema subentrano nei genitori sensazioni frustranti e ansiose che non possono che nuocere al bambino.  
     
    «Presi dall’ansia mamma e papà adottano, in buona fede, soluzioni dannose, come estenuanti esercizi di recupero pomeridiano, punizioni o divieti di gioco. Talvolta si arriva anche a far cambiare scuola al figlio», racconta Monica Pratelli, psicoterapeuta presso l’Istituto psico-medico-pedagogico Centro Method di Perignano (Pisa). 
     
    E con l’aiuto della dottoressa Pratelli Sanihelp.it ha stilato un elenco di atteggiamenti e sensazioni molto comuni nei genitori dei bambini dislessici, ma anche profondamente scorretti e lesivi sia per il ragazzo che per la famiglia:  
     

    • il bambino è spesso considerato dalla famiglia prevalentemente negli aspetti scolastici: la comunicazione ruota sempre intorno alla scuola, mentre vengono trascurate altre componenti della sua vita, quali il gioco, lo sport, il rapporto con i coetanei...


    • di fronte a un disturbo di apprendimento i genitori si sentono spesso non all’altezza della situazione: qualsiasi tentativo di aiutare il figlio sembra essere vano


    • non di rado i genitori si sentono responsabili delle difficoltà del figlio e si mettono a caccia delle cause del problema: «Abbiamo sbagliato scuola», «Se gli avessi dedicato più tempo…»


    • il problema del figlio risveglia spesso vecchi conflitti nella coppia.  
      Il senso di colpa e la responsabilità dell’insuccesso vengono rimbalzati da uno all’altro, e così finisce che il disaccordo della coppia è deviato inconsapevolmente verso il problema del figlio.  
      Il bambino si può sentire responsabile del conflitto dei genitori e, temendo la loro separazione, vive con angoscia la paura dell’abbandono.


    • talvolta i genitori attribuiscono la responsabilità della difficoltà del figlio alla mancanza di professionalità o di approccio relazionale dei docenti


    • se il soggetto in difficoltà non è figlio unico, i genitori, anche inconsapevolmente, fanno confronti tra i fratelli: di conseguenza il bambino si sente ancor più sfiduciato e valutato solo per ciò che è negativo.
     
     
    «È importante», conclude la dottoressa, «imparare a correggere questi comportamenti per sostenere il bambino nel recupero e intraprendere così con serenità una terapia specifica, personalizzata e portata avanti da personale qualificato».
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    Glossario per Dislessia - Enciclopedia medica Sanihelp.it

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    Autore: Redazione - Sanihelp.it
    Data ultima modifica: 28-12-2015

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