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Dolore cronico


La malattia è anche conosciuta come:
dolore di lunga durata, dolore persistente, dolore ripetuto nel tempo


In Europa il dolore cronico rappresenta uno dei principali problemi sanitari. Si tratta di una vera e propria patologia a prevalenza femminile che colpisce dodici milioni di donne nei Paesi Occidentali.
Categoria: Malattie cardiovascolari


Che cos'è - Dolore cronico

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Dolore cronico: lo stato attuale

Negli ultimi anni la comunità scientifica ha affrontato con sempre maggiore interesse la problematica del dolore cronico e le sue implicazioni in ambito sanitario, sociale ed economico. Il dolore influenza la qualità della vita dei pazienti indipendentemente dalla patologia che li ha colpiti.
Secondo i dati dall’OMS, il dolore da patologia neoplastica interviene nel 30-35% dei casi nelle fasi intermedie e nell’80-85% dei casi nelle fasi terminali della malattia.
Esiste però anche una forma di dolore cronico legato a patologie benigne di cui solo raramente si sente parlare.
Secondo la definizione dell’Associazione Internazionale per lo studio del dolore (IASP) quando parliamo di dolore intendiamo un’esperienza sensoriale ed emotiva associata a un potenziale o effettivo danno tissutale.

Il dolore acuto è un allarme per reagire a uno stimolo dannoso per il nostro organismo.
Il dolore cronico invece è determinato da meccanismi più complessi per cui alla patologia di base che lo determina si aggiungono diversi fattori emotivi, psicologici e somatici che lo mantengono nel tempo.

Purtroppo il dolore continua a essere una dimensione alla quale non viene riservata adeguata attenzione, nonostante sia stato scientificamente dimostrato quanto la sua presenza sia invalidante dal punto di vista fisico, sociale ed emozionale.

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Dolore cronico: epidemiologia

Secondo uno studio condotto dall’Associazione Internazionale per lo studio del dolore (IASP), il dolore cronico colpisce in prevalenza le donne. In Occidente ne soffrono ben 12 milioni: il 39,6 lo sperimenta nel proprio quotidiano, contro il 31% degli uomini.
Non sono oggi disponibili indagini epidemiologiche esaurienti a livello paneuropeo che possano definire la portata del problema del dolore.
In Europa tuttavia il dolore cronico rappresenta uno dei principali problemi sanitari e si tratta di una vera e propria patologia.
Le statistiche evidenziano il terribile impatto negativo del dolore cronico con conseguenti costi economici per la società e una grave riduzione della qualità delle vita delle persone che ne sono affette.

Nonostante il grande impatto emotivo del dolore in pazienti affetti da patologia tumorale, dal punto di vista epidemiologico sono i dolori cronici benigni che più incidono statisticamente.
La Federazione Europea delle società aderenti allo IASP, in una ricerca pubblicata nel corso del 2006 sull’European Journal of Pain, riporta come in Europa il dolore cronico interessi il 19% della popolazione; in Italia questo valore raggiunge il 26% di cui il 56% donne e tra queste, il 49% casalinghe.
Al di sotto dei 18 anni l’esperienza di dolore cronico riguarda il 19,5% dei ragazzi contro il 30,4% delle ragazze. Tra gli over 65% colpisce il 23% degli uomini contro il 40,1% delle donne.

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Dolore acuto e dolore cronico

Secondo la definizione dello IASP il dolore è «una sgradevole esperienza sensoriale ed emotiva, associata a un effettivo o potenziale danno tissutale o comunque descritta come tale. Il dolore è sempre un’esperienza soggettiva. Ogni individuo apprende il significato di tale parola attraverso le esperienze correlate a una lesione durante i primi anni di vita. Sicuramente si accompagna a una componente somatica, ma ha anche carattere spiacevole, e perciò, a una carica emozionale».
Il dolore ha quindi in sé due componenti: una sensitiva e una affettiva, per cui la sua presenza tende ad alterare lo stato di equilibrio interno.
Se il dolore può essere alleviato con semplici analgesici, vi sono forti probabilità che sparisca in poche ore o giorni. Quando però il dolore è forte e non se ne individua la causa scatenante, il sistema d’allarme del nostro corpo dà dei segnali che non bisogna sottovalutare.

A seconda quindi dell’intensità e della persistenza, il dolore può essere definito di tipo acuto o cronico.
Dolore acuto: è finalizzato ad allertare il corpo sulla presenza di stimoli pericolosi nell’ambiente o nell’organismo. È quindi un dolore utile, che prima di essere trattato va capito e interpretato per un’adeguata terapia della patologia che ne è causa.
Dolore cronico: degenerazione di un campanello d’allarme che ha il compito di avvertire che qualcosa nel corpo non funziona. Non esiste un periodo di tempo oltre il quale un dolore temporaneo diventa cronico. Si inizia a parlare di dolore cronico quando dura da più di sei mesi senza che le cure mediche o chirurgiche abbiano apportato sollievo. Il dolore si trasforma in un compagno, sempre presente e che rende più difficile condurre una vita normale.

La quotidianità ne risente profondamente: uscire, mangiare, lavorare, riposarsi diventano un peso talvolta insostenibile. Le persone tendono a isolarsi, evitano i rapporti con gli altri e si rinchiudono sempre afflitti dai propri problemi. In questi casi si scatena una vera e propria reazione depressiva: un misto di paura, angoscia e tristezza che va ad aggiungersi al dolore fisico. Si crea una sorta di meccanismo di amplificazione reciproca dei due aspetti, con la creazione di un circolo vizioso che va a peggiorare entrambe le componenti.
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I meccanismi del dolore

Può essere difficile stabilire la causa scatenante di dolore cronico, dato che può derivare da una serie di fattori. I meccanismi attraverso cui insorge il dolore sono complessi e variabili. Le cause che possono essere correlate a una malattia o a una terapia sono diverse, così come diversi sono i tessuti coinvolti, i meccanismi, le vie, i neurotrasmettitori e i recettori.
Il dolore cronico, soprattutto se oncologico, stimola i tre maggiori meccanismi fisiopatogenici del dolore:

Nocicettivo: è il dolore fisiologico. Insorge in un tessuto in seguito a un trauma o a un insulto termico o chimico. I nocicettori, terminazioni nervose periferiche appositamente dedicate alla rilevazione di insulti e di danni tissutali, presenti in strutture somatiche (superficiali) o viscerali (profonde), vengono attivati e trasmettono l'impulso alle strutture centrali.

Il dolore nocicettivo somatico è spesso localizzato e può essere descritto come penetrante, urente, lancinante o gravativo, mentre quello viscerale è più spesso poco localizzato e può essere identificato come sordo o crampiforme, se provocato dal coinvolgimento di un viscere cavo, o lancinante o penetrante, se dovuto al danno di membrane periviscerali o mesenteri. Il dolore nocicettivo, in genere, è sensibile a tutti i farmaci più comunemente utilizzati e non costituisce quasi mai un problema clinico rilevante.

Neuropatico: viene causato da una disfunzione organica periferica o centrale del sistema nervoso ed è caratterizzato da un danno o una disfunzione del tessuto nervoso periferico o centrale che provoca stimolazioni nervose, croniche e automantenentesi.

Di più difficile controllo rispetto a quello nocicettivo puro, è un dolore irradiato e proiettato (distribuito al territorio innervato dalla radice al nervo compromesso); un dolore simpatico riflesso (per attivazione del sistema simpatico); un dolore da deafferentazione o centrale (per abolizione dell’attività degli interneuroni spinali inibitori).

Idiopatico: il dolore idiopatico è un dolore la cui origine non è conosciuta. Per estensione, si può considerare un dolore il cui livello di intensità non abbia una corrispondente immediata motivazione organica. A parte casi specifici di somatizzazione, da identificare e diagnosticare con accuratezza, in tutti i dolori cronici è presente una componente di sofferenza psicologica di cui tenere conto nell'approccio terapeutico globale.

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Sintomi - Dolore cronico

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L'evoluzione del dolore cronico

Tutte le persone, se affette da particolari malattie o a seguito di traumi possono soffrire di dolore cronico, ma a esserne colpiti sono maggiormente gli anziani e le persone interessate da diabete, artrite o problemi alla schiena, disturbi d'ansia, amputazione di un arto (dolore da arto fantasma). Stile di vita e fattori quali scompensi alimentari, fumo, abuso di alcol o droghe o inattività fisica possono predisporre una persona al dolore cronico. Purtroppo, non è sempre possibile prevenire il dolore cronico, ma se si interviene in modo tempestivo e mirato sui dolori improvvisi, le possibilità che questi diventino cronici si riducono notevolmente.

Il dolore cronico spesso precede una serie complessa di cambiamenti fisiologici e psicosociali, che sono una parte integrante del problema e che vanno ad aggiungersi a una situazione già gravosa per chi ne soffre.

In forma progressiva il dolore cronico può portare a:

1. Immobilità con conseguente deperimento dei muscoli e delle articolazioni
2. Depressione del sistema immunitario e aumentata suscettibilità alle malattie
3. Disturbi del sonno
4. Inappetenza e malnutrizione
5. Dipendenza da farmaci
6. Eccessiva dipendenza dalla famiglia o da altri addetti all'assistenza
7. Abuso o uso non appropriato dei servizi sanitari
8. Scarso rendimento sul lavoro o inabilità a lavorare, invalidità
9. Isolamento da società e famiglia, chiusura in se stessi
10. Ansia, paura
11. Amarezza, frustrazione, depressione, suicidio


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Quali patologie comportano dolore cronico?

Da vari anni, nel mondo scientifico, sta assumendo crescente evidenza l’osservazione che molte delle patologie che comportano dolori cronici tendono ad avere una maggiore incidenza nel sesso femminile. Si sta così ampliando la lista delle patologie caratterizzate in qualche modo dalla presenza del sintomo dolore, per le quali la donna sembrerebbe presentare una particolare suscettibilità; tra queste hanno una particolare rilevanza: il mal di testa (in particolare la cefalea emicranica), la fibromialgia e l’artosi. Le più comuni manifestazioni di dolore cronico sono: lombalgia, protrusioni/ernie, vasculopatie periferiche, sindrome postlaminectomia, crolli vertebrali, disfunzioni vescicali, dolore cronico alla schiena e alle gambe, dolore neoplastico, sindrome dolorosa regionale complessa, neuropatie dolorose e disturbi psichici.

Nell’affrontare questo tipo di patologie è molto importante avvalersi di un approccio interdisciplinare. Bisogna evitare di ridurre i sintomi a singoli disturbi e perdersi in un vortice di esami e visite spesso poco correlate o addirittura inutili, in quanto non mirate alla globalità del disturbo. Bisogna invece considerare questi disturbi nei loro molteplici fattori e aspetti, che sempre coinvolgono sia la sfera somatica che quella psicologica. Per questo è necessario rivolgersi a centri e strutture specializzate dove ci si possa avvalere di un lavoro di
équipe, garantito dalla presenza di differenti e specifiche figure professionali, in grado di valutare tutte le svariate sfumature che la complessità di questi disturbi tende a generare.

La prima valutazione dovrebbe essere fatta da alcuni specialisti quali il neurologo, lo psicologo e il fisioterapista, e poi, se necessario, anche da altre figure (il reumatologo, l’endocrinologo, il ginecologo, il gastroenterologo). Solo in questo modo la valutazione del paziente potrà avvalersi di un approccio più completo e basato su punti di vista differenti, ma complementari, attraverso la raccolta di dati inerenti la storia personale, gli aspetti familiari, l’esame clinico e quindi l’individuazione degli opportuni esami diagnostici da effettuare, fino a confluire alla definizione di una diagnosi e quindi di una adeguata terapia, che tengano conto del problema nella sua interezza.

Infatti il trattamento di tutti questi disturbi collegati al dolore, oltre alle molteplici terapie farmacologiche oggi disponibili, attive sia direttamente sul dolore in fase acuta o cronica o sugli aspetti umorali e ansiosi, non può prescindere dall’approccio psicoterapico individuale o familiare e dall’utilizzo di tecniche di tipo comportamentale (quali il biofeedback, il training autogeno). Può diventare un valido supporto, quando indicata, anche la terapia fisica, nelle sue molteplici potenzialità dal massaggio, alle tecniche posturali, alle applicazioni di correnti, laser, ultrasuoni.

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Cura e Terapia - Dolore cronico

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Una panoramica sulle terapie per il dolore cronico

In Italia spesso i cittadini segnalano ostacoli di vario genere nell’accesso alla terapia del dolore cronico, sia esso maligno, come nel caso di patologie tumorali, sia benigno (a esempio l’emicrania, la fibromialgia, l’artrosi). Soprattutto le donne impegnate sia in ambito lavorativo sia nella gestione familiare utilizzano auto medicamenti senza rivolgersi a centri specializzati. Spesso è difficile
mantenere uno stadio di dolore tale da permettere una vita quotidiana di qualità.

Solo il 2% dei malati è seguito da un medico specializzato nella cura del dolore. Le terapie farmacologiche sono quelle ritenute d’elezione, sebbene il 22% dei pazienti le acquisti, ma non le usi, spaventato dai potenziali effetti collaterali. Il 60% dei pazienti si è affidato a terapie alternative quali fisioterapia, massaggi (34%) o terapie fisiche (15%) senza particolari benefici. Il 25% ritiene che il dolore interferisca sulla propria qualità di vita; il 21% è caduto in depressione a causa del dolore cronico.

Inoltre, mediamente i sofferenti di dolore cronico perdono due settimane di lavoro nell’arco di un anno, il 61% non è più in grado di lavorare e ben il 19% ha perso il proprio impiego.
Nella donna, tutto questo è aggravato da fattori di fragilità (isolamento, mancanza di supporto della famiglia) ed è spesso causa di sindromi depressive e altri problemi psicologici che inevitabilmente portano a una drammatica riduzione della qualità della vita.
La scelta della terapia dipende dal tipo specifico di dolore, dalla sua gravità e dal successo delle terapie precedenti.

Le soluzioni terapeutiche per il controllo del dolore sono costituite da: terapia con farmaci, neurostimolazione, fisioterapia e programmi di controllo del dolore.
Oltre alle terapie mediche convenzionali, esistono molti altri tipi di trattamento per il sollievo del dolore cronico che, in alcuni casi, possono essere d'aiuto: chiropratici e osteopati attraverso la manipolazione delle articolazioni o metodi di cura tradizionale cinese, come l'agopuntura.


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Terapia con farmaci e neurostimolazione

Terapia con farmaci: gli analgesici possono essere somministrati per via orale, rettale, transdermica e per iniezione (intramuscolare, endovenosa, sottocutanea). Questi tipi di somministrazione sono definiti sistemici, in quanto l'analgesico circola in tutto il corpo del paziente. Sulla base delle indicazioni fornite dalla letteratura internazionale, il controllo soddisfacente del dolore può essere attuato attraverso un approccio sequenziale a gradini che prevede l'utilizzo dei farmaci antinfiammatori non steroidei nei casi di dolore lieve e degli oppiacei nei casi di dolore moderato e grave.

Neurostimolazione (stimolazione elettrica): la sensazione del dolore in certe aree del corpo può essere ridotta usando la stimolazione elettrica (anche nota come neurostimolazione). Alcuni dispositivi di stimolazione sono efficaci se applicati sulla pelle, mentre quelli tecnologicamente più sofisticati agiscono maggiormente se applicati direttamente al sistema nervoso, a esempio, in prossimità del midollo spinale (questa terapia viene somministrata mediante un pacemaker midollare). Solitamente, la scelta di queste soluzioni terapeutiche avviene solo dopo che le altre terapie non hanno apportato benefici significativi al paziente.

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Fisioterapia e programmi di controllo del dolore

Fisioterapia: il movimento controllato e l'esercizio fisico delle parti del corpo interessate dal dolore aiutano spesso a ripristinare la funzionalità di articolazioni e muscoli irrigiditi. L'attività è molto importante per il controllo del dolore, con implicazioni combinate per la mobilità e la qualità della vita.
Programmi di controllo del dolore: alcune terapie del dolore offrono programmi speciali che durano da due a quattro settimane, nei quali il paziente impara ad affrontare il dolore e a ripristinare la qualità della vita e le attività quotidiane, laddove il dolore non scompaia del tutto. Il trattamento del dolore, in genere, conduce il paziente attraverso un percorso in cui vengono sperimentate le varie soluzioni terapeutiche disponibili allo scopo di trovare la soluzione migliore a livello individuale. Se la terapia farmacologica, la fisioterapia e altre soluzioni non invasive non hanno successo, il medico può raccomandare un intervento. In particolare:

Blocchi nervosi: i blocchi nervosi terapeutici applicano un anestetico locale e/o farmaci steroidei mediante un'iniezione nel sito interessato dal dolore. Questa iniezione è diretta al nervo che serve l'area dolente. I blocchi nervosi di solito alleviano temporaneamente il dolore.
Somministrazione intratecale di farmaci: la somministrazione intratecale di farmaci consiste nel somministrare l'analgesico attraverso un tubicino piccolo e flessibile (catetere) direttamente nello spazio intratecale, dove scorre il fluido attorno al midollo spinale. L'analgesico è contenuto in una pompa che può essere esterna (di solito viene portata sul fianco) o impiantata (si tratta quindi di una pompa programmabile che fornisce al paziente maggiore autonomia) e collocata tramite intervento chirurgico sottopelle.

La somministrazione intratecale di farmaci, erogata direttamente nella zona in cui viaggiano i segnali del dolore, può efficacemente controllare il dolore utilizzando una dose di farmaco minore rispetto a quella richiesta dall'assunzione di compresse. In questo modo vengono diminuiti gli effetti collaterali sistematici associati con la maggior parte dei farmaci somministrati per via orale.
Sostegno psicologico: poiché il dolore può incidere anche sulla psicologia e sulla vita delle persone e ne possono risentire la comunicazione e i rapporti sociali, il medico può considerare la possibilità di affiancare alla terapia medica un supporto psicologico.

A volte, il colloquio con addetti al sostegno psicologico e/o psicologi può aiutare il paziente a sopportare meglio gli effetti negativi che il dolore può arrecare alla mobilità, alla vita e ai rapporti sociali. Il rilassamento o le tecniche di biofeedback sono due esempi di metodi usati da alcuni psicologi per aiutare i pazienti a sopportare meglio il dolore.
Interventi chirurgici: gli interventi di chirurgia correttiva possono alleviare il dolore correggendo i fattori che ne sono la causa, come problemi strutturali alla schiena o l'ernia del disco. Tuttavia, in alcuni casi, anche dopo interventi ripetuti il dolore non è alleviato o è controllato solamente in misura minima.

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Glossario per Dolore cronico - Enciclopedia medica Sanihelp.it

 - Ansia
 - Analgesici
 - Artrosi
 - Cefalea
 - Depressione
 - Fibromialgia
 - Fisioterapia
 - Nocicettore
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 - Viscere


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Autore: Redazione - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 30-11-2009

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